
di Antonio Foccillo
Intorno al libro del generale Vannacci mi sembra però che si stia facendo una eccessiva pubblicità, che per quanto autorevole possa essere il generale comunque è un cittadino che esprime delle sue considerazioni che restano di un singolo cittadino.
Premesso che ognuno è giusto che esprima le sue idee, non vedo tutta l’attenzione che gli si sta rivolgendo. È solo perché è un generale? E che parla di politica, di società, di economia e di altro? Ieri sera ho assistito un po’ alla trasmissione su rete 4. Quello che mi ha colpito è perché nessuno gli ha fatto la domanda più ovvia: perché ha sentito il bisogno di scrivere questo libro? perché adesso?
È una critica all’attuale società e alle sue situazioni difficili? Non è un singolo generale che può intervenire. Certo può anche commentare criticamente ma allora si vuole candidare? Vuol fare politica? In democrazia se uno ha delle idee lo può fare impegnandosi in prima persona nell’agone politico e se raccoglie consenso può contribuire a cambiare le cose.
La domanda che sorge spontanea: se non fosse un generale ci sarebbe stato tutto questo clamore? Quanti libri vengono pubblicati, anche di autori importanti, che citano tante disfunzioni valoriali e denunciano la riduzione della democrazia oppure si interrogano sui misfatti della finanziarizzazione dell’economia con le conseguenti riduzioni delle tutele per i lavoratori e non vengono non dico analizzati ma neppure mai citati.
Ci vuole una nuova educazione alla partecipazione politica e alla partecipazione democratica. Evitiamo di cercare falsi miti o autorità di pensiero astratte. Mi pare che qualcuno abbia già fatto la rincorsa a collocarlo in un nuovo partito. E lui stesso ieri sera non ha escluso una nuova discesa in politica. Se è questo non mi sembra che sia necessario approfondire di più. Si è fatto una bella pubblicità.
Le mie idee non sono le sue, anche se alcune cose sono anche condivisibili e quindi gli faccio un in bocca al lupo.





