Home Politica estera AL G20 PRESENTI TRUMP, KISSINGER E IL MOTORE A SCOPPIO

AL G20 PRESENTI TRUMP, KISSINGER E IL MOTORE A SCOPPIO

0

Al G20 che si è concluso ieri, anche se nessuna agenzia di stampa li ha citati e nessun fotografo li ha fotografati, erano presenti Donald Trump e Henry Kissinger.

Il centenario stratega americano sedeva accanto al Modi quando ha annunciato che l’Unione Africana entrava a far parte del G20 come l’Unione Europea.

Modi, oltre che leader dell’India è anche uno dei protagonisti del Brics, arricchitosi, a fine agosto, di sei nuovi membri e del quale fanno parte anche Cina e Russia.

L’entrata nel G20 dell’Unione Africana ha reso palpabile che la strategia kissingeriana del mondo multipolare si sta realizzando, mettendo fine all’idea dei Dem Usa e, in particolare del clan Clinton obamiano, in questo in partnership con il clan Bush, di un’egemonia mondiale degli Usa a fronte di nazioni destinate ad essere vassalle dell’impero.

A Joe Biden, esponente dei Dem e del clan Clinton obamiano è toccato di fare buon viso, nascondendosi, per la foto di gruppo, dietro al centenario Kissinger, palesemente soddisfatto per l’abbozzo di una strategia mondiale multipolare, la cui costruzione non sarà facilissima, ma che ora si intravvede come possibile e realizzabile.

Stessa sorte è toccata al povero Biden quando nella sala è entrato Donald Trump, il quale si è seduto accanto al leader indiano Modi per la presentazione del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, un’imponente opera infrastrutturale che collegherà Mumbai, gli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita, Israele e l’Europa attraverso il Pireo.

IMG 3630

Il Corridoio valorizza il lavoro svolto dalla Partnership for Global Infrastructure and Investment, che stanzia risorse per 600 miliardi di dollari.

Una cucitura infrastrutturale che coinvolge Israele e Arabia Saudita e collega l’India all’Europa è la continuazione della strategia di Donald Trump, il quale realizzò l’Accordo di Abramo, motivo per il quale l’ex presidente degli Usa troneggiava nella foto di gruppo, mentre Joe Biden doveva accontentarsi di un posto a sedere in seconda fila.

Il Corridoio avrà conseguenze importanti anche per la Grecia, massacrata dalla politica tedesca che, dopo il massacro, si è comperata importanti infrastrutture greche, con una logica neo coloniale all’interno dell’Unione Europea. Non sarà facile nemmeno per i cinesi continuare a stare al Pireo in posizione dominante, la qual cosa priverà la Cina di una delle più importanti basi logistiche nel Mediterraneo.

La fine, conseguente al Corridoio, della Via della Seta, che ha visto l’Italia firmare i memorandum con Pechino, chiude anche la fase di approccio cinese ai porti italiani.

In questo scenario il Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, si è inserita in perfetta linea, aprendo alla possibilità che il Piano Mattei, annunciato per ottobre, possa trovare la strada appianata.

Non poteva apparire nella foto di gruppo, ma era ben presente anche il motore a scoppio.

Sempre nell’ambito del G20 di Nuova Delhi è stata, infatti, lanciata l’Alleanza globale sui biocarburanti, proposta dall’India nel corso della ministeriale Energia dello scorso 22 luglio a Goa per favorire la diffusione dei biocombustibili e accelerare la transizione energetica a livello globale.

Lanciare un’Alleanza globale per i biocarburanti significa lanciare un’Alleanza globale per il mantenimento del motore a scoppio, la qual cosa assesta un colpo non da poco alla follia green delle macchine elettriche, le quali già si stanno dimostrando un disastro.

Attualmente l’80 per cento della produzione di biocarburanti si concentra negli Stati Uniti, in Brasile, Europa e Indonesia. Per contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti e consentire il raggiungimento della neutralità climatica, la produzione dovrà però triplicare. L’Italia, questo l’auspicio di Giorgia Meloni, può inserirsi in questa partita facendo leva, soprattutto, sul ruolo di Eni, che negli ultimi anni ha compiuto importanti passi in avanti nella ricerca e che ora punta a produrre 2 milioni di tonnellate di biocarburanti l’anno entro il 2025 e 6 milioni l’anno entro un decennio.

La compagnia ha firmato accordi in sette Paesi dell’Africa – Angola, Congo, Costa d’Avorio, Kenya, Mozambico e Ruanda – e ha avviato sperimentazioni e studi di fattibilità in altre nazioni – tra cui l’Italia e il Kazakhstan – per sviluppare i cosiddetti agri-feedstock, ovvero piante da cui estrarre oli vegetali, materia prima necessaria per la produzione dei biocarburanti, che alimenterà il sistema di bio-raffinazione. Attività che possono rientrare a buon diritto nel quadro di quel Piano Mattei per l’Africa su cui Meloni è tornata anche in occasione della sua partecipazione al G20.

“L’Italia vuole essere un ponte fra l’Europa e l’Africa”, ha chiarito il presidente del Consiglio, che nell’occasione ha annunciato anche lo stanziamento di 3 miliardi di euro in 5 anni per iniziative di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico nel continente africano.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui