Home Opinioni ANCHE DI FRONTE A UN DRAMMA, LE DIVISIONI STRUMENTALI NON MANCANO

ANCHE DI FRONTE A UN DRAMMA, LE DIVISIONI STRUMENTALI NON MANCANO

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di Massimo Carugno

Gli italiani hanno un difetto. In verità ne hanno molti ma, tra essi, uno in particolare è indicativo della loro natura e del loro carattere.

Siamo, perché mi ci metto pure io, umorali e ormonali. A ogni evento, di qualsivoglia natura esso sia, reagiamo di pancia e molto poco di cervello.

Altro che poeti, santi e navigatori. Questa è una terra in cui è nato e cresciuto un popolo in perenne atteggiamento da tifoso dividendosi su ogni tema con il cipiglio da ultrà di curva sud contro quelli della curva nord.

Perché siamo passionali, dicono. È vero tant’è che le capacità amatoriali degli italiani sono rinomate in tutto il mondo. E allora non popolo di poeti e santi, né più popolo di tifosi, ma popolo di corteggiatori e amatori. Uomini e donne che siano.

Vabbé. Resta il fatto che quando si tratta di mettere in campo cervello e ragionamento, come ha scritto giustamente Lucia una delle nostre bravissime opinioniste, la nuvola grigia che portiamo nel cranio la lasciamo sul comodino.

E così finisce che di un fenomeno, che pure è presente nella vita della nostra società, ci accorgiamo solo quando si manifesta in tutta la sua drammaticità. Perché prima ne sono stati sottovalutati i segnali, le avvisaglie, i prodromi.

E quando ciò accade tutti giù di pancia.

Sui social le manifestazioni di indignazione si esplicitano all’infinito, con l’amaro sapore che la gente vada alla ricerca più della propria visibilità piuttosto che di un reale e sincero sentimento di solidarietà.

E poi giù di pancia non solo tra la gente comune, alla quale facebook (ormai Meta) ha dato una ribalta immeritata (Eco santo subito), ma anche tra gli addetti ai lavori, tra chi occupa posti di rilievo, di decisione e di potere. Tra chi è chiamato, cioé, a scegliere, in nostro nome e per nostro conto, per adottare misure volte ad azzerare e arginare, o almeno ridurre, fenomeni dannosi e pericolosi per la comunità.

È quello che è successo nella vicenda di Giulia.

Sono stati sottovalutati i prodromi a partire dalle forze dell’ordine che avrebbero ignorato una chiamata di un vicino che si era allertato del trambusto.

Si è reagito di pancia. Ed è quello che è successo tra i palazzi del potere che si dividono tra le aule parlamentari e Palazzo Chigi.

“Bisogna intervenire” è stato il grido di battaglia di tutte le forze politiche.

E giù con nuove leggi, nuovi reati, nuove pene. Alla faccia dello sfoltimento annunciato mesi fa da Nordio.

Certo che in un paese in cui, specie in certi settori, le leggi non funzionano il rimedio migliore sarebbe di far funzionare quelle che esistono piuttosto che farne di nuove per continuare a non farle funzionare.

E già, perché se non hanno funzionato le vecchie non s’è capito perché debbano funzionare le nuove.

E a proposito di settori critici uno è proprio quello della sicurezza.

A parte che la storia insegna che tutte le dittature in nome, e con l’alibi, della sicurezza hanno scritto le peggiori leggi liberticide della umanità.

Ma il problema non sono le pene, piuttosto la prevenzione.

Non ridaremo una vita a Giulia, e un affetto alla sorella, se nonostante ci saranno nuove pene o nuove leggi i casi di violenza sulle donne si ripeteranno e non cesseranno.

Daremo una gioia a quella povera fanciulla, che ci guarda da lassù, se faremo in modo che quello che le è accaduto non risucceda di nuovo.

Ed è evidente che non è un problema di leggi, piuttosto di benzina. Quella da mettere nei serbatoi delle volanti che quando le chiami a volte non possono intervenire perché hanno i serbatoi secchi e le gocce contate di Esso e Agip.

È un problema di uomini che quelli che ci sono son pochi, male attrezzati e mal pagati.

È un problema di tecnologie, di mezzi e caserme che quelle che ci sono non bastano.

È un problema di soldi.

Salvini quando ha fatto il ministro dell’interno ha riempito il paese di chiacchiere, proclami e buffonate.

Non l’abbiamo mai sentito però parlare di incremento di fondi per le forze di sicurezza.

Non lo abbiamo sentito dire che bisogna adeguare gli stipendi e modernizzare le tecnologie in dotazione a Polizia e Carabinieri.

Perché questo si deve fare, piuttosto che affidarsi a legiferazioni isteriche.

Mettere le forze di sicurezza in grado di intervenire prima e fornire alla magistratura, che per una volta potrebbe davvero rendersi utile, strumenti per prevenire, alle prime avvisaglie, alle prime denunce, alle prime grida di aiuto di donne che vedono crescere mostri in famiglia o li incontrano nella vita quotidiana.

Forse Leopardi, se fosse vissuto ai nostri tempi, avrebbe scritto le “Operette Umorali” piuttosto che “morali”, per descrivere la umanità della nostra era.

Non c’è bisogno di umoralità e ormonalità per far funzionare il paese. Quelle lasciamole in curva.

C’è bisogno di riprendere il cervello dal comodino e rinfilarselo nella testa.

Autore

  • Redazione

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