
Dopo quasi otto anni sembra arrivata alla fine in Portogallo l’esperienza politica del primo ministro Antonio Costa, che si è dimesso ieri dall’incarico in seguito al suo coinvolgimento in un’inchiesta per presunta corruzione legata ad alcune licenze per la ricerca di litio e la produzione di idrogeno.
Il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, ha accettato le dimissioni di Costa e ha deciso di convocare oggi i partiti politici rappresentati nell’Assemblea della Repubblica. Giovedì, invece, si riunirà con il Consiglio di Stato per poi rivolgersi alla nazione.
Spetterà ora a Rebelo de Sousa decidere se c’è il margine per garantire la stessa maggioranza socialista che aveva vinto ampiamente le elezioni nel 2022 o se sciogliere il Parlamento e tornare alle urne.
Secondo il quotidiano “Jornal Economico”, questo secondo scenario è decisamente il più probabile. Il 30 marzo 2022, infatti, nel suo discorso alla cerimonia di giuramento del 23mo governo, il terzo guidato da Costa, il capo dello Stato aveva pubblicamente avvertito il primo ministro che non sarebbe stato “politicamente facile” sostituirlo a metà legislatura. “Ora che ha vinto, e ha vinto per quattro anni e mezzo, sono sicuro che sa che non sarà politicamente facile che quel volto che ha vinto le elezioni in modo indiscutibile e notevole, venga sostituito da un altro a metà strada”, aveva aggiunto, lasciando intendere che in quel caso avrebbe chiesto elezioni parlamentari anticipate.





