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GUERRA, LA SOTTILE LINEA ROSSA DI CONFINE

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di Angelo Giubileo
 
Sembrerebbe ai molti che – ancora oggi o soprattutto oggi allorquando si manifesta una guerra – questa guerra non avrebbe dovuto avere né spazio né tempo: com’è possibile una guerra? Com’è possibile che l’attualità sia ancora foriera di una guerra? Com’è possibile che una guerra accada nell’attuale progresso di una civiltà? Com’è possibile che nell’attualità si manifesti una pratica piuttosto barbara? Ma, intanto, la guerra è.
Molti si chiedono questo, e tuttavia tutti osservano che una linea, che potremmo dire di confine, è stata nella realtà oltrepassata. Se la guerra si è manifestata, come per qualunque altro fenomeno essa ha avuto un inizio, una nascita, una genesi nel tempo e nello spazio. E’ così che accade, secondo il nostro comune punto di vista umano e quindi anche umanitario, per tutti i fenomeni che in qualche modo ci interessano.
Per un attimo soltanto, si pensi a un mondo senza inizio. Avrebbe ripetuto a noi Parmenide che questo tale mondo “né nasca né muoia”, individuando così nella nascita e nella morte, in alternativa all’ipotesi dell’eternità dell’essere, le due linee di confine possibili. Ma, tralasciando l’ipotesi che potremmo non morire mai – ipotesi in qualche modo riconducibile all’analisi filologica del detto di Anassimandro e al termine apeiron derivato dai filologi ma non presente affatto nel detto medesimo; termine che è per l’appunto traducibile con l’aggettivo “sconfinato” e cioè privo di confine -, l’analisi sia del Mythos che del Logos non consente in alcun modo di escludere l’ipotesi dell’inizio. Ciò che “il pensiero iniziale” di Martin Heidegger dirà: l’inizio dell’inizio che è.
Ma, ritorniamo alla questione dell’inizio di una guerra che molti non credevano possibile o almeno non credevano più possibile; sia che si tratti della guerra russo-ucraina che della guerra nella striscia di Gaza. In entrambi i casi appare del tutto evidente come una linea di confine – temporale e spaziale – sia stata e sia di continuo oltrepassata. L’avanzata delle truppe militari, rispetto a una linea di confine fissata, ripete continuamente questo evento, che pertanto man-tiene (nel senso del significato comune al verbo creare quale interpolazione dell’espressione greca to chreon, di cui al detto di Anassimandro citato) la guerra e pertanto ostacola l’eventuale ritorno della pace. Come dire che esiste continuamente una linea di confine da superare o rispetto alla quale fermare l’avanzata: una linea di confine che quindi è – sistematicamente e continuamente – occupata.
In qualunque libro del Genesi, l’ipotesi dell’esistenza di un Dio segna la linea di confine tra un mondo fisico, oggetto di siffatta creazione, e un mondo metafisico, e cioè ultroneo rispetto alla linea di confine tra i due mondi. Per chiunque creda nella prospettiva di una vita terrena quale che sia da salvare a ogni costo e contemporaneamente nella prospettiva di una vita ultraterrena in un certo qual modo garantita, la linea di confine tra la vita e la morte dovrebbe essere sistematicamente e continuamente occupata e cioè anche a costo della propria vita terrena. Una linea terrena di confine non occupata può essere oltrepassata più facilmente, senza alcun bisogno che il nemico passi sul tuo cadavere.
Se vedeste o rivedeste il film di Terrence Malick del 1998, La sottile linea rossa, non dovreste giammai dimenticare le parole di Witt: Tutte bugie. Tutto quello che vedi, tutto quello che senti. Così grosse da vomitare. Ti trovi in gabbia, una gabbia che va di qua e di là.

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