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I SEGRETI DI TIMPA DELLE MAGARE: UN MIG E UN PILOTA LEGGERMENTE MORTO

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di Eugenio Baresi*

Amato si è di certo ritagliato uno spazio significativo per le eclatanti sue affermazioni, e certamente se ne è ritagliato un altro per l’incredibile numerosità delle sue successive precisazioni interpretative.

Normalmente una cosa ben detta e soprattutto ben motivata non richiede richiami.

Fisso in tutta la vicenda è solo il riferimento al giudizio che attende ognuno di noi terminata l’esistenza terrena.

Per quello che ci è stato tramandato il metro di giudizio richiederebbe una vita di semplici comportamenti.

Già questo dovrebbe preoccupare Amato, limitandosi alla vicenda in analisi.

Allora pare più probabile che tutto sia stato inventato per ingraziarsi quello che riceve chi dei semplici comportamenti se ne è fatto gioco e sta molto sotto al Paradiso e che è raccontato come luogo di fiamme vigorose.

Amato, forse sta immaginando di potersi guadagnare pur in questo luogo periglioso, una postazione di prestigio.

Come per altro anche qui in terra ha mantenuto.

Allora nella ricerca di sempre più riconoscenza, pare quasi un ulteriore sforzo quello del nostro Amato nell’aver convinto altri nella complicazione di cose semplici.

Un anziano maresciallo, che pure lui evoca il suo viaggio nell’aldilà, racconta su La repubblica di essere stato proiettato in un luogo significativo: Timpa delle Magare dove è precipitato un mig libico.

É proprio curioso che l’aeronautica militare italiana fosse tanto a pezzi da mandare da Bari una autovettura per raggiungere uno sperduto luogo della montuosa Sila, ma ancor più che lasci sul luogo per un mese una persona che come competenza ha quella di maresciallo addetto alla gestione del parco macchine di un comando locale.

Ma queste sono personali considerazioni, quello che conta sono le sue affermazioni.

Il mig libico è precipitato la sera del disastro di Ustica.

Il maresciallo racconta che l’aereo libico è in un vallone di un chilometro d’altezza e che risulta praticamente integro nonostante avrebbe dovuto essersi schiantato e che il corpo del pilota è talmente putrefatto da far quasi svenire un carabiniere.

Sostanzialmente aereo posizionato per finta e corpo putrefatto essendo lì da più di venti giorni… già questo incredibile.

Ma aggiungiamo che il prof. Luigi Di Stefano, autore per l’Itavia della perizia missilistica “Cinti-Di Stefano” , racconta in una intervista del dicembre 2014: “È strano, pensai; l’aereo è a brandelli ma il pilota pare fu ritrovato quasi integro, solo leggermente morto e con tutte le contraddizioni che ben conosciamo”.

Di un “leggermente morto” non ci è mai capitato di avere notizia, per di più se putrefatto.

Di un aereo praticamente integro e nel contempo in mille pezzi francamente pur facendo appello alla più sfrenata fantasia risulta difficile immaginarne la convivenza.

Il racconto pare sufficientemente evidente per comprendere come i ricordi siano condizionati e nemmeno coordinati.

Ci sarebbe da aggiungere che l’idea del mig spostato non è una novità. Venne ipotizzata dal prof. Casanova, perito incaricato da Priore, che però fu poi costretto ad ammettere che quello da lui affermato era sbagliato: i suoi calcoli erano errati, concettualmente e scientificamente.
Ci sarebbe molto da dire sugli errori ripetuti di certi periti.
 

Infatti, come abbiamo già raccontato su questo giornale, entrambi sono smentiti dalla Procura di Crotone che definisce dimentichi della serietà professionale i periti che inventarono il caso e disponibili ad ogni mistificazione ed ogni speculazione i giornalisti che lo ampliarono.

La procura aveva dovuto aprire un fascicolo d’indagine per le contraddizioni inventate dalla stampa e supportate dalla denuncia di sparizione di una perizia inesistente,

C’è da aggiungere che quel mig venne correttamente individuato dai radar della difesa aerea.

Definito nemico dall’operatore di Jacotenente, venne invece erroneamente individuato come amico dall’operatore di Otranto.

L’operatore di Otranto venne sanzionato per quell’errore per altro ininfluente essendo stato corretto nell’immediatezza, ma anni dopo si tolse la vita pochi giorni prima di essere reinterrogato sull’errore da Priore.

Errore che, ripetiemo assolutamente ininfluente, si voleva ascrive ad una manovra per nascondere i fatti.

I fatti, non quelli veri che come evidenziato sono immodificabili, ma quelli utili a creare la fantasia della battaglia aerea.

Così il povero operatore venne assunto nell’ulteriore mistero delle morti sospette creato per ammorbare sempre di più la semplicità degli avvenimenti..

Non pare serva aggiungere altro.

Poi con un nuovo ricordo arriva l’ANSA.

Un aviere di 19 anni che la sera del 27 giugno 1980, è nella sala operativa della Prima brigata aerea, e che consegna a Spadolini un dossier del Sismi di 700 pagine.

Lasciando perdere queste cose, poi afferma perentoriamente della presenza di due Mirage e di un Tomcat, di intercettori di Grosseto che si alzarono in volo su indicazione del radar di Poggio Ballone e costretti però a rientrare su ordine di chi non si sa.

É stabilito da tutte le perizie radar e sentenziato da un lungo e accurato processo penale che gli F104G di Grosseto in volo erano del modello da addestramento senza alcuna arma a bordo, che tutti atterrarono fra le 20,30 e le 20,50 con una operatività perfettamente programmata e conosciuta oltre che riscontrata dai tracciati radar.

É stabilito con assoluta certezza chi era in volo in quella zona con tanto di indicazione di traiettoria e individuazione dell’aeromobile.

Credo utile sottolineare all’ANSA che ci sono ancora in vita protagonisti certamente attendibili, e non usiamo maggiorativi, per ruolo e mansione.

Anche se stanche probabilmente di sentire “balle” (l’affermazione è presa in prestito).

Il pilota del 104 in volo quella sera, poi componente della Frecce Tricolori come i suoi colleghi, che rientrava da un volo di addestramento.

Ha più volte testimoniato e scritto di quella sera con dettagliati resoconti.

L’allora comandante del XX gruppo di Grosseto proprio sul mio sito relativo ad Ustica, ha affermato che terminata la missione i due piloti Naldini e Nutarelli hanno con lui semplicemente commentato l’esercitazione.

Tutto assolutamente accertato giudizialmente.

Pare che siano particolarmente attuali le parole dei magistrati di Crotone sul fatto che ci sia una informazione disponibile ad ogni mistificazione ed ogni speculazione.

La verifica della fonte è preminente in ogni buon lavoro, non tanto per la fonte in quanto tale, ma per l’attendibilità di quanto afferma.

Senza voler dare lezioni se proprio si intende valorizzare certe affermazioni, si assuma deontologicamente lo scrupolo di verificarne la prova, soprattutto se possibile come è possibile, doveroso come è doveroso, rispettoso come è necessario essere rispettosi quando si tirano in ballo delle persone non più in vita.

La motivazione paranormale che ha innescato Amato e con lui altri pseudoricordi esigono il confronto con la concretezza dei fatti.

*segretario Commissione stragi

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