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BRICS, IL TRIONFO DI PUTIN

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di Carlo Di Stanislao
 
” C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”. Marco Travaglio
 
Putin non poteva sperare di più: un ricercato della Corte penale internazionale che accoglie in casa propria, fra simbolismi accuratamente selezionati, delegazioni di 36 Paesi; 8  membri effettivi dell’organizzazione intergovernativa, oltre alla Russia, che rappresentano più del 40% della popolazione della Terra (il G7 ne raggruppa il 10%) e circa il 36% dell’economia mondiale (contro il 30% dei Sette grandi), arrivando  a mostrare  una banconota della futura (nelle sue speranze) moneta unica delle nazioni che aspirano a rimodellare l’ordine mondiale.
 
Al termine del vertice allargato durante la seconda giornata del summit a Kazan, sulle rive del fiume Volga, il padrone di casa Vladimir Putin è uscito con in mano una banconota: “Ecco la banconota Brics”. Sopra, le bandiere dei cinque Paesi fondatori dell’alleanza tra le economie in via di sviluppo: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Tenendo la banconota, il presidente russo si è avvicinato con un sorriso alla presidente della Banca Centrale Elvira Nabiullina e gliel’ha portata.
 
Il gruppo, pur eterogeneo, progetta un ambizioso sistema alternativo di transazioni bancarie (che metta anche al riparo dalle eventuali sanzioni di Washington e Bruxelles), una propria Borsa internazionale dei cereali (di cui è complessivamente il grande produttore) e guarda ad altre collaborazioni economiche e strategiche che facciano fare un salto di qualità all’alleanza, per ora non particolarmente strutturata. 
 
Il punto da considerare è tuttavia proprio l’insignificanza sostanziale, per tutti i leader presenti, del mandato di cattura che pende sul capo del Cremlino per i crimini di guerra dei quali è accusato.
 
Questo non significa che la legalità internazionale o le ragioni umanitarie siano indifferenti per la parte del mondo che vuole distanziarsi dagli equilibri americano (ed europeo)-centrici ancora prevalenti. Vuole dire piuttosto che prevalgono le ragioni del singolo interesse nazionale e della realpolitik in una fase fluida di rimescolamento planetario.
 
Tuttavia l’importanza del vertice è innanzitutto data dalle dimensioni: come detto  i paesi Brics insieme rappresentano circa il 45% della popolazione del pianeta e il 35% dell’economia mondiale e i punti decisivi  non sono quantitativi ma qualitativi.
 
In primo luogo  la postura dei Brics. 
Noi veniamo da un mondo unipolare in cui gli Stati Uniti hanno fatto il bello e cattivo tempo per vari decenni. I Brics pongono con chiarezza la necessità di superare questa situazione per arrivare ad un mondo multipolare. Gli Stati Uniti per scongiurare il pericolo di perdere la loro posizione di dominio stanno determinando uno stato di guerra che cerca – per via militare – di impedire questa grande transizione da un mondo unipolare ad un mondo multipolare. 
 
Di fronte a questa situazione di aggressione occidentale, il vertice di Kazan non ha dato vita ad un blocco contrapposto a quello costituito dagli Usa. Ha esplicitamente affermato che l’appartenenza ai Brics è compatibile con l’appartenenza alla Nato e che non esistono obblighi di principio per i paesi che vogliano far parte dei Brics.
 
Mentre gli Usa per cercare di evitare la perdita della loro condizione di dominio stanno spaccando il mondo in due con politiche di guerra, i Brics tengono fermo l’obiettivo di dar vita ad un mondo multipolare non in contrapposizione all’Occidente, ma semplicemente non succube dell’Occidente, indipendente.
 
Non a caso nella risoluzione finale un capitolo importante è dedicato alla riforma delle Nazioni Unite, di cui si chiede il rafforzamento e il cambiamento  in modo da renderle più democratiche e maggiormente rappresentative del mondo così come è oggi. Mentre l’Occidente a trazione Nato si pone l’obiettivo di consolidare le diseguaglianze attraverso una politica di guerra, i Brics si pongono l’obiettivo di costruire un mondo multipolare maggiormente democratico ed egualitario.
 
In secondo luogo le proposte concretamente avanzate dai Brics non sono finalizzate a favorire questo o quel paese, ma hanno un effettivo elemento egualitario anche sul piano economico. Ad esempio la riforma monetaria che i Brics auspicano non propone di sostituire al dollaro statunitense la moneta cinese o quella russa o di chi altro; bensì propone di dar vita ad una nuova unità di conto internazionale che non dipenda da nessuno stato e da nessuna economia. 
 
Si tratta di una proposta di superamento degli accordi di Bretton Woods del 1944, che non a caso si muove nella direzione delle proposte che in quella sede avanzò Keynes e che vennero bocciate dagli Stati Uniti che, a partire dal loro ruolo di potenza economicamente egemone, vollero sancire anche la posizione di potere sul piano finanziario.
 
Le proposte Brics non vanno quindi nella direzione di rovesciare le gerarchie finanziarie che gli Usa vogliono conservare, ma di superare queste stesse gerarchie. Anche questa non è una cosa da poco conto.
 
In terzo luogo un dato politico. Al vertice ha partecipato Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite. Quello stesso Guterres è stato considerato persona non gradita dal principale alleato degli Usa, lo stato di Israele. Parimenti lo stesso Guterres è considerato un traditore dall’altro grande simbolo dell’Occidente: il regime ucraino di Zelensky.
 
A questo punto il ruolo dei popoli europei è decisivo: se restano succubi degli Usa favoriscono la guerra, mentre se si rivoltassero contro gli Usa, renderebbero impossibile la prosecuzione delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente e nello stesso tempo porrebbero le basi materiali per un mondo finalmente multipolare e democratico. 
 
Anche per questo occorrerebbe costruire una alternativa politica ai servi scemi degli Usa, che siano di centro destra o di centro sinistra.

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  • Redazione

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