Probabile la ripresa del conflitto tra USA e Iran
Secondo quanto riportato da CBS News, che cita alti funzionari della difesa, il Pentagono si sta preparando a ritirare circa 5.000 soldati statunitensi dalla Germania, nell’ambito di una più ampia rivalutazione della presenza militare americana in Europa.
La decisione riflette la frustrazione del presidente Trump per quello che considera un allineamento limitato della NATO con gli obiettivi statunitensi nel confronto con l’Iran.
La decisione giunge nel mezzo di un recente scontro pubblico tra Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla politica nei confronti dell’Iran, con Merz che ha sostenuto che gli Stati Uniti non avessero una strategia coerente e ha suggerito che Washington fosse stata “umiliata” nei colloqui con i negoziatori iraniani, secondo quanto riportato da CBS News.
Trump ha replicato su Truth Social, definendo Merz “in torto” e accusandolo di interferire con gli sforzi statunitensi per contrastare le ambizioni nucleari dell’Iran, mentre Merz ha poi affermato di essere rimasto in buoni rapporti con il presidente, secondo quanto riportato da CBS News.
Secondo quanto riferito da alcuni funzionari, Trump avrebbe anche sollevato, sia in privato che in pubblico, la possibilità di ridurre il numero di truppe statunitensi in altri Paesi dell’Unione Europea, a fronte delle crescenti tensioni sulla ripartizione degli oneri e sulla strategia tra gli alleati.
Attualmente la Germania ospita oltre 36.000 soldati statunitensi in servizio attivo, oltre a migliaia di altri militari, il che la rende una delle più grandi presenze militari americane all’estero, secondo i dati del Dipartimento della Difesa citati da CBS News.
Tale presenza comprende importanti centri di comando come il Comando europeo degli Stati Uniti e il Comando africano degli Stati Uniti, nonché la base aerea di Ramstein, che funge da importante centro operativo.
Secondo quanto riportato da CBS News, alcuni dei soldati ritirati dalla Germania potrebbero essere successivamente riassegnati all’estero dopo il rientro negli Stati Uniti, nell’ambito di una strategia volta a dare priorità alla difesa nazionale e alla regione indo-pacifica.
Secondo quanto affermato dai funzionari, la riduzione delle truppe non dovrebbe influire sulle operazioni di evacuazione medica o di trattamento presso il Landstuhl Regional Medical Center, il più grande ospedale militare statunitense al di fuori degli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito da funzionari della difesa, la riduzione avrebbe comportato l’eliminazione di una brigata da combattimento e il trasferimento di un battaglione di artiglieria a lungo raggio che era stato programmato per essere schierato in Germania.
Secondo CBS News, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha affermato che le modifiche saranno implementate nell’arco di sei-dodici mesi, a seguito di una revisione della composizione delle forze armate e dei requisiti operativi.
All’inizio della settimana, Trump aveva segnalato che il numero di truppe in Germania era sotto esame, a seguito delle crescenti tensioni con Merz sulla strategia nei confronti dell’Iran e sul ruolo della NATO nel conflitto.
L’episodio mette in luce le tensioni più ampie tra l’amministrazione e gli alleati della NATO, molti dei quali si sono opposti a un coinvolgimento diretto in azioni militari statunitensi contro l’Iran, pur dovendo affrontare pressioni economiche legate all’interruzione dei flussi energetici.
Trump ha ripetutamente criticato la NATO, definendola eccessivamente dipendente dagli Stati Uniti, e da tempo spinge affinché gli alleati europei si assumano maggiori responsabilità per la sicurezza regionale, compresa la guerra in Ucraina.
Intanto il presidente USA rilancia su Cuba (“dopo l’Iran prenderemo il controllo dell’isola) mentre arrancano i negoziati con Teheran. E una soluzione che porti alla fine del conflitto rimane ancora non definita. L’Iran ha presentato, giovedì sera, una nuova proposta nelle mani dei mediatori pachistani. Un’offerta però che non ha soddisfatto la Casa Bianca.
Tanto da spingere, nelle ultime ore, Trump ad ammettere: “Francamente, forse è meglio non raggiungere alcun accordo”. E Teheran a non escludere, visto lo stallo nella diplomazia, la ripresa dei bombardamenti.
La riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz, la fine del blocco statunitense contro l’Iran e il rinvio dei colloqui sul nucleare. Sono questi i punti salienti dell’ultima proposta trasmessa dall’Iran agli Stati Uniti e sulla quale il presidente Donald Trump si è già detto “non soddisfatto”. I contenuti della nuova proposta di Teheran sono stati riportati alla Reuters e poi rilanciati da diversi media – da Iran International ad Haaretz – da un alto funzionario della Repubblica Islamica non meglio identificato. Nel nuovo testo presentato tramite i mediatori pakistani, l’Iran ha proposto anche di discutere le questioni relative al programma nucleare in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, dicendosi pronto a sedersi al tavolo dei colloqui a Islamabad all’inizio della prossima settimana, se Washington si mostrerà disponibile ad accettarlo.
Hossein Noushabadi, alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato all’agenzia di stampa Isna (Iranian Students News Agency) che l’Iran resisterà all'”America divoratrice del mondo. Il benessere, la prosperità e il progresso delle nazioni della regione” dipendono dal ritiro degli Stati Uniti dal Golfo, ha proseguito il direttore generale per gli affari parlamentari e legali del ministero. “Gli stranieri – ha aggiunto -hanno sempre guardato con avidità” a questa “risorsa” marittima strategica, che ha definito “parte dell’identità e della civiltà iraniana”, alludendo alla regione del Golfo.
In un riferimento storico, Noushabadi ha poi ricordato il “coraggio e sacrificio” del Paese nell’espellere “Portogallo, Paesi Bassi e Inghilterra” dal Golfo, promettendo che l’Iran resisterà ora alle “spedizioni militari dell’America divoratrice del mondo”.
Il figlio del presidente Masoud Pezeshkian ha detto che “Israele, Cina e Russia hanno tratto vantaggio dalla guerra in Iran. Dobbiamo prepararci al peggio – ha aggiunto – il destino dell’Iran è legato al destino della guerra”
Mohammad Jafar Asadi, vice capo del comando centrale delle Forze armate, Khatam al-Anbiya, citato dall’agenzia di stampa iraniana Fars ha affermato che “le forze armate sono pienamente preparate a qualsiasi nuova avventura o follia da parte degli americani. Le azioni e le dichiarazioni dei funzionari statunitensi sono principalmente dettate dai media e mirano, in primo luogo, a impedire un crollo dei prezzi del petrolio e, in secondo luogo, a tirarsi fuori dal pasticcio che hanno creato”.
Asadi ha avvertito che la ripresa del conflitto “è probabile”, alla luce dello stallo dei colloqui di pace e delle criticità del presidente Donald Trump sull’ultima proposta di Teheran.





