
di Marco Pugliese
C’è un gesto, apparentemente formale, che pesa come una pietra sul fragile equilibrio tra istituzioni e libertà di stampa: la Commissione LIBE del Parlamento Europeo – quella per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni – ha negato l’accredito al quotidiano Il Tempo. Nessuna spiegazione, nessuna trasparenza, solo silenzio. Un silenzio che, per ironia, proviene proprio da chi dovrebbe difendere la libertà di espressione e di informazione nei Paesi membri.
Ma non finisce qui. Tommaso Cerno, giornalista di lungo corso ed ex parlamentare, avrebbe dovuto partecipare a un incontro ufficiale proprio sulla libertà di stampa in Italia, convocato all’interno della stessa Commissione LIBE. Il suo nome era stato proposto da Fratelli d’Italia, in quanto membro del gruppo europeo ECR. Eppure, anche qui, è arrivato un rifiuto. Il «Gruppo di monitoraggio sullo stato di diritto», presieduto dalla belga Sophie Wilmès, ha respinto la sua candidatura. Di nuovo: nessuna motivazione pubblica, solo un muro.
Cosa sta succedendo a Bruxelles? Ci troviamo in un momento in cui si celebrano forum sulla “resilienza democratica”, si pubblicano report su come tutelare le libertà fondamentali negli Stati membri, ma poi si escludono voci scomode dal dibattito pubblico. È un cortocircuito istituzionale. Peggio: è una contraddizione intellettuale che mina alla base la legittimità morale delle istituzioni europee.
Si può anche non condividere la linea editoriale de Il Tempo, o la traiettoria politica di Cerno. Ma se la libertà vale solo per chi la pensa in un certo modo, allora non è più libertà: è autorizzazione, concessa e revocabile secondo convenienza. L’Europa che respinge chi dissente non è l’Europa dei padri fondatori. È una fortezza ideologica dove il pluralismo viene barattato con l’omologazione.
Un giornalismo che dà fastidio è il sale della democrazia. Escluderlo dai palazzi del potere significa togliere al cittadino un pezzo di verità, anche scomoda. Oggi tocca a Il Tempo, oggi tocca a Tommaso Cerno.
E domani? Se la libertà d’informazione diventa una questione di compatibilità politica, non siamo più in una democrazia piena. Siamo in una caricatura di essa. E questo, da giornalista economico e da cittadino italiano, lo trovo inaccettabile.
Meditate…





