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Non se ne può più – Parte 2

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Non se ne può più

Il condizionamento sistemico

Se è vera la frase attribuita a Mussolini, “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, i problemi di sistema che qualunque governo si trova di fronte nel suo lavoro sono importanti.

Il discorso è troppo vasto e complesso per andare oltre dei brevi cenni.

In primo luogo, l’attività di un governo non si svolge nel vuoto ed è soggetta a una molteplicità di interrelazioni di ogni tipo.

Vari studiosi hanno osservato che la Costituzione italiana fu scritta in modo da creare una suddivisione dei poteri tra molti soggetti diversi, così che non vi fosse una netta prevalenza di un partito sugli altri.

L’autonomia della magistratura, concepita in modo tale da renderla inattaccabile e non influenzabile dal potere politico sia che si trattasse del governo sia del Parlamento, è il primo esempio di redistribuzione del potere.

Il secondo è la creazione delle regioni.

Il terzo è il bicameralismo perfetto accompagnato da una legge elettorale proporzionale.

Il sistema di governance italiano è tagliato sulla diffidenza per l’esercizio del potere politico e sull’imposizione di un metodo fondato sulle mediazioni, sui compromessi e sulla “retribuzione” degli scontenti, ovvero sull’uso della spesa pubblica per attenuare le tensioni di interessi e sociali.

Vi sono, poi, il contesto e l’evoluzione dei vincoli internazionali sui quali c’è da dire molto, ma basti tenere conto che hanno ristretto le possibilità di azione dei governi nazionali in nome di una giusta esigenza di dare vita a entità associative di stati più vaste.

Il problema è che queste entità – prima l’associazione tra stati europei – hanno scelto di esprimersi con regolamentazioni di tipo giuridico, creando un ambiente di diritti vincolanti e di organismi deputati al loro rispetto.

L’esempio semplice che si può fare è la grande questione dell’immigrazione che nessuno stato in Europa può affrontare in termini di interesse nazionale o sovranazionale, dovendo per forza agire in una cornice di patti e norme cogenti che, in nessun altra parte del mondo, sono considerati obbligatori.

I famosi “diritti umani” sono una creazione politico/giuridica e, quindi, una scelta. Il divieto di respingimento, l’obbligo di soccorso in mare, l’obbligo di non espellere minori e malati sono scelte.

Si è creata una situazione paradossale in base alla quale tutti sono liberi di agire per i loro interessi tranne i Paesi europei.

Ebbene, questo condiziona l’azione di un governo?

Certo che sì e, dunque, non si può prescindere dalle interazioni di sistema e dalle culture che orientano i popoli.

Fra le interazioni di sistema bisogna mettere un culto del perfettismo giuridico affidato alle burocrazie, ognuna delle quali si dedica al rispetto delle procedure più che al risultato da ottenere.

Per fare un esempio: l’autostrada del Sole fu costruita in otto anni dal 1956 al 1964 su un tragitto di 750 km. Oggi un’opera simile sarebbe impossibile.

Lo sanno gli italiani che questo ostacolo è immenso e che nessun governo ha il potere di superarlo?

Certo, potrebbe provarci avendo a disposizione dieci anni di stabilità politica.

Un’utopia.

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