
di Bruno Chiavazzo
Al solito la stampa italiana, ancora una volta, si è esercitata nei “retroscena” dell’intervento scritto da Mario Draghi per l’Economist. “E’ un siluro alla Meloni”, “No appoggia il centro-destra”, “Si candida alla guida della UE”, e via così. Uno indica la Luna e gli stolti guardano il dito.
E’ passato meno di un anno da quando Salvini, Berlusconi e, soprattutto Conte, cacciarono da Palazzo Chigi Mario Draghi, convinti che gli italiani li avrebbero premiati e, invece, si sono ritrovati a fare i portatori d’acqua alla Meloni. La famosa eterogenesi dei fini.
Avevamo l’unico italiano che aveva uno standing internazionale, uno stile, una conoscenza dei problemi economici mondiali e la capacità di affrontarli, e ci siamo ritrovati con una diplomata all’istituto linguistico, un altro che ha fatto la scuola dell’obbligo in padania, un’avvocaticchio che per strane conseguenze astrali si è ritrovato a fare per ben due volte il capo del governo e, infine, morto Berlusconi, un altro che prima di parlare telefona ai figli del compianto defunto.
Per non parlare della cosiddetta “opposizione” che non esiste, tranne che per i giornali e qualche rete televisiva. Incapace di mettere in atto un progetto politico, una qualche idea di società, una linea politica condivisa. Insomma il nulla, il vuoto pneumatico infarcito di slogan che capiscono solo loro e i parenti più prossimi.
Oltretutto sono stati al governo negli ultimi dodici anni e qualsiasi cosa dicano, la domanda viene spontanea: perché non l’avete fatto prima? Nel suo scritto, Mario Draghi, non parla affatto dell’Italia (manco la cita), si sofferma invece sull’Europa, auspicando “nuove regole e più sovranità condivisa”.
In particolare scrive Draghi, per quanto riguarda le politiche di bilancio e il patto di stabilità: “ Tornare passivamente alle vecchie regole, sospese durante la pandemia sarebbe il peggior risultato possibile”. L’Europa, continua, deve affrontare una serie di sfide sovranazionali che richiederanno ingenti investimenti in tempi brevi (difesa, transizione verde e digitalizzazione) col rischio che essa non riesca a garantire la sicurezza richiesta dai suoi cittadini e la possibile perdita della sua base industriale a vantaggio di regioni (vedi Cina, India) che si impongono meno vincoli.
Esattamente quello che stanno facendo gli Usa con Joe Biden che sta allineando la spesa federale, i cambiamenti normativi e gli incentivi fiscali al perseguimento degli obiettivi nazionali. Tutto questo mentre da noi si parla di ridurre la soglia elettorale al 3% per le europee e togliere i telefonini ai quattordicenni.





