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CRAXI, IL CAPRO ESPIATORIO

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di Gianvito Caldararo
Dopo oltre trent’anni da “Mani pulite” e oltre vent’anni dalla sua morte, Bettino Craxi è visto come l’unico grande colpevole di quella sciagurata stagione. Nonostante il lungo tempo trascorso, partiti e istituzioni, puntualmente, per un verso o per altro, sono costretti a fare i conti. Passano gli anni, ma la sua storia politica, la sua eredità politica, il suo socialismo riformatore, la sua politica estera ed economica , unitamente ai governi di centro-sinistra, rappresentano, sempre di più, la parte migliore della tradizione politica del nostro Paese.
Nonostante ciò, è inspiegabile e assurdo assistere alla grande odiosa ostilità di certe forze politiche e relativi personaggi che si oppongono quando si tratta di intitolare a Craxi una via o una piazza. Craxi, che nel giudizio del defunto presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, contenuto nel libro “Hammamet” di Massimo Franco, è visto come “il capro espiatorio che libera dalle colpe collettive”. Quelle colpe collettive che Craxi, con il linguaggio della verità e non della chiamata in correità, indicò nel memorabile discorso del 3 luglio 1992 alla Camera dei deputati, quando sfidò, lasciandola ammutolita, l’intera classe dirigente, affermando: “Buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: perché presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro”. Nessuno si alzò.
Ma Craxi, vittima del singolare teorema “non poteva non sapere”, fu l’unico colpevole che pagò per tutti. E a proposito degli arricchimenti personali, che rappresentava l’accusa che lo feriva di più, resta valido il giudizio espresso dallo stesso giudice Gerardo D’ambrosio, tra i protagonisti di pool di “Mani pulite”, che definì falsa tale accusa.
Anche nella sua Milano, quando il sindaco Sala si dichiarò favorevole alla intitolazione di una via a Craxi, espressero la loro contrarietà proprio gli esponenti dei dem, con l’allora assessore Pierfrancesco Maiorino. In quella occasione il PD si spaccò e il ministro della giustizia, Andrea Orlando, esponente del PD e di formazione comunista, disse: “Craxi commise errori, ma fu un grande innovatore”. Si oppongono alle proposte di intitolazione di vie e piazze, accusando Craxi con l’infamante accusa di essere un “latitante”. Una definizione che non regge sul piano del diritto, come spiegato da Nicolò Amato, ex avvocato di Craxi, ex magistrato ed ex direttore del Dap – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – che nel suo libro “Bettino Craxi, dunque colpevole” , spiega il perchè Craxi non poteva essere considerato latitante.
Craxi, quando andò ad Hammamet usò due regolari passaporti, quello personale e quello diplomatico, e il divieto di espatrio non può essere emanato per un cittadino che è già regolarmente espatriato. La verità è che Craxi , come sostiene Paola Sacchi, già giornalista dell’Unità, il giornale del vecchio Pci, “resta il vero convitato di pietra dei tanti travagli della sinistra italiana che si dibatte da oltre un ventennio per trovare la sua via, che si è inventata Ulivi e super Ulivi e che ha fatto un PD somma di ex Pci e sinistra Dc, escludendo il Psi”. E oggi, che invoca un confuso “campo largo”, ha aperto la strada ad un governo di destra, senza avere il coraggio di ammettere che aveva ragione Craxi e non gli eredi dell’ex Pci di Togliatti e della sinistra Dc di De Mita.
Il prossimo 19 gennaio 2024 , 24esimo anniversario della morte di Craxi, potrebbe rappresentare l’inizio su una seria riflessione sui tanti errori commessi in questi anni e sulla necessità di costituire una sinistra riformista e non populista.  

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  • Redazione

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