
di Giuseppe Augieri
Roberto Pecchioli, su NGN, spinge ad una riflessione sulla differenza tra propaganda e pubblicità. Rileva che su Google, alla domanda sulla differenza tra i due termini, la prima risposta – quella che milioni di persone accetteranno come vera – afferma: “La propaganda comunica verità, certezze e valori con l’obiettivo di renderli di buon senso, mentre la pubblicità informa su un prodotto che risolve un problema quotidiano”.
Non è questione di filologia. La questione sta diventando fin troppo importante per la piega che stanno prendendo le “informazioni”, attraverso tutti i mass-media. La vecchia regola di tenere distinti senza equivoci “i fatti dalle opinioni” è diventata desueta. I commenti, e cioè i pareri e cioè le opinioni di chi scrive sono sovrabbondanti rispetto alla nuda descrizione dei fatti (la regola del Who, What, When, Where, Why cioè Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché) e dove il perché non significa: “la mia opinione”. Dunque una corsa alla propaganda: che però nel suo significato vero è esattamente l’opposto di quanto descritto da Google perché significa (Treccani): «Azione che tende a influire sull’opinione pubblica …. È un tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto».
Anche Google non si discosta da questa definizione. Se poniamo la domanda specifica: cos’è la propaganda, la sua risposta è: «La propaganda è l’attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni ovvero il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche di persuasione per raggiungere specifici obiettivi atti a beneficiare coloro che organizzano il processo». Tra le tecniche, lo ricordo,vi sono i messaggi subliminali.
Domanda: perché questa definizione non viene portata nella risposta alla prima domanda sulle differenze con la pubblicità? Pecchioli commenta: questo è «il frutto delle officine subculturali del sistema – è smaccata propaganda, menzogna elevata a sistema e contemporaneamente pubblicità al sistema del consumo». Difficile dargli torto.
Ma a me interessa notare che questo “nostro sistema” prevede che, sui motori di ricerca, ci possa essere una informazione che il sistema stesso sa essere falsa. E se è vero che i social si “nutrono” dei motori di ricerca e sono una fonte, forse la prevalente, di “apprendimento” della Intelligenza Artificiale questa menzogna influisce sulla elaborazione di comportamenti, di ragionamenti, di priorità di valori, di giudizi che la AI ci porterà come guida di vita.
Nell’immediato. L’informazione fa propaganda e non pubblicità: e questo non lo disconosce più nessuno. Il problema sta nel capire che questo concetto – ritenuto un pregio – si richiama alla prima definizione di Google sulle differenze tra i due termini. Che abbiamo visto essere falsa a detta dello stesso Google. In realtà significa tutt’altra cosa. Spostiamo la considerazione sulla informazione politica. Traiamone le conseguenze.





