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BAVAGLIO A “VISIONE TV”. SOLO FRATELLI D’ITALIA INSORGE CONTRO LA CENSURA WEB

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di Giorgio Cattaneo

Finalmente, approda in Parlamento il problema della censura sul web: una piaga incresciosa, indegna dell’Occidente democratico. A far esplodere la bomba è nientemeno che Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. Domanda esplicita, quella rivolta al governo: possibile che le famose “regole della community” valgano più della legge e della stessa Costituzione italiana? Si può fare qualcosa, magari anche a livello normativo, per impedire ai social di oscurare in modo arbitrario le voci più scomode?

Pietra dello scandalo, la settimana di sospensione inflitta da YouTube al canale indipendente “Visione Tv”, diretto da Francesco Toscano. Doppio schiaffo: insieme a Marco Rizzo, Toscano è anche il fondatore di Democrazia Sovrana Popolare, partito-outsider regolarmente silenziato dai media e ostracizzato dal mainstream. Chiudere “Visione Tv” significa anche negare lo spazio democratico di comunicazione a cui quella piccola e agguerrita formazione ha ovviamente diritto.

Stavolta – ecco la novità – il Palazzo non è rimasto a guardare. Contro il bavaglio a “Visione Tv” si sono mosse figure di primo piano di Fratelli d’Italia, a partire dall’onorevole Tommaso Foti, capogruppo alla Camera del primo partito italiano. Con lui i colleghi parlamentari Alfredo Antoniozzi, Elisabetta Gardini, Manlio Messina, Augusta Montaruli e Massimo Ruspandini. Il 26 luglio hanno messo nero su bianco un’interrogazione rivolta al loro stesso governo: l’hanno indirizzata alla Presidenza del Consiglio e a due diversi ministeri, il dicastero della giustizia e quello per le imprese e il made in Italy.

«Negli scorsi giorni – scrivono – la piattaforma privata digitale YouTube ha deciso di chiudere per una settimana il canale “Visione Tv”, diretto da Francesco Toscano, nato con l’obiettivo di difendere la libertà di pensiero e di espressione». Valori fondanti, per uno Stato di diritto: «La libertà di espressione è una libertà fondamentale dell’individuo, tutelata dall’articolo 21 della nostra Costituzione, e costituisce un principio cardine di ogni ordinamento democratico».

La motivazione addotta – aggiungono i parlamentari meloniani – risulta «disarmante e stupefacente», poiché si fonderebbe sul fatto di aver pubblicato, lo scorso 10 aprile, una prima pagina del quotidiano “La Verità”, testata regolarmente registrata in un tribunale italiano. E cosa mostrava, quella pagina del giornale di Maurizio Belpietro? La drammatica ammissione dell’ex ministro Roberto Speranza, che sarebbe stato al corrente da subito dell’elevata percentuale di effetti avversi cui sarebbero andati incontro i cittadini che si fossero sottoposti alla martellante campagna sierologica anti-Covid.

«Mostrare la prima pagina della “Verità” su YouTube – ha scritto lo stesso quotidiano di Belpietro, all’indomani dell’oscuramento di “Visione Tv” – può costare caro, soprattutto a chi sulla piattaforma video più famosa della Rete ha costruito una vera e propria testata». Erano ancora nell’aria le solenni parole del presidente Mattarella («Ogni atto contro la libera informazione è eversivo»), quando YouTube decideva di imbavagliare impunemente una realtà da 260.000 iscritti e circa 5 milioni di visualizzazioni al mese.

La sua colpa? Aver esibito quel titolo d’apertura de “La Verità”, che recitava: “Speranza: Sapevo che il 20% degli effetti avversi era gravissimo”. «Una notifica tanto incredibile quanto inquietante – secondo il quotidiano – ma purtroppo assolutamente reale: “violazione delle regole della community” e “disinformazione in ambito medico”. Queste le accuse, «che però vengono mosse in un tribunale in cui non ci si può difendere».

Dalla parte di “Visione Tv” – altro fatto notevole – si è schierato anche il generale Roberto Vannacci, ora europarlamentare della Lega. «Continuiamo con la censura sull’onda del politicamente corretto», scrive Vannacci, sul suo profilo Facebook. «Il Ministero della Verità decide parole e pensieri. Insieme a “Repubblica”, “Stampa”, Pucciarelli, la libraia di Castelfranco e tanti altri sedicenti intellettuali e opinionisti, anche YouTube si arroga il diritto di decidere cosa si possa dire e cosa debba essere interdetto».

Il provvedimento censorio appare «del tutto privo di fondamento», secondo Foti e i suoi colleghi di Fratelli d’Italia, che si impegnano a scongiurare, per il futuro, «analoghe compressioni della libertà di espressione del pensiero». E nello specifico, incalzano l’esecutivo: chiedono infatti se la questione sia nota al governo e, soprattutto, «quali iniziative, per quanto di competenza (anche di carattere normativo) intenda assumere o promuovere, al fine della concreta tutela della libertà di espressione in quanto tale, alla luce del caso segnalato».

Sintetizza Marco Rizzo: «Ci chiediamo se un’azienda privata possa avere la meglio sulla libertà di espressione, che nel nostro paese è ancora garantita dalla Costituzione». Il tema è centrale: negli ultimi anni, con il proliferare delle più svariate fonti indipendenti sul web, la scure dei censori si è abbattuta su troppe voci in modo ingiustificabile. Osservano diversi giuristi: vero, la proprietà delle piattaforme è privata; ma lo spazio di cui dispongono è pubblico. E quindi non può non essere sottoposto alla legge italiana.

A pagare, cioè, dovrebbe essere solo chi commette reati a mezzo stampa (casi classici: la calunnia e la diffamazione). Nulla di tutto questo nell’incidente occorso a “Visione Tv”: quella rilanciata era una notizia ufficiale, anche se imbarazzante. «Non è la prima volta che “Visione Tv” viene bloccata sui social», ricorda “La Verità”: «YouTube le aveva già tolto la monetizzazione per aver sostenuto le tesi di Donald Trump: nemmeno fosse un reato».

Da parte sua, Francesco Toscano – tra l’altro, bersaglio di minacce di morte (di cui si sta occupando la magistratura) – ringrazia sentitamente Fratelli d’Italia e il generale Vannacci per la solidarietà espressa, al di là delle rispettive posizioni politiche. «Soprattutto – dice – la questione non si riduce al singolo caso di “Visione Tv”, ma investe chiunque, in questi anni, sia stato arbitrariamente censurato dai social per il solo fatto di aver osato veicolare verità scomode».

E benché l’attuale situazione italiana sia così sgangherata – chiosa Toscano – è confortante constatare come, finalmente, alcuni rappresentanti istituzionali di peso si siano decisi a battersi per mettere fine a questo scandalo. Affermazione sacrosanta: è proprio questa, infatti, la vera notizia. Foti e colleghi chiedono apertamente al governo di intervenire una volta per tutte, eventualmente anche con apposite nome. Che sia l’inizio della fine, per il far west della Rete in cui vige solo la legge del più forte?

 

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  • Redazione

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