Il futuro dell’Italia sempre più a rischio
In un’intervista a La Stampa, di qualche giorno fa, Luigi Zingales, professore universitario a Chicago, fa un’analisi che dovrebbe essere spiegata in tutti i dibattiti TV.
La sintesi è una sentenza di colpevolezza a carico delle classi dirigenti e soprattutto dei partiti politici che hanno comprato il consenso spendendo a rotta di collo senza migliorare le capacità del sistema produttivo e senza rafforzare la coesione sociale.
Dice Zingales che, tra i Paesi sviluppati, l’Italia è uno di quelli in cui si lavora meno anni; la spesa pubblica raggiunge il 53% del PIL, ma le risorse destinate a disoccupazione, disabilità e contrasto alla povertà sono relativamente contenute.
Il welfare state italiano non assicura contro i rischi, è un sistema per pagare le pensioni.
Rafforza quest’accusa un articolo di Luigi Capone e Giuliano Cazzola sul Foglio di ieri, che analizza il sistematico trasferimento di risorse nel bilancio pubblico da ogni intervento sociale, casa compresa, alla spesa per sostenere le pensioni.
Dal 1995 ad oggi.
Capiamo di cosa si tratta?
Trentuno anni di spesa dirottata sulle pensioni, anche quelle assistenziali che sono milioni. Niente per investire sul futuro e quindi sui giovani.
Mettiamoci poi la politica dei bonus anch’essa di lunga durata e arriviamo ai nostri tempi con le forze politiche oggi al governo che hanno regalato ai lavoratori autonomi una flat tax demenziale che non solo è ingiusta perché del tutto sproporzionata rispetto alle aliquote del lavoro dipendente, 15 contro 38 e 43 per cento, ma deprime la crescita perché ha un limite di 85 mila euro oltre il quale si paga il triplo di aliquota.
Ma non c’è solo questo.
C’è una cultura di governo bacata per cui se arriva una crisi internazionale che fa crescere il costo dei carburanti e si scopre che aver chiuso le raffinerie per inseguire l’imbecillità di una spensierata ideologia green aumenta l’effetto del prezzo del greggio, il governo fa lo sconto sulla benzina e sacrifica risorse preziose.
D’altra parte, stiamo ancora pagando le rate dei bonus edilizi quantificabili in oltre 200 miliardi andati a rafforzare il patrimonio immobiliare di una parte degli italiani.
I giovani arrabbiati dovrebbero protestare contro i partiti che hanno voluto un tale scempio che sono tutti dalla sinistra alla destra e contro i sindacati.
Questo è il dramma: classi dirigenti incapaci di costruire qualcosa, ma votate a dilapidare come se non ci fosse un futuro.





