
L’ultimo assalto dell’ideologia woke è quella della colpevolizzazione del maschio occidentale, reo di essere intriso si cultura patriarcale e, in quanto tale, “femminicida” per naturale corredo cromosomico.
La tecnica è vecchia e conosciuta. E’ iniziata con la storia del peccato originale e prosegue imperterrita con il solito unico scopo: creare senso di colpa, a prescindere.
L’ideologia woke lo ha fatto con il razzismo, imputandolo al maschio bianco e lo ha fatto con le idiozie di genere, volendo cancellare persino nella lingua il maschile e il femminile.
Non si punta, denunciando il maschio patriarcale, al rispetto delle donne, ma alla scomparsa dei generi, per una società liquida, uniforme, conformista e subordinata. Una società ben descritta da Orwell, fabiano dissidente, che ha svelato, nel 1949, con il suo libro “1984”, la strategia con la quale il fabianesimo intendeva e intende instaurare una società comunista, eugenetica, nella quale esista un pensiero unico politicamente corretto, di volta in volta imposto e dove la storia è cancellata (cancel culture), perché si deve pensare solo in avanti, dimenticando radici e specificità.
“Tutto si gioca, come sempre – scrive Davide Rossi, nel suo “La Fabian society e la pandemia” – sul senso di colpa e sul conformismo insito nelle masse. Tutto questo i fabiani lo sanno bene da più di cento anni”.
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Funziona così da quando Platone, con il suo Sommo Bene, ha consegnato contestualmente agli esseri umani, come loro corredo, il Male e, allo stesso tempo, l’idea di un governo degli ottimati, perché le masse devono essere condotte da pastori in quanto gregge.
Come al solito, la dissimulazione nella quale si è specializzata l’ideologia woke (che si è fagocitata la sinistra acefala), accusa il maschio come espressione della cultura patriarcale per imporre, nel contempo, una cultura patriarcale.
L’archetipo al quale ci riferiamo è il patriarcale consesso degli dèi celesti, portato della cultura nomade indoeuropea, la cui degenerazione è costituita dall’idea che un consesso di saggi, guidati da un patriarca illuminato, sia la migliore soluzione per governare popoli e nazioni.
Patriarca, ottimati, gregge.
Al gregge compete il senso di colpa.
E’ la logica dei fabiani, lupi travestiti da agnelli. Superior stabat lupus, ma ad inquinare l’acqua era l’agnello. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Il senso di colpa induce insicurezza, angoscia, bisogno di protezione e, guarda caso, sul senso di colpa generale si è giocata una partita, quella pandemica, che ora viene alla luce nel suo vero obiettivo, ossia quello di sperimentare un controllo delle masse. Esperimento che ha visto, purtroppo per noi, l’Italia come cavia privilegiata.
Il fatto che Roberto Speranza e Nicola Magrini siano indagati per reati gravissimi, che vanno dalla somministrazione di medicinali guasti, alle false dichiarazioni, fino all’omicidio, mette al centro una questione ben più ampia, ossia quella del disegno che ha guidato l’’apparato sanitario italiano e ha fatto pronunciare, a vari leader, parole che oggi suonano come quelle dei patriarchi pastori alle pecore.
Mario Draghi: “Chi non si vaccina muore”. Mario Draghi: “Per i vaccinati sarà un Natale normale”.
E che dire di questa esternazione?
“Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l’eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita“.
Cercatevi la fonte.
Il tema del patriarcale, a questo punto, non riguarda il maschio, peraltro immerso in una società senza valori, ridotta a poltiglia dall’ideologia dei patriarchi, quelli veri, quelli che comandano, ma proprio loro.
“Esistono – scrive scrive Davide Rossi (op.cit) – società politiche molto più potenti dei partiti che siamo abituati a conoscere. Società che costituiscono una sorta di “stanza di compensazione” fra la politica, gli intellettuali, i giornalisti e il mondo dell’alta finanza internazionale. Sono luoghi nei quali si progetta il futuro al riparo dalle piccole beghe quotidiane di palazzo e dalle competizioni elettorali. Insomma, è lì che si modella davvero il mondo che poi le masse dovranno vivere nell’inconsapevolezza. Si tratta di circoli ultra elitari, dove il timore e il disprezzo verso queste masse sono diffusissimi. Gli esponenti di questo mondo conoscono a fondo l’arte della dissimulazione, il far apparire una cosa per celarne un’altra diametralmente opposta”.
Se vogliamo cercare i patriarchi cerchiamoli là da dove loro propalano per il mondo ideologie tese a ridurci a gregge belante o, peggio, come è accaduto con la pandemia, gregge da laboratorio.
Non sappiamo che fine farà l’inchiesta in corso da parte della magistratura, ma sappiamo che una commissione parlamentare, anche alla luce delle inchieste, deve andare nel covo dei pastori, deve aprire il centro di comando dei patriarchi e deve mostrare il loro vero volto di lupi travestiti da agnelli.
E’ necessario che la commissione, anche grazie alle inchieste in corso, sveli “la drastica svolta autoritaria imposta al mondo occidentale attraverso l’utilizzo politico della vicenda Covid”.
Uno dei laboratori dei lupi travestiti da agnelli, frequentato anche da noti politici italiani che con la pandemia hanno avuto a che fare, è la Fabian society, nata il 4 gennaio del 1884 in un ristorante di Londra.
“Questo nome, Fabian – scrive Rossi, op.cit – , è ispirato a Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, il console romano noto per aver combattuto Annibale e per la sua tattica militare. Era detto il Temporeggiatore perché logorava le forze nemiche, evitando scontri in campo aperto, cercando invece una guerra tattica, fatta di atti di guerriglia, di nascondimenti, di avanzamenti e arretramenti. Un prendere tempo per arrivare a colpire in maniera decisiva solo al momento opportuno. In questo modo il generale romano riuscì a sconfiggere Annibale nella battaglia di Naraggara (presso Zama) nel 202 a.C. che mise fine alla seconda guerra punica e segnò, in pratica, la irreparabile sconfitta dei Punici. È esattamente questa la via attraverso la quale i fabiani intendono imporre una dittatura collettivistica, uno Stato socialista mondiale che stabilisca il nuovo ordine”.
Un nuovo ordine che assomiglia molto a quello stalinista dei gulag o a quello dei campi di concentramento di Hitler. Non a caso i rapporti fra i fabiani e i comunisti russi ci furono e furono importanti. Oggi il nuovo eden di riferimento è la Cina.
Il fabiano George Bernard Shaw asseriva, dopo una visita in Urss: «Stalin ha mantenuto tutte le promesse; ha creato una società giusta e di conseguenza mi tolgo il cappello davanti a lui».
Ancora George Bernard Shaw: «Il nostro tipo di propaganda è permeare. Abbiamo spinto i nostri aderenti a iscriversi alle associazioni liberali e radicali del loro distretto o, se preferivano, alle associazioni dei conservatori. Ci siamo infiltrati nelle organizzazioni di partito, e con la più grande abilità e con la massima energia, abbiamo tirato tutti i fili sui quali siamo riusciti a mettere le mani. Abbiamo avuto tanto successo che, nel 1888, abbiamo ottenuto il vantaggio di una solida maggioranza progressista piena di idee che a nessuno sarebbero venute in mente se non ce le avessero messe i fabiani».
Herbert George Wells, un altro fabiano, ha scritto”New World Order”.
In questo libro del 1940, a pochi mesi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, lo scrittore, quattro volte candidato al premio Nobel, vagheggia un governo mondiale socialista fondato sul primato della scienza e i fabiani manifestano l’aspirazione a uno Stato mondiale a guida tecnocratica.
“Caricato dei concetti di purezza razziale, apportati dalle correnti a sostegno dell’eugenetica, Wells – scrive il traduttore in italiano del libro del fabiano, il reverendo Marco lupi Speranza –
punta il dito contro il “popolo degli Abissi”, ovvero giudei, neri, ammalati, melanconici, minorati
mentali, ecc., asserragliandosi nella torre d’avorio dell’élite scientifica. […]. Tra le sue amicizie, collaborazioni, frequentazioni, troviamo ad esempio Julian Huxley, direttore generale dell’UNESCO e promotore dell’eugenetica”.
Siamo giunti alla questione fondamentale.
“È evidente – scrive Rossi – la similitudine fra la società descritta da Orwell e quella in cui stiamo vivendo: «all’infuori del lavoro tutto era vietato, camminare per strada, distrarsi, cantare, ballare, riunirsi…». Con il primo lockdown, quello di marzo-aprile 2020, è stato addirittura vietato di lavorare e anche nel secondo periodo di segregazione è stato posto il divieto di lavoro ad ampie categorie di piccole imprese come quelle turistiche, culturali, della ristorazione e bar”.
La magistratura farà il suo corso e vedremo cosa deciderà, ma la commissione parlamentare deve andare a fondo del problema politico, perché se non si porta alla luce il disegno, di esecutori dello stesso ne sorgeranno altri.





