Le recenti scelte del governo burkinabé segnano una svolta nella politica estera, tra sicurezza, indipendenza e nuove alleanze
Prima Parigi, poi L’Aja. Nelle ultime settimane, il governo del Burkina Faso ha compiuto due scelte decisive per ridefinire i rapporti internazionali, rafforzando una linea centrata su sovranità e rifiuto delle ingerenze esterne.
Il 26 giugno il Paese guidato da Ibrahim Traoré ha annunciato la rottura diplomatica con la Francia, chiudendo un processo avviato dopo i golpe del 2022.
A inizio luglio è stata confermata anche la procedura di uscita dalla giurisdizione della Corte internazionale di giustizia, insieme a Mali e Niger, partner nell’Alleanza degli Stati del Sahel.
Le decisioni sono motivate dalla volontà di respingere approcci ritenuti neocoloniali e riaffermare il principio di pari dignità tra Stati. Per Ouagadougou, la priorità resta la sicurezza interna e la lotta al terrorismo, che da anni destabilizza il Paese.
I rapporti con Parigi erano già deteriorati: nel 2023 il Burkina Faso aveva chiesto il ritiro delle truppe francesi e successivamente espulso diplomatici, mentre crescevano tensioni anche sul piano mediatico.
La rottura segna quindi l’esito di un progressivo distacco, inserito in una più ampia revisione della presenza francese in Africa occidentale.
Sul piano europeo, la scelta potrebbe incidere su aiuti e programmi in corso, anche se restano margini per relazioni pragmatiche con alcuni Paesi.
Più rilevante è l’impatto regionale: con Mali e Niger, Ouagadougou punta a rafforzare una cooperazione autonoma dopo l’uscita dall’Ecowas, costruendo un modello di sicurezza e sviluppo indipendente.
La nuova postura apre anche a una diversificazione delle alleanze, riducendo la dipendenza da un unico partner e ampliando i rapporti con altri attori internazionali.
Per Ouagadougou, la questione è soprattutto politica: riaffermare il diritto di decidere autonomamente e sottrarsi a meccanismi percepiti come sbilanciati.
La sfida sarà ora tradurre questa svolta in maggiore sicurezza e stabilità, dimostrando che sovranità e tutela della popolazione possono procedere insieme.





