di Elio Truzzolillo
Il vezzo, o il vizio, di tirare sempre in ballo la Costituzione per esprimere accuse altisonanti e sembrare più “cazzuti” è una delle cose che personalmente trovo più fastidiose.
Anche perché si lascia l’impressione che i principi costituzionali vengano sistematicamente violati nell’indifferenza generale, con l’effetto di indebolire quei principi stessi. Infatti c’è il rischio che quando saranno palesemente e gravemente violati (speriamo mai) le persone si siano assuefatte a queste denunce non sapendo distinguere il grano dal loglio.
Uno dei punti in cui più spesso l’intellettuale di turno abusa di più del concetto di “violazione della Costituzione” è quando si parla di libertà di espressione.
Succede che l’amministrazione comunale di Nichelino, un paese del torinese, ingaggi l’artista Povia per i festeggiamenti del santo patrono. Saputo che l’artista avrebbe dovuto anche cantare il sindaco e la giunta decidono di recedere dal contratto e si offrono di pagare le relative penali.
L’unica cosa certa è che l’amministrazione del comune ha peccato di comunicazione interna se si è sorpresa di un fatto che essa stessa ha generato.
Soggettivamente ognuno potrà anche decidere se sia stato opportuno o meno annullare l’invito, qui siamo, appunto, nel campo della soggettività.
Ma il fatto che il sindaco abbia “sputato” sulla Costituzione, come osserva il buon Bizzarri, è indice di non avere per nulla chiaro il significato di libertà di espressione come costituzionalmente garantito.
Luca Bizzarri è un bravo e simpatico comico che apprezzo perché, pur avendo le sue idee, fa ironia su tutte le parti politiche. Tuttavia questa volta l’ha fatta fuori dal vasino per eccesso di confidenza nei suoi mezzi.
La libertà di espressione costituzionalmente garantita non implica che ogni ente od organizzazione (sia essa un comune o una società privata) abbia l’obbligo di invitare ogni singolo esponente di ogni singola corrente di opinione (un terrapiattista, un novax, un comunista, un fascista, un animalista, una femminista, un maschilista, un capitalista, un terzomondista, ecc. ecc.). Quello è il concetto perverso di Michele Santoro, specie quando si lamentava del fatto che nei telegiornali non erano mai invitati medici novax poiché erano invitati “solo” nei talk show (signora mia che scandalo, siamo in dittatura).
Se fosse come pensano Santoro e Bizzarri ogni testata giornalistica sarebbe incostituzionale in quanto ognuna ha una propria linea editoriale e tende a dare voce ad alcune idee invece che ad altre.
La libertà di espressione si tutela non ponendo alcun vincolo generale al fatto che una singola persona o categorie di persone possano esprimersi. Ne deriva che una legge che proibisse ai comuni di scritturare Povia sarebbe incostituzionale. Una legge che proibisse ai novax di tenere conferenze sarebbe incostituzionale. Una legge che proibisse di invitare chi si professa fascista sarebbe incostituzionale (stateci, è così anche se vi rode, la ricostituzione del partito fascista è un’altra cosa).
La libertà di considerare inopportuna, sbagliata o infelice qualsiasi scelta, e la libertà di criticarla anche aspramente, è invece un’altra cosa. Si può e si deve fare ma sarebbe meglio farlo senza denunciare attentati inesistenti alla Costituzione e alla libertà di espressione.
Io per esempio considero il Fatto Quotidiano un giornale non oggettivo, ma non mi sognerei mai di definire incostituzionale la sua esistenza e la sua linea editoriale. Criticare aspramente non vuol dire farla fuori dal vasino.
In Occidente la libera di espressione è garantita ai massimi livelli, cerchiamo di non fare il gioco dei cialtroni (spesso con simpatie per regimi dittatoriali) che cercano di convincerci che è in grave pericolo e che non c’è differenza tra noi e loro.
Cerchiamo di non essere loro complici involontari, vero Bizzarri? Perché in questo caso il mitomane è Lei.
P.S.: non è neanche incostituzionale ventilare interrogazioni parlamentari sull’accaduto come pare alcuni parlamentari stiano facendo. È solo una cosa molto sciocca.
EDIT: per chiarire: il criterio politico e valoriale con cui un organizzatore di un evento selezioni gli inviti di relatori e artisti è assolutamente costituzionale. Questo si è parte della libertà di espressione. Vale per le feste dell’Unità di ogni singolo comune, vale per la Festa del 1º maggio e vale per un imprenditore con idee di destra che organizzi un festival con artisti che rispecchiano la sua sensibilità. Eventuali irregolarità contrattuali nei modi in cui si è annullata la partecipazione non hanno nulla a che vedere con la libertà di espressione. Il criterio “politico” rimane legittimo.




