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QUALE STATO, QUALI RIFORME?

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di Savino di Scanno

Potrebbe essere utile ripercorrere qualche percorso accademico per ricercare elementi di Civiltà oggi apparentemente smarriti.
Nel contesto delle Scienze Giuridiche la Dottrina dello Stato, unitamente alla Filosofia del Diritto ed alla Filosofia della Politica, studia le categorie generali che sono alla base della società e degli ordinamenti delle Costituzioni Positive. Aristotele, Hegel, Montesquieu e più recentemente Kelsen, Jellinek, Emanuele Orlando, tanto per citarne alcuni, sono tra i tanti (o pochi) pensatori della materia che considera la Politica come lo strumento che permette di governare uno Stato.

Al fine di avere il quadro di riferimento, più ampio possibile, anche da una prospettiva storica, appare opportuno per noi Occidentali analizzare e studiare i vari sistemi adottati, a partire dalla sino ad arrivare all’età moderna e contemporanea, compreso il superamento di feroci dittature e la nascita delle democrazie attuali. Addentrarsi nello studio significa, ad esempio, apprendere che la necessità della creazione di uno Stato moderno deriva dalle condizioni di accentrare il potere giudiziario ed amministrativo con l’obiettivo di rendere oggettivo e temperato il  potere politico, anche con la formazione di strutture di diritto come architravi sociali.
Dopo la seconda guerra mondiale principi come sovranità, territorio, e le manifestazioni della stessa politica sono stati messi in discussione. Si deve tornare ad avere qualche punto fermo.

Lo Stato, la sua organizzazione e funzionamento deriva sempre da un atto politico che per noi è la Costituzione. Lo Stato quindi è una espressione chiara e diretta della azione della politica che se ne deve assumere ogni responsabilità. Ma nella realtà cosa succede od è successo.
È sotto gli occhi di tutti.

Lo Stato si è trasformato in un moloch incontrollabile utilizzato dalla politica solo ai fini strumentali del potere per il potere,  verso cui trasferire ogni azione “di mal governo”. Di recente a Caivano il Primo Ministro Meloni ha parlato di “fallimento” dello Stato in quei territori seguita dal Governatore della Campania De Luca con una sua affermazione circa la “assenza” del lo Stato stesso.
Nel parlare di “fallimento”, in termini giuridici, sarebbe necessario ricordare gli istituti della liquidazione giudiziale, nomine di curatori fino al ricorso alle magistrature penali per le ipotesi di bancarotta e falso in bilancio.
Ma concretamente ciò non è possibile perché lo Stato è il primo datore di lavoro in Italia.
Sarebbe oltremodo necessario chiudere un andamento del genere. Allo stesso tempo si dovrebbe aprire una stagione di riforme serie e necessarie, che dovrebbero riguardare una riorganzzazionee dello Stato, non dimenticando mai che questo significa anche riformare l’intera società italiana.

Autore

  • Redazione

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