Alcuni possibili futuri scenari nel panorama della politica italiana
“La politica è l’arte del possibile”.
Filippo Turati
Il sondaggio SWG per il TG La7 del 14 settembre 2026 offre una fotografia interessante della politica italiana, ma, soprattutto, suggerisce una domanda sul futuro degli schieramenti.
Fratelli d’Italia resta nettamente primo partito con il 27%, il PD sale al 22,9%, il Movimento 5 Stelle raggiunge il 12,6%, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci arriva al 7,9%, superando Forza Italia, ferma al 6,9%. La Lega scende al 5,5%, mentre Noi Moderati si colloca all’1%.
Il dato politicamente più rilevante non è quindi soltanto la crescita di questo o quel partito. È la possibile trasformazione della geometria del centrodestra.
Fino a oggi l’assetto appariva abbastanza chiaro: Fratelli d’Italia forza egemone, Forza Italia riferimento dell’area moderata e liberal-conservatrice, Lega componente identitaria e territoriale, con le formazioni minori a completare la coalizione.
L’ascesa di Futuro Nazionale introduce però un nuovo protagonista, abbastanza forte da non poter essere considerato semplicemente marginale.
Ed è qui che emerge il vero problema: quanto sarà largo il futuro campo della destra e chi ne sarà il leader?
Il nodo Vannacci
Il 7,9% di Futuro Nazionale cambia la natura del problema. Se questo consenso fosse confermato, Vannacci diventerebbe un interlocutore inevitabile nella costruzione di qualsiasi coalizione di destra competitiva.
La questione non è soltanto se i suoi voti possano sommarsi a quelli degli altri partiti. Una coalizione non è un’operazione matematica: ogni forza porta con sé elettori, idee, priorità e una propria leadership.
Per questo la domanda «Vannacci farà parte della coalizione di destra?» è destinata a diventare centrale.
Se la risposta fosse positiva, il centrodestra guadagnerebbe certamente ampiezza elettorale, ma dovrebbe anche ridefinire gli equilibri interni.
Vannacci non entrerebbe semplicemente come un altro alleato: con una forza prossima all’8% avrebbe titolo per chiedere un ruolo politico proporzionato al consenso raccolto.
Se, invece, rimanesse fuori, potrebbe trasformarsi in un competitore autonomo capace di sottrarre voti proprio nell’area che oggi sostiene il centrodestra.
In entrambi i casi, dunque, il problema non può essere ignorato.
Chi guiderà il nuovo campo?
Oggi la risposta appare semplice: Giorgia Meloni, perché Fratelli d’Italia è nettamente il primo partito e rappresenta il baricentro della coalizione.
Ma l’eventuale ingresso di Vannacci renderebbe più complesso il rapporto tra forza elettorale e leadership.
Non è necessario immaginare una competizione diretta tra Meloni e Vannacci.
Il punto è un altro: chi riuscirà a definire l’identità complessiva della coalizione?
Meloni avrebbe il compito di dimostrare di poter rappresentare un’area più ampia del proprio partito, integrando sensibilità diverse senza perdere una linea politica riconoscibile.
Vannacci, dal canto suo, dovrebbe decidere se essere una componente della destra di governo oppure costruire un’identità autonoma, mantenendo una pressione competitiva sugli altri partiti.
È una differenza decisiva.
Una coalizione può contenere molte anime, ma ha bisogno di una direzione riconoscibile. Altrimenti l’allargamento rischia di trasformarsi in una permanente competizione interna.
Il possibile problema di Forza Italia
Qui si colloca il futuro di Forza Italia.
Il sorpasso di Futuro Nazionale non significa automaticamente che Forza Italia sia destinata a perdere il proprio ruolo. Al contrario, più la destra si allarga verso posizioni identitarie, più può diventare importante una componente moderata, liberale, europeista e istituzionale.
Il problema è che questa funzione deve essere politicamente visibile.
Forza Italia non può limitarsi a essere l’elemento moderatore di una coalizione costruita da altri. Deve continuare a rappresentare un’identità precisa e un elettorato che non vuole scegliere tra una sinistra progressista e una destra più radicale.
Il rischio, altrimenti, è che il partito venga progressivamente schiacciato tra due forze più grandi: Fratelli d’Italia da una parte e Futuro Nazionale dall’altra.
Ma esiste anche un’opportunità: diventare il punto di equilibrio indispensabile di una coalizione più ampia.
La sua importanza, quindi, potrebbe essere maggiore della sua percentuale.
E Noi Moderati?
Ancora più difficile appare la posizione di Noi Moderati, oggi all’1%.
In un centrodestra destinato ad allargarsi, una formazione così piccola deve giustificare la propria presenza attraverso una funzione politica specifica.
Se il nuovo equilibrio comprendesse Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Futuro Nazionale, lo spazio per ulteriori soggetti autonomi potrebbe diventare molto ristretto.
Non è necessariamente una questione di esclusione formale. Potrebbe essere piuttosto un processo di progressiva marginalizzazione o ridefinizione.
Ed è questa la dinamica che potrebbe interessare anche altri protagonisti della coalizione.
La Lega e il nuovo equilibrio
Il 5,5% della Lega segnala un altro elemento da non sottovalutare.
Se Vannacci dovesse consolidarsi, una parte dell’elettorato identitario e nazionale potrebbe trovare in Futuro Nazionale un nuovo riferimento.
La Lega dovrebbe allora rendere ancora più chiara la propria specificità, evitando di trovarsi compressa tra il partito di governo e il nuovo soggetto di destra.
Il centrodestra potrebbe così assumere una struttura molto diversa da quella conosciuta negli ultimi anni: Fratelli d’Italia come forza di governo e principale partito, Vannacci come nuova componente identitaria, Forza Italia come area moderata e liberale, Lega alla ricerca di una propria collocazione e formazioni minori costrette a ridefinire il proprio ruolo.
È soltanto uno scenario, naturalmente, ma i numeri indicano che non è più possibile escluderlo.
Il campo largo non è una semplice somma
La stessa riflessione vale per il centrosinistra.
PD e M5S insieme rappresentano una consistenza elettorale rilevante, ma anche in questo caso il problema è trasformare voti distinti in una proposta comune.
Il tema del campo largo, quindi, non appartiene soltanto alla sinistra.
È una questione generale della politica contemporanea: quanto può essere ampia una coalizione senza perdere coerenza?
Una coalizione vincente deve essere abbastanza larga da raccogliere sensibilità diverse, ma abbastanza compatta da poter governare dopo aver vinto.
Questo è il vero punto.
La partita decisiva
Per la destra italiana, dunque, il sondaggio non va letto soltanto come una classifica.
Il 27% di Fratelli d’Italia conferma la leadership di Meloni.
Il 7,9% di Vannacci segnala la nascita di un polo ormai significativo.
Il 6,9% di Forza Italia mostra la solidità, ma anche la vulnerabilità, dell’area moderata.
Il 5,5% della Lega suggerisce la necessità di una ridefinizione.
L’1% di Noi Moderati rende evidente quanto sia difficile per i piccoli partiti conservare uno spazio autonomo.
La domanda decisiva diventa, quindi, chi sarà incluso nel nuovo campo largo della destra e secondo quale equilibrio.
Vannacci sarà dentro?
Se sì, a quali condizioni?
Forza Italia resterà centrale?
Noi Moderati troverà ancora uno spazio autonomo?
La Lega riuscirà a recuperare terreno?
E soprattutto: la leadership rimarrà saldamente nelle mani di Giorgia Meloni oppure la crescita di nuovi soggetti produrrà una coalizione più plurale, nella quale il rapporto tra i diversi leader dovrà essere nuovamente negoziato?
La risposta dipenderà dai prossimi mesi, ma una cosa appare già evidente: il problema della destra non è più soltanto vincere, bensì stabilire quale destra dovrà vincere.
Una destra troppo stretta rischierebbe di rinunciare a una parte dell’elettorato oggi disponibile.
Una destra troppo larga rischierebbe, invece, di diventare una somma di identità difficili da conciliare.
La soluzione potrebbe stare nella capacità di costruire una coalizione nella quale le differenze non siano negate, ma ordinate intorno a un progetto comune.
Ed è qui che la leadership diventa decisiva.
Giorgia Meloni dispone oggi della forza numerica necessaria per rivendicare la guida. Ma dovrà dimostrare di saper governare anche una coalizione più articolata.
Vannacci, se continuerà a crescere, dovrà scegliere se diventare parte di questo progetto o rappresentarne dall’esterno la pressione più forte.
Forza Italia dovrà difendere il proprio spazio senza trasformarsi in una semplice componente ancillare.
La Lega dovrà trovare una nuova centralità. I partiti minori dovranno dimostrare di avere una funzione reale.
È questa, più che la variazione di qualche decimale, la vera indicazione del sondaggio.
La prossima sfida elettorale potrebbe infatti non essere soltanto un confronto tra centrodestra e centrosinistra, ma anche una competizione sulla forma che assumeranno entrambi i campi.
E nel centrodestra la domanda è ormai inevitabile: quanto può allargarsi il perimetro senza cambiare la natura della coalizione?
Se Vannacci entrerà, qualcosa cambierà necessariamente.
Potrebbe cambiare la distribuzione dei consensi, ma, soprattutto, potrebbe cambiare la gerarchia interna.
E, allora, emergerà la questione più delicata: se il nuovo campo sarà più grande, chi sarà disposto a cedere spazio perché tutti possano entrarvi?
Forse sarà proprio questa la partita decisiva.
Non soltanto conquistare voti, ma trasformare consensi diversi in una maggioranza politica stabile.
Perché, alla fine, una coalizione non si misura soltanto dalla quantità di elettori che riesce a mettere insieme.
Si misura dalla capacità di convincerli che, pur partendo da sensibilità differenti, stanno andando nella stessa direzione.
Accorciare ancora la conclusione.
Fondere i paragrafi sulla leadership.
Ridurre le domande retoriche.





