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Caso Tortora, la Schlein & C. dovrebbero spiegarci l’astensione

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Caso Tortora

Il garantismo rappresenta uno dei fondamenti dello Stato di diritto

Si può capire (non approvare) ogni cosa, ma questa ce la dovrebbero spiegare!

Forse che Schlein e vergognosi compagni non sono convinti che l’arresto di Enzo Tortora sia stato uno degli atti giudiziari più raccapriccianti della storia della Repubblica italiana?

Oramai tutti sono convinti che la politica delle contrapposizioni ad ogni costo è composta al 99% da sceneggiate.

Sono patetici e non fanno neanche più ridere.

Anche l’arresto di Enzo Tortora fu una cinica sceneggiata e la politica, a parte poche eccezioni tra i laici, i liberali ed i radicali, prese posto sui palchi del teatrino della (infallibile per definizione?) corporazione giudiziaria.

“Io sono innocente, lo grido da tre anni… spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi”…

Tortora lo scandì con la sua voce pacata e gentile (come lo è sempre stata nelle sue trasmissioni televisive) nell’Aula del Tribunale che lo stava giudicando su accuse, poi rilevatesi fuori dalla realtà di alcuni camorristi.

A parte i radicali, i laici, i liberali ed i riformisti (socialisti ndr), la parte politica più corposa (quella cattolica e quella comunista) l’aveva già condannato.

Se ne erano lavate le mani, nonostante l’assurdo stridore delle accuse e l’assoluta inesistenza di alcun riscontro.

La sinistra comunista, in prima fila schierata coi registi d’una delle peggiori carognate dell’Italia democratica.

Troppo mite, troppo popolare, troppo moderato, troppo signorile, educato, composto, schietto e sincero era Enzo Tortora in quegli anni difficili in un’Italia molto teledipendente?

Lo stesso atto disgustoso (i giorni scorsi alla Camera) dei parlamentari del PD del M5S e di AVS che si sono astenuti (con viltà, perché l’astensione è come il lavarsi le mani) sulla richiesta di istituire una “Giornata Nazionale in memoria di Enzo Tortora e delle vittime di errori giudiziari”.

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