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Arrivano gli italiani, la Germania ora guarda con preoccupazione a Roma

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sistema industriale italiano

Il sistema industriale italiano sta trasformando la debolezza tedesca in un’occasione strategica

Per decenni l’Europa economica sembrava avere ruoli rigidamente assegnati: la Germania comprava, investiva e comandava; l’Italia esportava prodotti eccellenti, ma restava ai margini delle grandi operazioni finanziarie e industriali.

Oggi quello schema sta saltando. Le imprese italiane non vendono più soltanto automobili, macchinari e componenti: acquistano partecipazioni e aziende tedesche, entrando in settori che Berlino considera strategici.

Dal 2023 si contano oltre 100 acquisizioni e accordi commerciali italiani in Germania, per circa 17,8 miliardi di euro. Nel Paese operano stabilmente più di 2.000 imprese italiane, con un fatturato vicino ai 90 miliardi.

Le stime più ampie arrivano a 2.400 aziende e oltre 200.000 lavoratori coinvolti. Non è una presenza marginale: è una penetrazione industriale strutturale.

Il caso simbolo è UniCredit. La banca guidata da Andrea Orcel ha costruito una posizione decisiva in Commerzbank, istituto centrale per il finanziamento del Mittelstand, la rete delle medie imprese tedesche.

La reazione di Berlino è stata durissima. Il paradosso è evidente: la Germania che ha predicato mercato e concorrenza scopre il sovranismo economico quando a comprare sono gli italiani.

Nei media, MFE–MediaForEurope ha conquistato circa il 76% di ProSiebenSat.1, gruppo attivo in Germania, Austria e Svizzera. L’operazione, valutata intorno a 1,9 miliardi, dà vita al maggiore polo europeo della televisione commerciale gratuita, con ricavi aggregati stimati in 6,8 miliardi.

Nella difesa, Leonardo ha investito 606 milioni per entrare in Hensoldt, produttore strategico di radar, sensori e sistemi elettronici militari.

La partecipazione italiana è oggi del 22,8%: tecnologie decisive per la sicurezza europea, non semplice componentistica.

Sulle ferrovie arriva un’altra scossa. Trenitalia è già presente attraverso Netinera e TX Logistik.

Italo investirà, invece, 3,6 miliardi per entrare nell’alta velocità tedesca dal 2028: 26 treni Siemens, con opzione per altri 14, velocità fino a 320 chilometri orari, 450 posti per convoglio e circa 2.500 occupati con l’indotto. Deutsche Bahn dovrà finalmente affrontare una concorrenza italiana vera.

Nell’acciaio Feralpi ha investito oltre 500 milioni tra il 2023 e il 2025, raggiungendo 2,7 milioni di tonnellate prodotte e 1,7 miliardi di fatturato.

Fontana Gruppo, acquisendo Kamax, ha invece creato una realtà con 42 stabilimenti, più di 9.000 lavoratori e circa 2 miliardi di ricavi.

La Germania rimane una grande potenza, ma affronta stagnazione, alti costi energetici e crisi dell’automotive. Mentre Berlino rallenta, alcune imprese italiane mostrano capitale, tecnologia e ambizione internazionale.

Nessun trionfalismo: l’Italia conserva problemi, ma il nostro sistema industriale è assai più solido di come viene raccontato e sta trasformando la debolezza tedesca in un’occasione strategica.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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