
Ai giovani palestinesi di Bologna è bastata una presentazione per finire nel mirino del ministero degli Interni. Da oltre una settimana gira una locandina che annuncia per oggi 7 ottobre un megaraduno in Piazza Nettuno alle 19.30. La locandina raffigura un individuo poco rassicurante, con la didascalia che recita “Viva il 7 ottobre, viva la resistenza palestinese”.
Il questore di Bologna ha vietato la manifestazione per motivi di ordine pubblico. E ci mancherebbe altro. Già è strano che alla manifestazione di Roma di venerdi si sia chiuso un occhio sullo striscione aperto in coda al corteo dove si leggeva “7 ottobre: giornata di resistenza palestinese”, valutato come una innocua sbavatura.
Questa volta, però, è diverso. A Bologna l’elogio del 7 ottobre non è più una sbavatura relegata alla periferia del corteo, ma ne diventa addirittura la parola d’ordine. Il massacro di 1300 civili israeliani, senza distinzioni di sesso e di età, diventa un atto di resistenza legittimo, che nella mente degli ideatori della locandina va replicato. Per inciso, è ciò che Hamas va ripetendo da mesi.
Diffondere una locandina del genere realizza il reato di apologia di terrorismo, previsto e punito dall’art. 414, comma 4°, del codice penale. Ciò sul presupposto incontestabile che un’azione come quella del 7 ottobre va valutata quanto meno terroristica, anche in considerazione del fatto che da tempo Hamas figura nelle liste delle organizzazioni terroristiche di molti paesi.
Non resta che rimanere in attesa. I giovani palestinesi, promotori della manifestazione, hanno chiaramente fatto sapere che del provvedimento del questore non gliene può fregar di meno. Il raduno ci sarà comunque. Un raduno che esaltando già nel programma il più grosso pogrom dai tempi della seconda guerra mondiale, è destinato a secernere null’altro che odio etnico, che in questo caso assume le sembianze dell’antisemitismo.





