Home Opinioni La Bonino che non c’era. E il partito che non c’è più

La Bonino che non c’era. E il partito che non c’è più

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Funerali Bonino

Concentrati sui funerali di Stato si finge di non ricordare la sua seconda vita politica

Il Peana del Regime Coccodrillo intorno al funerale di Emma Bonino è grottesco, lo si può recitare solo perchè il deserto della politica italiana – da destra a sinistra e viceversa – è tale da trasformare in Gigante chiunque abbia calcato la scena in altra epoca.
La verità, che forse in questi giorni non si osa dire ma va detta, è che la Bonino che nacque nel Partito Radicale di Pannella, Sciascia e poi Tortora da almeno un Ventennio non esisteva più.

Da un certo punto in poi la Bonino ha giocato solo in proprio.

Nulla di grave, se non che giocare in proprio ha significato giocare con le trame e i sotterfugi di Napolitano, con gli affari di Scalfari e il suo gruppo editoriale, per diventarne un docile strumento, trasformarsi nel loro “Personaggio dell’Anno” nel 2016 sulla copertina de L’Espresso, per lanciarla come operazione politico-elettorale a colpi di milioni di Soros, il geniale finanziere che si fece grande con una criminale speculazione contro la Lira. e la Sterlina.

L’operazione Più Europa fallì.

Il rapporto con Pannella non fu mai recuperato e ricucito.

E, da quel momento, la Bonino fu posteggiata nel ruolo di Indipendente di Sinistra di Lusso del PD e di protagonista subalterna del peggior Buonismo politico: da Teheran, dove si prostra velata da Khomeini, a Dublino, dove benedice il folle, merkeliano trattato sugli immigranti che vengono scaricati sui “Paesi di Prima Accoglienza” e via via a condividere e coprire ogni Dogma perdente di un’Unione Europea già in rotta di collisione e priva di ruolo politico, e ogni Bergoglismo di pura demagogia.

Questa seconda politica, la Bonino che gioca in proprio, non solo è del tutto estranea ma fu antitetica al miglior partito e alla cultura politica di Pannunzio, di Pannella e Sciascia.

Spiace a dirsi ma è così: questo Regime Rottame non ne fa casualmente una propria icona, eleggendola, mediaticamente, a una sorta di Rosi Bindi laicheggiante.

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