Home Opinioni ABOLIRE IL NUMERO CHIUSO NELLA FACOLTÀ DI MEDICINA?

ABOLIRE IL NUMERO CHIUSO NELLA FACOLTÀ DI MEDICINA?

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di Donato Troiano*

Negli ultimi decenni il Sistema Sanitario Nazionale italiano ha accumulato una serie di criticità, che hanno minato pericolosamente le fondamenta della sua missione umana e sociale.

L’unitarietà e la organicità del Sistema Sanitario Nazionale sono scomparse e hanno dato origine a una inaccettabile molteplicità di sistemi sanitari regionali, l’uno differente dall’altro.

Il comparto privato accreditato ha, di fatto, sopravanzato il settore pubblico delle prestazioni sanitarie.

Le risorse finanziarie hanno subito una consistente riduzione, le strutture ospedaliere sono sensibilmente ridotte. Tuttavia, nonostante la riduzione dei posti letto, nella gestione delle risorse finanziarie prevale ancora una “visione ospedalocentrica”, a scapito delle politiche di prevenzione e della sanità territoriale e di prossimità.

Le disparità regionali in relazione alle attività, ai risultati e alla qualità dell’assistenza sanitaria sono cresciute. Ciò ha reso ancora più consistente il flusso dei pazienti che si recano verso le Regioni ad alta attività per ricevere cure più adeguate.

Se negli anni il personale medico e il personale infermieristico sono diminuiti rispettivamente del 7% e del 5% a causa del blocco del turnover, ciò che oggi preoccupa di più è proprio la mancanza di medici e di infermieri.

Dopo l’introduzione nel 1997 del numero chiuso nella Facoltà di Medicina le classi dirigenti che si sono alternate al governo del Paese hanno compiuto gravissimi errori di programmazione del fabbisogno di medici e specialisti, necessari al nostro Sistema Sanitario Nazionale.

Oggi, in ogni parte d’Italia, mancano i medici di medicina generale e i pediatri. Non vi è un numero sufficiente di anestesisti, per cui le attività chirurgiche sono in affanno.

I Dipartimenti di Urgenza e Emergenza non hanno un numero adeguato di personale medico e infermieristico altamente specializzato, per cui il sistema dei Pronto Soccorso spesso va in tilt ed è preso d’assalto dai cittadini che, a volte, vi accedono senza un reale, urgente bisogno di intervento.

La rete del 118, nell’espletamento della sua delicatissima missione, incontra serie difficoltà, in quanto molte ambulanze sono prive di personale medico specializzato.

Le prestazioni poliambulatoriali non riescono a soddisfare i bisogni di salute dei cittadini sia per un insufficiente numero di specialisti convenzionati sia per la “medicina eccessivamente difensiva” dei medici di medicina generale. Pertanto, le liste d’attesa per ottenere le prestazioni ambulatoriali di diagnostica sono un vero e proprio scandalo e contraddicono apertamente il diritto alla salute dei cittadini, costringendoli a ricorrere alle prestazioni presso gli studi medici privati.

Per modificare questo scenario di gravissima criticità, cosa si può e si deve fare?

Noi Liberaldemocratici Italiani proponiamo che sia immediatamente abrogata la legge istitutiva del numero nella Facoltà di Medicina per medici e infermieri e che alle Università italiane, da subito, siano assicurati gli strumenti e le risorse necessari per formare il personale sanitario, di cui ha bisogno la sanità pubblica e privata accreditata.

Noi Liberaldemocratici Italiani chiediamo che venga elaborato un Nuovo Piano Nazionale Sanitario che miri a:

-superare le esorbitanti differenziazioni organizzative del servizio sanitario tra le singole Regioni;

-esigere la fattiva, efficace integrazione/collaborazione tra il comparto pubblico e il comparto privato accreditato del Servizio Sanitario;

-indicare un modello-tipo di organizzazione dell’Azienda Sanitaria Ospedaliera e dell’Azienda Sanitaria Territoriale, valido per tutte le Regioni;

-rafforzare le politiche legate alla prevenzione per assicurare alle popolazioni delle singole Regioni uguali livelli di salute e di benessere.

Noi Liberaldemocratici siamo impegnati seriamente a difesa di un Sistema Sanitario Nazionale Integrato tra pubblico e privato, che garantisca a ogni cittadino il pieno e tempestivo soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza nel rispetto del dettato costituzionale, che garantisce a tutti il diritto alla salute.

*Coordinatore Regionale Liberaldemocraticitaliani per la Puglia   

Autore

  • Redazione

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