
L’economista Carlo Cottarelli ha lasciato il gruppo dem del Senato e ha annunciato che si dimette da senatore, motivando la sua scelta con il fatto che non si trova il linea con la neo segretaria Elly Schlein, la quale sta portando il partito troppo a sinistra.
Il 28 maggio 2018, in una situazione politica di stallo, a più di ottanta giorni dalle elezioni, Cottarelli era stato incaricato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un nuovo governo, incarico che Cottarelli aveva accettato con riserva (rimettendolo il 31 maggio).
Dal Pd se ne è andato anche Enrico Borghi, diventato senatore di Italia Viva.
Borghi ha motivato la sua uscita dicendo di sentirsi “a disagio” nel partito insieme alla Schlein.
Beppe Fioroni, uno dei fondatori del Pd, ha lasciato dopo aver ricevuto, come lui stesso ha detto, “avviso di sfratto”.
“Mi hanno sempre dipinto – ha asserito il senatore – con le valige in mano da quando sono andati via Rutelli e Bersani. Ho sempre detto che me ne sarei andato quando venivo cacciato. Ho letto un intervento di Schlein che diceva che a un evento «Bonaccini si accompagnava persino con Fioroni». In questo partito non mi sento più legittimo ospite, gradito, ma ho ricevuto l’avviso di sfratto. Lungi da me l’idea di impedire a Schlein di costruire un partito di sinistra”.
Ad andarsene è stato anche Andrea Marcucci, eletto nel 1992 nelle liste dal Partito Liberale Italiano, successivamente passato al Pd, partito per il quale ha rivestito vari incarichi, tra i quali quello di capogruppo al Senato dal 27 Marzo 2018 fino a Marzo 2021.
Se ne è andata anche l’europarlamentare Caterina Chinnici, figlia del magistrato Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983.
Caterina Chinnici è entrata nel partito di Silvio Berlusconi.
Ad andarsene dal Pd non sono parlamentari qualsiasi, ma, ognuno a modo suo, delle bandiere, dei simboli di aree politiche che non riescono più a stare in un partito ormai avviato sulla deriva woke, secondo gli schemi della sinistra radicale americana, ben rappresentata da Alexandria Ocasio-Cortez e ormai chiaramente attuatrice dell’agenda della Open Society di George Soros.
Lo ha reso esplicito Enrico Borghi, il quale ha detto di volersene andare dal Partito Democratico perché “è diventato la casa di una sinistra massimalista figlia della cancel culture americana che non fa sintesi e non dialoga”.
La domanda che sorge, e che alcuni osservatori delle dinamiche politiche si stanno ponendo, riguarda il motivo per il quale, dopo la cura Letta, che ha portato il Pd alla sconfitta elettorale, con un accanimento eutanasico assolutamente sorprendente, si sia messo in atto il giochetto delle elezioni con i gazebo dove bastava pagare pochi euro per iscriversi alle liste elettorali e votare, indipendentemente dall’essere tesserati al partito.
Non si è mai visto che un partito faccia decidere il suo segretario con modalità che, evidentemente, si prestano a qualsiasi invasione di campo.
La risposta non sta nell’impazzimento di una parte del Pd, ma nel fatto che la Schlein è l’espressione perfetta del distretto italiano di Paperopoli (Paperopoli’s discrict), ossia di quel capitalismo finanziario, in mano a pochi Paperoni, che vorrebbe comandare il mondo e che è stato sconfitto da eventi non controllabili.
Elly Schlein è la cartina di tornasole che il comunismo finanziario di Paperopoli ha perso e si arrocca nelle casematte della resistenza.
I segnali della sconfitta sono molti.
L’Unione Europea, il cui Parlamento vede centinaia di parlamentari nelle liste degli amici di Soros, sta freneticamente cercando di introdurre tutte le norme green, dettate da una centrale finanziaria americana e dalle logiche di Davos e di Soros, prima che le elezioni del prossimo anno interrompano una deriva che ci sta imponendo di diventare poveri, a piedi e senza casa. Siamo degli homeless potenziali grazie al socialista Frans Timmermans e ai suoi sodali.
Tuttavia, la fretta di attivare le politiche green sta avendo come risposta una crescente protesta dei cittadini e degli stati.
La guerra in Ucraina, sicuramente determinata dall’invasione russa, ma dovuta anche, come ormai ammettono gli analisti seri, alla politica Usa di accerchiamento di Mosca, non sta dando i risultati sperati.
Anche in questo caso, dietro le quinte, c’è un problema Soros.
Rinfreschiamoci la memoria con un articolo di Angela Manganaro, pubblicato dall’autorevole “Il Sole 24 Ore” il tre dicembre 2014, con il titolo: “Se Soros e la finanza scelgono il governo dell’Ucraina”.
Angela Manganaro scrive che “c’è un Paese che aspira all’Europa in cui volti e metodi della finanza modellano il governo che oggi incassa la fiducia del parlamento (288 voti a favore, 62 in più del quorum richiesto). È l’Ucraina, il Paese dove a inizio 2014, sempre un motivo economico, mediaticamente poco attraente – l’accordo di libero scambio con l’Ue osteggiato dall’allora presidente filorusso Yanukovich poi destituito – ha scatenato una rivolta”.
Angela Manganaro scrive che “il nuovo governo ucraino è deciso con metodo da multinazionale. Finanziatore è un guru mondiale dei mercati oggi filantropo; il criterio son le competenze non la nazionalità, vi sono infatti tre stranieri: un’americana, un georgiano e un lituano. Come ha riportato ieri il Sole 24 Ore.com, il governo nasce da un processo di head hunting, la selezione è stata fatta da due società di selezione di personale Pedersen & Partners e Korn Ferry che hanno individuato 185 potenziali candidati tra gli stranieri presenti a Kiev e tra i membri della comunità ucraina che lavorano in Canada, Stati Uniti e Regno Unito. Dopo i colloqui, i cacciatori di teste hanno ristretto la rosa a 24 candidati con i requisiti richiesti per lavorare nell’esecutivo da ministri o funzionari altamente qualificati. L’iniziativa è stata sostenuta dalla Fondazione Renaissence, network di consulenza politica finanziato dell’uomo d’affari americano George Soros […].
“Secondo il Kyiv Post, giornale che non è affatto ostile alle idee del magnate e a fine ottobre ha pubblicato un suo intervento Wake up (Svegliati, ndr), Europe!, Soros – scrive sempre Angela Manganaro – ha pagato 82.200 dollari per sostenere le due società coinvolte nella selezione di personale. Non sono notizie da sito complottista: lo scorso maggio lo stesso Soros ha detto a Fareed Zakaria di Cnn d’aver contribuito a rovesciare il regime filorusso per creare le condizioni di una democrazia filo-occidentale”.
E’ del tutto evidente che Soros gioca partite politiche tendenti a condizionare governi o, addirittura, a nominarli.
In Italia, dato che ormai le elezioni hanno consegnato il governo al centro destra, il gioco è appropriarsi dell’opposizione per impedire che il dialogo democratico avvenga su un terreno costruttivo, sia pure nella diversità di posizioni.
Le esternazioni della Schlein dimostrano che ha colto nel segno Fioroni. Il Pd è sempre più un partito simile a quello woke di Ocasio-Cortez.
E anche qui è utile ricordare che Soros condiziona, non solo per conto suo, ma per il gruppo dei magnati della finanza, la politica americana, sponsorizzando tutte le posizioni che sono rappresentate dalla sinistra woke, cancel culture, gender fluid, lgbtq+ e via discorrendo.
Un Pd “alla Schlein” non punta a dialogare con il governo di centro destra per bilanciare alcune leggi, ma a destabilizzare in continuazione il Paese, alzando il tono della polemica su questioni ideologiche che tentano di creare un punto di riferimento solido identitario capace di resistere al vento di Tramontana che si annuncia sull’Europa, dove è possibile che le cosiddette sinistre contigue ai vari Soros vengano mandate all’opposizione.
Schlein, pertanto, è la cartina di tornasole della sconfitta e della resistenza di un potere che ci ha trascinato sull’orlo del baratro con politiche che stanno uccidendo l’Occidente.





