
di Giorgio Cattaneo
Anche Nelson Mandela era un avvocato, proprio come il tedesco Reiner Fuellmich. Il leader sudafricano fu costretto a sacrificare in carcere gran parte della sua vita, trascorsa a spaccar pietre su un’isoletta. Quella di “Madiba” è stata una storia dolorosa ma a lieto fine, grazie a decenni di incessante sostegno e a una crescente mobilitazione internazionale. Qualcosa che in effetti non aveva precedenti: l’appoggio totale e appassionato dei principali intellettuali. In prima fila, c’erano le maggiori rockstar. E dietro le quinte, la tenace rete della massoneria democratico-progressista, intervenuta in soccorso del “fratello” Mandela.
Una volta scarcerato, eletto presidente e portato in trionfo come simbolo vivente della vittoria su un abominio come l’apartheid, Mandela propiziò l’ennesimo prodigio: la sua Commissione per la Verità e la Riconciliazione permise al paese di non sprofondare nella sanguinosa spirale delle vendette, offrendo agli ex carnefici l’opportunità di riabilitarsi, mettendosi in ginocchio e implorando il perdono da parte dei parenti delle loro vittime. Un lavacro rigeneratore, squisitamente alchemico, costato un mare di lacrime: da quella “morte” platealmente simbolizzata è potuta rinascere la vita del nuovo Sudafrica.
Nulla di tutto questo è in programma, almeno per ora, nei riguardi di un eroe europeo come l’avvocato Fuellmich, tratto in arresto nel 2023 e – dopo un’infinita detenzione preventiva – il mese scorso condannato a tre anni e nove mesi di carcere. Il legale era la bestia nera del peggior potere: le sue denunce avevano fatto esplodere grandi scandali, da quello di Deutsche Bank (frodi finanziarie) a quello della Volkswagen (i motori diesel con gli scarichi truccati per sembrare green). Scattata nel 2020 l’Operazione Corona, Reiner Fuellmich ha immediatamente fiutato l’imbroglio e si è attivato per smascherare il golpe psico-sanitario.
Intervistata da Red Ronnie, un’attivista elvetica del team di Fuellmich (Seba Terribilini, Se Ba) sostiene che l’avvocato sia stato perseguitato con un pretesto, arrestato in Messico mediante l’inganno, sequestrato, tradotto in Germania e sottoposto a inenarrabili angherie, burocratiche e giudiziarie, senza che nessun potere sia finora intervenuto in sua difesa. Di recente, è stato sollecitato l’intervento di Robert Kennedy, storico collaboratore di Fuellmich e ora ministro di Trump. Nel frattempo il legale tedesco resta in regime di forte isolamento, assolutamente bisognoso di supporto umano (e anche di donazioni, in vista delle ulteriori tappe processuali che lo attendono).
Con le sue iniziative, probabilmente, proprio Fuellmich è stato il più temibile avversario del regime pandemico europeo: il più efficace nel metterne a nudo il carattere distopico (dunque illegale e criminale per molte ragioni, incluso l’approccio terapico dolosamente inappropriato). Alle nostre spalle si estende un cimitero sterminato di vittime, ancora in attesa di giustizia. Isolamento e derisione: così vennero accolti i pionieri della cura, dal francese Didier Raoult all’italiano Giuseppe De Donno. Il mainstream riuscì persino a insolentire un gigante della medicina come Luc Montagnier, trattandolo come un vecchio rimbambito solo perché contrario alla somministrazione dei “sieri magici”.
Il vero capolavoro lo ha però realizzato la stragrande maggioranza della popolazione: piegandosi ai peggiori diktat (per paura o anche solo per opportunismo) milioni di cittadini hanno grandemente agevolato il lavoro degli oppressori, contribuendo di fatto a marginalizzare i dissidenti, accentuando la loro solitudine. In quei giorni di follia c’era chi vaneggiava, evocando rivolte di piazza e blocchi stradali. Per fermare la macchina dell’orrore sarebbe invece bastato disertare pacificamente: astenersi dal lavoro, a oltranza, fino al pieno ristabilimento della legalità. Purtroppo, ben pochi possono vantarsi di non essere scesi a compromessi. Uno di questi è proprio il coraggiosissimo avvocato Reiner Fuellmich, ora trasformato in una sorta di prigioniero politico.
Accanimento persecutorio? Ultimamente, la Bundesrepublik Deutschland sforna fiorellini di campo come Ursula von der Leyen, Olaf Scholz e Friedrich Merz. In controluce sorridono potentati antichi, dietro sigle attuali: da Pfizer a BlackRock, il meglio dell’ordoliberismo infernale di questi anni. Oggi quella piramide appare logora, ormai ricorre all’abuso palese: mette fuori gioco la Le Pen in Francia e Georgescu in Romania. La comunità politica europea? Silente. Alcuni oppositori sognano che a sistemare tutto provveda il castigamatti Trump, d’intesa con Putin e magari anche Xi Jinping.
Molti fanta-dissidenti nostrani, che coltivano il culto del miracolo e dell’intervento provvidenziale del Grande Fratello (perfetto per rendere eterna, nel frattempo, l’assoluta inerzia popolare) sono gli stessi che hanno crocifisso Bergoglio per la sua infelicissima scelta di allinearsi alla tragica farsa sanitaria. Il manicheismo, però, è notoriamente miope: in pochi hanno accettato di sottolineare la presenza, ai funerali del Papa, di un certo Julian Assange, accorso dall’Australia con i familiari per omaggiare l’uomo che tanto si era speso per la sua liberazione. Ora è il turno di Reiner Fuellmich: quanto dovrà attendere, nell’obitorio civile europeo, prima di veder finalmente riconosciuti i suoi diritti?





