Home Politica Blocco navale e maxi espulsioni, una riflessione

Blocco navale e maxi espulsioni, una riflessione

0

Blocco navale e maxi espulsioni, il Colle davanti al bivio costituzionale soprattutto sul “blocco navale”


“Niente è davvero impossibile per chi è determinato”. Da Liegi, Giorgia Meloni ha rivendicato il nuovo disegno di legge sull’immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri. Il messaggio (tecnico) è chiaro: possibilità di blocco navale in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o di pressione migratoria eccezionale.

Tecnicamente significa interdizione dell’accesso alle acque territoriali fino a 30 giorni, prorogabili a 6 mesi, sanzioni fino a 50 mila euro e possibilità di condurre le imbarcazioni verso Paesi terzi. Qui si apre il primo problema giuridico. Il diritto del mare, a partire dalla Convenzione UNCLOS, impone obblighi di soccorso e di sbarco in un “porto sicuro”. Un blocco generalizzato rischia di entrare in tensione con l’articolo 10 della Costituzione, che recepisce le norme internazionali generalmente riconosciute.

Il secondo problema è interno. Nel 2023 gli sbarchi hanno superato quota 157 mila. I Cpr hanno una capienza effettiva di circa 1.400 posti. I rimpatri eseguiti sono stati poco più di 4.000 nel 2022 e circa 5.000 nel 2023. Il rapporto tra decreti di espulsione e rimpatri effettivi resta strutturalmente squilibrato. Ampliare i reati che comportano espulsione immediata, come maltrattamenti o violenza a pubblico ufficiale, è politicamente coerente agli obiettivi del governo in fase d’elezione. Senza però accordi di riammissione con i Paesi di origine, il provvedimento resta in larga parte sulla carta.

Il Quirinale dovrà valutare la compatibilità con i trattati e con i principi di proporzionalità e ragionevolezza. Non è un passaggio solo formale. Il Presidente può rinviare alle Camere una legge ritenuta in contrasto con obblighi costituzionali o internazionali. È già accaduto in passato su norme in materia di sicurezza.

La questione è tecnica prima che ideologica. Sovranità significa capacità di far eseguire le decisioni. Se i rimpatri restano al 3 o 4 per cento degli irregolari destinatari di decreto, il sistema non funziona. Se il blocco navale entra in collisione con il diritto internazionale, il contenzioso è assicurato.

La politica alza il livello dello scontro. Il diritto presenta il conto. Servono architetture normative che reggano alla prova dei fatti.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui