A cura di Agenzia Nova
Con il via libera definitivo di palazzo Madama il decreto Ucraina termina il suo iter parlamentare. Dopo il passaggio per il capo dello Stato, può entrare in vigore.
In entrambe le Camere il governo ha scelto di ricorre alla questione di fiducia. Questo è il quarto decreto dell’esecutivo Meloni contenente un pacchetto di misure legate all’emergenza per il protrarsi della crisi internazionale in Ucraina.
Altri ne arriveranno nel corso del 2026, ha chiarito ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari.
Il provvedimento, composto da tre articoli, detta disposizioni per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance.
Tra le principali novità, la proroga dell’autorizzazione a cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative ucraine, un’autorizzazione che consente al governo italiano di fornire supporto militare a Kiev, in deroga alla normale disciplina sull’esportazione di armamenti.
E ancora, il provvedimento prevede il rinnovo automatico – fino a marco 2027 -, su richiesta, dei permessi di soggiorno per protezione speciale per i cittadini ucraini in Italia prima del 24 febbraio 2022.
Si garantisce così la continuità allo status di protezione per chi è arrivato a seguito dell’invasione russa e si offre stabilità giuridica ai cittadini ucraini già presenti nel territorio nazionale, consentendo loro di restare legalmente e di mantenere accesso a diritti e servizi, in un quadro di tutela umanitaria.
Altro aspetto di rilievo riguarda la protezione dei giornalisti freelance che operano in zone di guerra o aree ad alto rischio di conflitto armato. Il testo prevede poi che gli editori committenti garantiscano obblighi di formazione e copertura assicurativa per i giornalisti inviati in contesti pericolosi.
Lo Stato, infine, offre un contributo pubblico sperimentale per il 2026, volto a coprire i costi assicurativi e formativi, con un importo complessivo massimo di 600.000 euro e un limite di 60.000 euro per singolo contributo.
Il passaggio definitivo al Senato non ha registrato episodi eclatanti.
Le opposizioni si sono schierate per il no.
Benché favorevoli al decreto, hanno negato la fiducia i senatori Marco Lombardo (Azione), che ha chiesto che Ucraina e Unione europea siano protagoniste del negoziato e che si acceleri l’ingresso di Kiev nell’Ue come garanzia di pace duratura; Enrico Borghi (Iv), che ha invocato un’etica della responsabilità: sostenere Kiev è necessario per difendere l’ordine europeo e impedire il collasso della sicurezza occidentale; Alessandro Alfieri (Pd), che ha sostenuto la necessità di una maggiore integrazione europea e cessione di sovranità per la pace contro nazionalismi e logiche bilaterali, criticando la subalternità del governo a Trump.
I senatori Peppe De Cristofaro (Avs) e Bruno Marton (M5s) hanno dichiarato un voto convintamente contrario al decreto: pur riconoscendo l’illegalità dell’invasione russa, Avs ha criticato la scelta di privilegiare la via militare fin dall’inizio, proponendo di puntare su cessate il fuoco, diplomazia e rilancio del diritto internazionale, contro la logica del riarmo permanente; il M5s ha accusato l’esecutivo di alimentare un conflitto ormai segnato, ignorando la carenza di uomini dell’Ucraina e criticando l’aumento delle spese militari a scapito di sanità e welfare.
Più movimentato, invece, l’esame da parte della Camera, dove il decreto ha generato la formazione di un insolito asse contrario, composto da frange della maggioranza (gli ex leghisti, ora appartenenti all’area di Vannacci), il Movimento cinque stelle e Alleanza verdi e sinistra.
In realtà, alla fine, gli esponenti del nuovo movimento politico del generale Vannacci (Futuro nazionale) sono stati protagonisti di uno strappo a metà: hanno votato la fiducia, ma hanno detto no al decreto, mantenendo il loro ordine del giorno che prevede lo stop delle armi a Kiev.





