Home Opinioni COSA BLOCCA GLI INVESTIMENTI IN ITALIA

COSA BLOCCA GLI INVESTIMENTI IN ITALIA

0

di Antonio Foccillo

C’è un tema, di cui si parla poco, che condiziona in negativo la vita dei cittadini italiani e delle imprese, ma è anche la causa di mancati investimenti di aziende estere in Italia, quello dell’enorme numero di leggi, anche, a volte, in contrasto fra di loro, che non solo creano ostacoli alla normale convivenza, ma anche corruzione e illegalità.

“Corruptissima res publica plurimae leges” è una asserzione di Tacito[1]: “Moltissime sono le leggi più lo Stato è corrotto“, a significare che all’aumento della corruzione corrisponde l’incremento delle leggi, perché al moltiplicarsi dei reati lo Stato copre la sua incapacità di far rispettare la legalità, ricorrendo all’aumento delle pene, allo stabilire una quantità infinita di circostanze e di norme che si sovrappongono alle precedenti sulla stessa materia senza in realtà porvi alcun rimedio.

Come sosteneva Kant: “Il potere legislativo può sottostare alla volontà collettiva del popolo. Ed è da questo potere che devono provenire tutti i diritti, esso non deve assolutamente arrecare ingiustizia a qualcuno con le sue leggi. Soltanto la volontà, la volontà concorde e collettiva di tutti, in quanto ognuno decide la stessa cosa per tutti e tutti la decidono per ognuno, per questo solo la volontà del popolo può essere legislativa”. Ma non è così! Basta leggere il nuovo codice della strada.

Le leggi in Italia non si sa con certezza quante siano, lo ignorano le nostre stesse istituzioni, Presidenza della Repubblica, Parlamento e Governo inclusi, che non sono in grado di dire con certezza quante leggi sono attualmente in vigore, anche se ogni nuovo governo si dà, nel programma. la semplificazione e la diminuzione delle stesse.

Sono stati approvato negli anni una serie di provvedimenti di semplificazione che hanno già abrogato decine di migliaia di vecchie leggi, decreti e regi decreti, non definibile con certezza. Peraltro, per avere un quadro di tutte le norme che regolano la vita di un cittadino e di un’impresa, occorrerebbe aggiungere anche quelle regionali, i provvedimenti comunali oltre ai regolamenti di un’interminabile sequenza di enti e Autorità di regolamentazione. Per un vero lavoro di semplificazione rimane ancora tanto da fare.

È da ritenere che i benefici per i cittadini e per le imprese siano ancora lontani, anche perché, mentre si tarda a riordinare sul serio la legislazione, si legifera in modo caotico, proprio perché esiste un difetto di coordinamento tra le norme e molte leggi hanno un contenuto eterogeneo, un modo di legiferare quantomeno scadente.

Il principale problema, per i fruitori del diritto, è dato dal fatto che le disposizioni, che regolano singoli oggetti o materie, sono sparse tra un gran numero di leggi, nelle quali sono spesso difficili da individuare.

Da questo punto di vista, negli ultimi anni vi è stato un peggioramento, perché il principale canale di legislazione è consistito in leggi finanziarie caratterizzate da una dimensione abnorme, tecnica legislativa pessima e intelligibilità minima.

L’aspetto ridicolo, in realtà aberrante e sconfortante, è che nonostante lo Stato italiano non sia in grado di dire con certezza quante siano le leggi in vigore, tuttavia, dispone che l’ignoranza di una legge non ne giustifica la violazione da parte di cittadini. Chi viola la legge, infatti, per ignoranza della stessa è comunque punibile anche se lo Stato non mette i suoi cittadini in condizione di non ignorare la regola per poterla rispettare.

Tutto ciò è vero fino a un certo punto, perché solo l’ignoranza della legge penale non è ammessa (articolo 5 del codice penale) ma come la mettiamo con tutte le altre?

Una sentenza della Corte Costituzionale ha riconosciuto nel 1988 la parziale incostituzionalità di questo articolo, perché non considera l’ignoranza “inevitabile”.

A ben guardare, nell’attuale situazione italiana l’ignoranza della legge da parte del cittadino deve essere considerata un fatto normale, non solo perché nessuno si preoccupa di mettere il testo delle norme alla portata di tutti, ma anche perché una gran quantità di norme sono soggette a interpretazione e quindi nemmeno la loro conoscenza garantisce da possibili errori e infine, dulcis in fundo, quando si passa alla consultazione di una legge ci si immerge nel labirinto dei “rinvii” ad altre leggi.

Ma questa situazione serve, spesso, per alibi a forme di illegalità, che si sviluppano o per vera ignoranza o per abusi e soprusi o per guadagnare di più. 

Questa illegalità diffusa, a cui si connette una altrettanto diffusa corruzione, non si combatte solo con le norme e l’aumento delle pene, ma con sistematici controlli, anche per prevenire disgrazie, come quelle dei tanti infortuni e morti sul lavoro.

La corruzione mina la credibilità dello Stato agli occhi dei suoi cittadini, che non hanno più fiducia nei regolari meccanismi della democrazia. Vi è di conseguenza una sorta di assuefazione al fenomeno, riscontrabile nella diminuzione complessiva delle denunce di reati corruttivi da parte dei cittadini, attestabile intorno al 20%, e al crescere della corruzione percepita sono diminuiti i processi.

Nel reato di corruzione il limite tra costrizione e complicità è tanto fuggevole, anche la vittima esita a denunciare per non rischiare a sua volta.

Da questo caotico sistema hanno comunque origine la maggior parte delle disfunzioni della macchina democratica giacché – sic stantibus rebus – la conoscenza delle regole costituisce un privilegio straordinario del quale, pochi, approfittano in danno di molti. 

Una vera riforma dello Stato dovrebbe cominciare specificamente dal consentire al cittadino un accesso semplice, esauriente e democratico a tutte le regole che disciplinano la vita sociale di questo Paese.

Questa sarebbe la principale e fondamentale riforma: la semplificazione normativa, che democratizza intelligibilità delle leggi e snellisca gli “iter” burocratici dei pubblici uffici.

Uni dei problemi conseguenti è anche intervenire sulla P.A. Come? Parlare di cambiamento, rinnovamento, ammodernamento, digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni non è sicuramente qualcosa di nuovo, ma si ripete costantemente e poi tutto resta come prima. L’Italia è il Paese del Gattopardo.

Si è spesso indicato la revisione di spesa e la razionalizzazione quali parole d’ordine di quella che è stata l’idea di cambiamento dei governanti. Parole che nei fatti si sono manifestate sotto forma di tagli lineari e indiscriminati con ovvie e pesantissime conseguenze per lavoratori, cittadini e tutto il sistema dei pubblici servizi.

Sono stati tagliati tribunali; si sono ridotti gli ispettori che dovevano svolgere i controlli; si sono eliminati tantissimi ospedali. Sono stati finanziati con soldi pubblici i privati che svolgevano funzioni alternative alla sanità pubblica. Come pure, sono stati stanziati  finanziamenti alle scuole private, in barba alla Costituzione. 

Più che cambiamento ci siamo trovati dinanzi a una resa incondizionata che si è cristallizzata nella chiusura di presidi pubblici in zone più e meno remote del territorio, nella cessione di funzioni ai privati, nel progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa con l’incrementarsi dei requisiti anagrafici e contributivi, nella precarietà e nella carenza degli organici, per il blocco del turn over, nei tagli alle risorse che si sono riflessi sugli strumenti e sulle strutture a disposizione degli stessi dipendenti e, di conseguenza, sull’efficienza stessa del loro lavoro e di tutta la macchina burocratica.

Tutto questo ha generato povertà, emarginazione, corruzione e illegalità. Oltretutto le grandi multinazionali, vengono in Italia, utilizzavano i soldi pubblici e poi venno via, motivando il fatto con la male giustizia, con l’enorme di dispendio di tempi per la burocrazia e per l’eccessiva legiferazione e con un mercato del lavoro bloccato.

Per ultimo la legge sull’autonomia differenziata codificherà ancora di più la distruzione dello Stato e la desertificazione, in alcuni territori, dei servizi fondamentali, quei territori che avrebbero più necessità di controlli e di chiarezza.

Quando si invertirà questa tendenza e si capirà che la trasparenza delle leggi, ridotte e coordinate e che le funzioni dello Stato vanno potenziate, se si vogliono ricreare condizioni per una vera comunità. 

Speriamo solo di non predicare nel deserto!

 

[1] Annales, Libro III, 27

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui