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SETTEMBRE 1943 I DUBBI SULLA MANCATA CATTURA DI MUSSOLINI E LE BUGIE DI WINSTON CHURCHILL – PARTE IV

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di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella
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A 80 anni dalla destituzione di Benito Mussolini (25 luglio 1943) e dalla firma dell’armistizio tra Italia e Alleati (3-8 settembre 1943) sono ancora molte le domande senza risposta certa. Alcune riguardano la fuga del Duce a Campo Imperatore e la sua liberazione da parte dei tedeschi con un blitz di paracadutisti delle SS guidati dal capitano Otto Skorzeny (12 settembre 1943): perché, pur potendo impedire la fuga di Mussolini sul Gran Sasso, Badoglio e i Servizi inglesi lo “lasciarono andare”? e perché, pur avendo intercettato i piani nazisti per un blitz a Campo Imperatore e pur potendo prevenirli, i Servizi inglesi “lasciarono fare”?
Sono domande di grande importanza, alla luce degli eventi successivi. Se infatti il Duce del fascismo fosse stato catturato dagli inglesi, con ogni probabilità la guerra in Italia sarebbe finita molto prima, non ci sarebbe stata la Repubblica di Salò e ci saremmo risparmiati una dolorosa guerra civile. Forse… Quel che è certo è che Winston Churchill mentì, come emerge dalla documentazione britannica.
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LA PROFEZIA DI GEORGE ORWELL SULLA MORTE DI BENITO MUSSOLINI
E L’IMBARAZZO DELL’ESTABLISHMENT CONSERVATORE BRITANNICO
L’articolo di George Orwell porta la data del 22 ottobre 1943 e viene pubblicato dal “Tribune” (lo scrittore cura le pagine di critica letteraria del giornale) con un titolo che è tutto un programma: “Who are the War Criminals?”, ossia “Chi sono i criminali di guerra?”.
Orwell va subito al punto e si domanda «quali crimini» abbia effettivamente «commesso» Mussolini, posto naturalmente che gli si possano attribuire dei «misfatti». Quali sono inoltre gli «aspetti» del «regime interno» fascista passibili eventualmente di «giudizio» da parte di un qualsivoglia «organismo popolare» nel Regno Unito? Non vi è infatti, osserva, «alcuna furfanteria commessa da Mussolini tra il 1922 e il 1940 che non sia stata oltremodo glorificata dalle medesime persone che propongono ora di portarlo alla sbarra». Risulta dunque «decisamente improbabile», afferma il geniale autore inglese, che i «conservatori britannici» decidano di processarlo nel mondo reale, poiché l’ex “Uomo del Secolo” è «un ottimo capro espiatorio» mentre rimane «a piede libero». Ma si trasformerebbe in un «pericolo» se finisse in «galera» per mano degli Alleati. L’ex duce insomma, lascia intendere Orwell, potrebbe ad esempio decidere di esporre dinanzi a una corte britannica i dettagli degli appoggi occulti da lui ricevuti per mano del tenente colonnello Samuel Hoare, il capo del Dmi in Italia, a partire dall’autunno del 1917.
Nella sua recensione, insomma, lo scrittore inglese anticipa già il dilemma sul destino di Mussolini di fronte al quale si troverà di lì a poco, a guerra conclusa, l’establishment del Regno Unito: ucciderlo senza processo e teatralità, correndo così il rischio di trasformarlo in un martire? O sottoporlo a un regolare giudizio, con l’azzardo di imbarazzanti chiamate in correità da parte dell’ex dittatore italiano?
Alla fine di aprile del 1945, sulle rive del Lago di Como, i servizi d’intelligence inglesi opteranno chiaramente per la prima ipotesi.
Nel settembre 1943, intanto, l’Operazione Quercia sul Gran Sasso raggiunge l’obiettivo strategico di allontanare lo scenario da incubo per Churchill e soci di uno spettacolare processo londinese all’ex duce, dinanzi agli occhi del mondo intero.
Per l’Italia, tuttavia, sta prendendo forma un’ulteriore, spaventosa catastrofe. Il 23 settembre un Mussolini redivivo annuncia la nascita della Repubblica Sociale Italiana (Rsi), uno Stato fantoccio agli ordini di Hitler. Inizia così una devastante guerra civile che durerà venti mesi.
Qualche anno più tardi, sarà Churchill in persona ad ammetterlo nella sua celebre storia della Seconda guerra mondiale: in seguito alla liberazione di Mussolini del 12 settembre 1943 per mano di “novanta paracadutisti germanici”, scrive Sir Winston nel 1951, l’Italia ha attraversato “il periodo più tragico della sua storia”, divenendo “il campo di battaglia di alcune tra le battaglie più feroci” dell’intero conflitto bellico.
(4-Fine)
Nella foto, George Orwell.

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