Liberalizziamo il porto e l’uso del taser nei casi di rapine o aggressioni
Il cittadino è indifeso e non può difendersi da sé da aggressioni, furti e rapine, perché viene punito dallo Stato che, nei fatti, sembra premiare aggressori, ladri e rapinatori, anche a mano armata, con robusti risarcimenti e comminare condanne alla reclusione per il cittadino stesso.
Il taser sarebbe lo strumento perfetto per la difesa personale del cittadino, perché ferma l’aggressore delinquente senza causare danni permanenti, a meno di soffrire di particolari patologie, ma in questi casi una legge a misura d’uomo dovrebbe applicare il principio del “chi è causa del suo mal…”.
Una legge a misura d’uomo appunto, non quella italiana, che, per di più, considera il porto e l’utilizzo del taser al pari di una pistola e, quindi, lo vieta.
A dire il vero non è la legge vietarlo espressamente, ma è stata la Cassazione con una sua sentenza interpretativa che ha accomunato i taser e gli spray al peperoncino, quelli veri, non quelli di libera vendita che sono acqua fresca, alle armi da fuoco.
Comunque la metti, alla base dei meccanismi ‘non aggettivabili’ della legislazione italiana ci sono sempre loro: taluni inerpreti della legge, quelli scesi in piazza per il No al referendum, quelli che hanno la scorta per sé e per i loro familiari.
Ma, in particolare, cosa rischia chi si tiene un taser in casa, o peggio se lo porta dietro?
Iniziamo col dire che in Italia, se è vero che ti puoi procurare facilmente una pistola dal primo spacciatore extracomunitario sotto casa, per comprare un taser devi andare in Svizzera, dove te lo vendono legalmente senza problemi anche negli autogrill.
Detenerne uno, senza le autorizzazioni di polizia o senza un titolo di porto d’armi valido, è severamente vietato per i privati cittadini, al pari di una pistola o un mitra.
Si rischia il reato di detenzione abusiva di armi, con pene che prevedono la reclusione e l’ammenda, a seconda della tipologia e della classificazione stabilita dall’autorità giudiziaria.
Portarne uno con sé fuori dalla propria abitazione – in auto, in tasca, o in borsa – senza un porto d’armi specifico per difesa personale viola l’articolo 699 del Codice Penale o le leggi speciali sulle armi.
È previsto l’arresto da 18 mesi fino a 3 o 4 anni e pesanti sanzioni pecuniarie, poiché, il porto fuori casa di un’arma comune o di uno storditore non autorizzato, costituisce un reato di pericolo punito severamente.
Usare un taser contro un’altra persona al di fuori dei ristretti limiti della legittima difesa (articolo 52 del Codice Penale – pericolo attuale e proporzione tra difesa e offesa, e qui casca l’asino, perché si rischia di fare la fine di molti) fa cadere ogni scusante.
Oltre alla pena relativa al porto abusivo di armi, che viene comminata comunque, anche se è riconosciuta la legittima difesa, quindi in galera ci vai in ogni caso, si aggiungono le accuse per lesioni personali (articolo 582 c.p.) o percosse, con aggravanti, se l’arma viene usata in luoghi affollati o durante manifestazioni pubbliche.
In pratica, un soggetto rapinato sulla pubblica piazza che reagisce col taser finisce in galera, buttano via la chiave, e perde tutte le sue sostanze che vengono date al rapinatore come risarcimento.
Se lo fa in casa propria forse riesce a uscire dal carcere per gli ultimi anni della sua vita.
Ecco perchè liberalizzare il porto e l’utilizzo del taser nei casi di rapine o aggressioni sarebbe una legge a misura d’uomo, in linea con una società civile ed equilibrata, oltre che il primo passo verso la soluzione del problema della microcriminalità, senza per forza trasformare le nostre strade in un Far West e, soprattutto, senza causare vittime.
Detto questo, preciso, comunque, che, per me, l’uccisione di un delinquente durante una rapina non può essere ascritta ad altri. E mi fermo qui.





