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A MARGINE DI SANREMO 2024

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di Vito Schepisi
 
Infilato da un passante di Jannick Sinner, invitato come testimonial per piazzare lo “smash” di questa edizione, il Festival di Sanremo s’è rifugiato nella consueta retorica parapolitica.
E’ bastato così un personaggio – tra il comico ed il giornalista d’assalto che sulla provocazione ha basato la sua ragione d’esserci, tra l’altro con ben noto e costante orientamento – per dare il via a ciò che si vorrebbe far passare come il tormentone di questa fase politica italiana.
L’esibizione canora di Sanremo da un po’ di anni è stata usata per accendere i riflettori sui modi del “politicamente corretto”.
La mission è che niente possa essere virtuoso, se non prima sia passato sotto la lente d’ingrandimento d’una precisa parte politica.
In Italia, come se fosse scritto sulla Carta fondamentale, lo spettacolo, il cinema e la cultura o sono di sinistra o non sono, come avviene nei regimi auto-totalitari.
Per tanti anni è passato il concetto che se non si è di sinistra non si è niente, quantunque non si sia di destra, ed anche se si è democratici, anche se si parla di libertà, di diritti, di solidarietà, di lavoro, di sviluppo e di sostegno ai più deboli.
Destra e sinistra sono i due punti cardinali della politica, anche se seguendoli fino in fondo non s’arriva mai da nessuna parte e, chiedendosene la ragione, l’unica risposta plausibile riguarderebbe la presenza dell’eccessiva strumentalità e della tanta confusione.
C’è persino chi ha maturato la seguente convinzione:
– se si sceglie il centrodestra si ragiona e si discute, anche se tutto diventa difficile, perché dall’altra parte fomentano la guerra civile;
– se si sceglie il centrosinistra non si discute e non si ragiona e si fa solo ciò che torna utile alle lobbies, agli affaristi ed ai portatori di ideologie che sono un po’ come i Templari del Sacro Graal.
All’Italia è stata sempre imposta, in un modo e nell’altro, la seconda scelta, anche truccando le carte, persino scansando le scelte elettorali del Popolo, imposto spesso in modo opaco, nonostante le luci ed i lazzi dei Festival di Sanremo.
La scelta per il centrodestra, invece, è sempre stata indigesta, come l’onestà per i farabutti, ed anche questa volta si prova ad abbatterla con tutti i mezzi possibili.
E se l’aggressione giudiziaria non fa più presa, sembrano tornare in voga le formule del passato (Arco Costituzionale ed Antifascismo).
Soluzioni sempreverdi e rinnovabili, già utilizzate ripetutamente nella Prima Repubblica.
Sono sempre servite per nascondere la mancanza d’un condiviso ed articolato progetto politico.
Non sono, però, mai servite per far nascere una società moderna orientata allo sviluppo, al lavoro, all’equilibrio e alla moderazione sociale, alla sicurezza, agli investimenti, alla fiducia, alla libertà, alla legalità ed alla responsabilità.
Quest’anno il Festival, un po’ prima della manifestazione canora a Sanremo, s’è aperto, per iniziativa dell’immarcescibile Enrico Lucci, in anticipo sulla musica e sulle parole delle canzoni, intonando le note di Bella Ciao, usata da una parte politica come simbolo dell’antifascismo.
E da “Questa mattina mi sono alzato…”, è partita la richiesta del subdolo attestato-giuramento d’essere antifascisti.
Una cosa sciocca se il fascismo non c’è più e se l’attestazione non è accompagnata da una precisa constatazione della presenza di altre scelte, ambiguamente diverse, che hanno destato altrettanto turbamento nelle coscienze del genere umano.
(Chi scrive, ad esempio, democratico e liberale, non è antifascista, ma, perché non sorgano equivoci, è contro ogni forma di totalitarismo e di autoritarismo. Ndr).
Fascismo, Nazismo e Comunismo fanno parte della stessa follia disumana e sanguinaria del secolo scorso.
Nella Costituzione Italiana all’art.1 c’è scritto che l’Italia è una “Repubblica democratica”. Nell’ articolato successivo s’esplicita il carattere liberale (non autoritario e né totalitario) della nostra democrazia.
Fascismo e Comunismo sono (nessuno, però, lo dice mai) le due facce d’una stessa medaglia.
Un democratico e liberale, però, non potrebbe mai dire d’essere antifascista, se non aggiungesse d’essere contro a qualsiasi forma di totalitarismo.
Un democratico e liberale, tra l’altro, come Benedetto Croce che sosteneva d’essere avanti, preferisce sempre essere per qualcosa.
Fa parte dell’onestà intellettuale.
Dire d’essere contro (anti) è molto più facile perché non impegna più di tanto.
In Italia abbiamo avuto ex stalinisti che se la sono cavata dicendosi antifascisti e raggiungendo persino impensabili cariche istituzionali.
C’è una risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre del 2019 che:
1- “ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità, e rammenta l’orrendo crimine dell’Olocausto perpetrato dal regime nazista”;
2 – “condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari”.

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