Una riflessione sarebbe opportuna
Credo di essere stato tra i primi, tra noi che ci contattiamo abitualmente, a sollevare qualche dubbio sulla vittoria dei Sì.
Purtroppo la media dei sondaggi e l’aria che si respira nel Paese mi dicono che questa prospettiva non è del tutto irreale.
Ma non mi fascerei la testa prima di averla rotta. Prenderei invece atto di una serie, per me, di errori, fin qui fatti, nella campagna elettorale. Perché c’è ancora tempo per raddrizzarla.
Ci siamo fatti irretire in una sequela di stizzose risposte ad una campagna sul No che, con tutto il rispetto dovuto alla diversità di opinioni, è innegabile che si sia basata su tutto quello che si poteva offrire alla pancia degli italiani per esprimere dissenso. E qualche clamorosa menzogna.
Per essere coerenti con la richiesta di un Sì che riguarda un provvedimento di riforma della magistratura – provvedimento che era nell’aria da molti anni e sempre rinviato nella sua elaborazione – avremmo dovuto limitarci agli aspetti innovativi della riforma, respingere – lo spazio c’è in abbondanza – le illazioni sulla messa in discussione dell’autonomia della magistratura rispetto all’esecutivo e tutte le osservazioni “tecniche” fatte dal fronte del No, a partire da quelle sul sorteggio per la nomina dei CSM.
Ci siamo fatti invece trascinare nel dibattito “dell’assurdo”. E abbiamo risposto a provocazioni basate sul falso, sollevando critiche alla loro inconcludenza (sarà un NO contro Meloni e la sua maggioranza: non è vero, il risultato sarà ininfluente sulla sorte del Governo), alla loro inopportunità (sarà un No all’attacco al prestigio della Magistratura: non è vero ed è sbagliato andare su questa strada perché significherà, che in ogni caso, il 50% degli italiani sfiducerà la Magistratura), alla loro strumentalità (le etichettature di “tutti fascisti, mafiosi e delinquenti” quelli che voteranno Sì sono da regime dei soviet).
E tanto altro. Ci siamo cioè illusi che si potesse discutere su questo. È sbagliato. C’è chi ha deciso di girarla a caciara e innalzare la tensione sociale. È stata eccitata la piazza e contro la “forza bruta” la ragione non vale.
Ci siamo, di fatto, accompagnati agli errori fatti dalla maggioranza. E ci siamo messi da soli in difficoltà. Qualcuno specula su una confusione – che non esiste – scambiando strumentalmente il nostro SI per un appoggio alla maggioranza.
Avremmo dovuto, e lo abbiamo fatto poco e male, marcare la differenza profonda che c’è tra il votare il Sì su uno schema che ci ha fornito l’occasione per affrontare un problema di autonomia della Magistratura dalle correnti interne, ed il fatto che esso ci è stato proposto da una maggioranza che resta comunque distante dalle nostre idee politiche.
Perché la carenza di autonomia del potere giudiziario c’è, ma è verso la giustizia stessa, e viene da spinte al suo interno.
Quella che porta non tanto a giudizi sbagliati, non solo ad errori ripetuti e continui che pure ci sono (che vanno denunciati ma non sono il cuore del problema) ma soprattutto ad una esondazione di potere che finisce per controllare il potere dei Partiti, cioè la base stessa del potere legislativo. Potere quest’ultimo che da 30 anni vede la sua autonomia in forte condizionamento.
E l’esempio della caduta della prima Repubblica è solare: per come è avvenuta e per quello che c’è dietro e che in tanti hanno denunciato senza che si avesse il benché minimo sussulto.
Inoltre, ed è solo un accenno, c’è un errore che non si deve fare: bisogna avere rispetto per chi vota NO. Contestare le ragioni, cancellare inesattezze e menzogne non deve lasciare spazio a fare di ogni erba un fascio.
Noi siamo sinistra, vera e seria, e, dunque, abbiamo bisogno di marcare la differenza profonda rispetto ad altre culture nei rapporti sociali. Le etichette lasciamole ad altri.
E dobbiamo chiedere simpatie se non anche alleanze. Abbiamo, purtroppo, po’ lasciati soli quei riformisti del PD che hanno preso le distanze dall’impostazione del loro Partito: un coraggio che avrebbe dovuto noi premiare nell’interesse di una svolta nella vita politica italiana.
Bisogna esprimere di più una vicinanza ed una comunanza che sarebbero forieri, prospetticamente, di qualcosa più in là della stessa vittoria nel referendum.
Non lo abbiamo fatto. Ma abbiamo ancora quasi un mese. Una sterzata è augurabile. Una riflessione sarebbe opportuna.
È l’invito che faccio a tutti, a partire da me stesso.





