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Askatasuna e il sindaco di Torino

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Io il sindaco di Torino LoRusso un po’ lo capisco.
Lui voleva un accordo con Askatasuna come base da utilizzare con gli altri centri sociali, in modo da tenere a bada le frange più violente ed estremiste dall’interno delle loro stesse organizzazioni.

A fronte di questo accordo il comune era pronto ad assegnare al centro sociale l’immobile occupato abusivamente, con affitto simbolico e pagamento di utenze a carico del Comune.
Nella mente del sindaco questa soluzione avrebbe pacificato la città e magari trasformato un noto covo di delinquenti abituali, in una risorsa di utilità sociale.
Sarebbe stata anche una strada interessante, e perfino praticabile, se la controparte avesse avuto una leaderdhip chiara e riconosciuta.
Purtroppo non è così. I centri sociali sono collettivi autogestiti, dove ciascuno fa quello che vuole e spesso le teste più calde coinvolgono gli altri nei ripetuti progetti di aggressione all’ordine costituito.
Con simili soggetti non è possibile nessun tipo di accordo.
A parte l’aspetto pratico, c’è poi l’impossibilità giuridica di avviare un simile progetto.
Askatasuna, come tutti gli altri, è un collettivo spontaneo, privo di una personalità giuridica. Sarebbe stato quindi legalmente impossibile assegnargli l’immobile in questione, mancando i requisiti fondamentali per la firma di un contratto, nei termini di legale rappresentante, e responsabilità giuridica.
I fatti de La Stampa, e le devastazioni di questi giorni dimostrano che il sindaco ha preso un colossale abbaglio, e ora si ritrova tra l’incudine e il martello: da una parte ha i partiti della sua stessa maggioranza notoriamente vicini, se non organici ai centri sociali torinesi, che contrinuano a giustificare le violenze degli antagonisti e spingono Lo Russo ad usarle senza alcuna logica, in modo pretestuoso e puerile, contro il governo; dall’altra c’è un’opinione pubblica che a livello nazionale sembra essesi fatta un’idea precisa delle responsabilita esclusive della sinistra torinese e del suo sindaco, con i cittadini sabaudi elettori che non sopportano più di vedere la città bloccata e devastata con cadenza settimanale da delinquenti fatti venire appositamente da ogni parte d’Italia.
L’alibi usato da una certa politica della sinistra cittadina e avallata dai suoi leader nazionali, che ancora parlano di manifestazione in prevalenza pacifica poi degenerata per l’infiltrazione di gruppi di violenti, non solo non regge, ma attribuisce a quella politica il ruolo di corresponsabile.
Era infatti beno noto e ampiamente preannunciato dalle stesse Forze dell’Ordine che si sarebbe trattato di una manifestazione ad altro rischio nella quale avrebbero prevalso comportamenti eversivi.
Il fatto stesso di aver indotto una moltitudine di persone normali a parteciparvi, con gli esponenti politici locali più estremisti in testa, ben sapendo che la massa sarebbe stata il perfetto nascondiglio dei delinquenti pronti a scatenare la violenza programmata, è stato un comportamento nella sostanza complice che rende quelle parti politiche direttamente corresponsabili dell’accaduto.
Chi con queste premesse ha partecipato a quella manifestazione  in buona fede è uno sprovveduto che si è fatto ignobilmente manipolare da una schiera di delinquenti: se ne faccia una ragione e chieda scusa.
Ora il Sindaco sa di avere nella sua maggioranza i fiancheggiatori di questa feccia che da troppo tempo ‘insanguina’ la città. Ne tragga le conseguenze e li estrometta dagli organi amministrativi comunali, oppure abbia la dignita di dimettersi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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  • Redazione

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