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LA PANCHINA ROSSA DI UN FRANCOBOLLO

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di Giuseppe De Carli
In questi giorni tutti, ma proprio tutti, hanno parlato della piaga della violenza sulle donne. Ne hanno parlato politici, sociologi, criminologi, medici e pure la gente comune. Non si parla d’altro come se il problema fosse comparso solo ora, come spesso capita in questa Italia senza una direzione comune, dove esiste solo il “tutti contro tutti”, dove si accumulano leggi su leggi che poi è difficile applicare, dove il senso della morale alla deriva pare non trovare confine.
Oggi il pensiero più diffuso su questo tema appare il disgusto, la riprovazione senza appelli, il giustizialismo, forse anche lo scoraggiamento per una violenza “domestica” (lo dicono le impietose statistiche) che appare inarrestabile.  Ma da anni, per fortuna, non tutto è stato lasciato andare alla deriva. Ci sono decine, centinaia di associazioni, di volontari, di donne che ce l’hanno fatta e che si mettono in gioco per dire no, un no convinto, un no motivato, un no di speranza. E sulla speranza si basa anche il messaggio che questa mattina è partito dall’Università di Pavia dove il Ministero dell’Impresa e del Made in Italy ha emesso il francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “Il senso civico” sulla violenza di genere e il femminicidio.
Grazie agli Stati Generali delle Donne e al movimento Panchinerosse ora anche questa tragica realtà è divenuta un messaggio postale la cui valenza va oltre i pochi centimetri di carta. Si parte dal ruolo sociale delle donne, per troppo tempo relegato, stretto nei confini e nelle barriere create da una società verticistica e maschilista. Per tante donne che oggi sono indipendenti, emancipate, capaci di lottare per le proprie conquiste non solo lavorative, ce ne sono ancora troppe che sono “sepolte” dalla sopraffazione, non solo e non sempre fisica, che hanno bisogno di una voce.
E la voce, autorevole, arriva in modo dirompente, con un effetto che ti prende osservando attentamente il disegno, nonostante la delicatezza della scena impressa sul francobollo: due donne che plasticamente rappresentano due stati d’animo contrapposti. Immerse in un paesaggio quasi bucolico, forse un parco pubblico a rappresentare la normalità di ogni giorno, una ha uno sguardo perso, rassegnato se non disperato e siede sul lato della panchina colorato di rosso. L’altra sta in piedi e quindi ha una posizione che ispira positività, reattività e con un pennello colora la panchina di verde, la speranza.
Al di là del simbolismo, della contrapposizione di questi due colori che rappresentano violenza e speranza, c’è chiaro il messaggio del “voler reagire”, del farcela ad ogni costo, del dare quella sferzata di ottimismo che solo le donne hanno nel proprio dna. Il passaggio verso un futuro migliore è racchiuso in una semplice equazione che però deve trovare unite tutte le donne, quelle più fortunate che la violenza non l’hanno mai subita e quelle che, forse per paura, per vergogna, per il timore di essere giudicate non riescono a farsi aiutare. Ma l’equazione per essere risolta ha bisogno di un variabile “x” e questa si chiama uomo.
Senza questa variabile le donne continueranno a lottare da sole. Uomini, ci vogliamo provare, tutti insieme, una volta per tutte senza limitarci alle belle parole, ai processi e alle vaghe promesse di non girarsi più dall’altra parte? È un cammino da fare insieme, tenendosi per mano e sapendo cogliere ogni situazione di pericolo, senza però confondere la protezione con il possesso che genera poi la violenza e la sopraffazione. Se riusciremo a mettere insieme tutti questi elementi, l’equazione, oggi irrisolvibile, avrà un risultato, tinto di verde.

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  • Redazione

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