La radicalizzazione dello scontro appare senza limiti
Succede questo. Che la campagna referendaria abbia raggiunto il punto più basso della decenza mi sembra senza possibilità di replica.
Se persino Mattarella, quello che alle elezioni fu scherzosamente indicato come “Sono l’uomo grigio. Nella mia vita mi hanno notato talmente poco che nella foto della mia patente io sono quello dietro” e poi osannato perché “La prudenza come valore: con il suo stile ha salvato la patria da vaffa e populisti”, se persino questo prudente Mattarella si è mosso vuol dire che segnali di pericolo della tenuta stessa del rapporto tra istituzioni, tra partiti e anche tra cittadini hanno raggiunto livelli di guardia.
Vorrei spendere solo una parola sull’ultimo citato dei rapporti.
I social sono sicuramente uno specchio non esaustivo della realtà, ma aprono ampi squarci per capire. Ebbene, il dibattito che leggo su taluni social mi spaventa.
La radicalizzazione dello scontro appare senza limiti, ma non solo nella interpretazione, e nel giudizio, dei motivi che porteranno ciascuno di noi al voto (o, a quanto vedo, per alcuni all’astensione).
Vi è spesso il rifiuto assoluto di sentire cosa dice “l’altro”. E c’è invece l’immediata schedatura “a destra” o “a sinistra” dell’interlocutore. Sembra che la cosa più importante sia infatti classificare la posizione politica, non una discussione su un tema. Se sei con me hai ragione a prescindere. Altrimenti…
Un esempio che mi riguarda. Ho sostenuto che pensare di influenzare nell’immediato, con il voto referendario, la sorte del Governo è solo un sogno. Non mi sembra un parere ma un fatto.
Il voto è su un provvedimento, per quanto di eccezionale rilevanza, non sulla fiducia; il Governo ha dichiarato, in ogni caso, che non trarrà conseguenze dal risultato del voto; se anche questo fosse ampissimamente a sfavore delle sue tesi nessuno può costringerlo alle dimissioni; costituzionalmente nessuno – Mattarella compreso – può fare discendere dal voto conseguenze sull’esecutivo. Dunque questo non può essere tra le motivazioni della scelta del voto.
Mi sono beccato la patente di “destro”. E mi è anche andata bene, perché in altre occasione il “certificato di origine” fascista non mi è stato negato. E l’accusa di nascondere, perché mi vergogno, la mia “appartenenza”.
Aver posto sul tavolo un ABC della logica è essere destra: solo perché non corrisponde a quello che i “certificatori” pensano e credono. E non lo discutono: ti spingono fuori da ogni discussione. Ti scacciano. Non è, purtroppo, l’unico e né il più eclatante degli esempi che potrei fare. Sono uno che ha scritto fin troppo e dunque esposto più di altri.
Dunque, il processo, inizialmente tutto grillino che ho visto espandersi poi ad ogni livello della attuale opposizione, quello del bianco/nero, dalla parte giusta/dalla parte sbagliata, buono/cattivo, sinistro/destro, senza alcuna possibilità di mediazione ed interlocuzione, prosegue e si amplia.
Ne risentono la discussione ed il confronto che dal languire passano alla completa assenza. Ma ne risente soprattutto quel minimo di dignità che ciascuno di noi non può non richiamare.
Sì dignità.
Uno che non ti conosce o ti conosce poco, che non sa di una vita che hai vissuta, delle passioni che ti hanno guidato, delle scelte di militanza politica che hai trasformato in concreto impegno, delle responsabilità che ti sei preso, dei problemi che questo ha comportato a te ed alla tua famiglia, di qualche rinuncia ed anche di qualche rischio, l’ultimo arrivato si permette, di dare giudizi senza appello. E non trova la dignità di vergognarsi di questo suo baratro di umanità.
Sì, perché di questa dignità parlavo.
Non di chi viene colpito che, almeno per quanto mi riguarda, è talmente consapevole della sua vita che potrebbe mantenere assoluta serenità. E se non ci riesce e se qualche risposta, anche sopra le rughe, la dà è esclusivamente un grido al mondo: bisogna fermarsi, si è già oltre l’orlo di un precipizio.





