“Non sono solo gli Stati Uniti ad essere importanti per l’Europa, è anche l’Europa ad essere importante per gli Stati Uniti”. Una frase semplice, senza effetti speciali. L’ha detto, oltre Meloni e Tajani, Ursula Von der Leyen. Credo sia lo snodo perché Trump abbandoni la sua tracotante posizione verso l’Europa e si possa iniziare a discutere.
Perché quella frase è molto più della guerra dei bottoni che si è scatenata: ed è incisiva più di quel “bazooka” invocato senza vere speranze di metterlo in pratica. Il veleno di quella frase sta nel fatto che, implicitamente, si affianca al rapporto “mercantile” tra le due sponde dell’atlantico (finalmente non più solo dazi) ed allo scambio di investimenti diretti, anche quello tra borse e soprattutto “monetario”. L’Europa è importante per gli USA significa che si intende guardare a tutte le forme di rapporto che sono in atto tra le due sponde dell’Atlantico. Se per il primo dei rapporti da me citati – il mercantile – la nostra dipendenza verso gli USA è abbastanza alto, sul secondo siamo in sostanziale parità e sull’ultimo forse noi in vantaggio. Quello che però va capito – certamente da Trump, ma ancora più certamente qui da noi – è che quando lo scontro diventa esistenziale non ci sono più scaramucce. E le indignazioni lasciano il tempo che trovano se non sono seguite da fatti. Se quella frase non è un’altra boutade, cambia ancora una volta il mondo.
Sentiamo cosa dice Lagarde circa il finanziamento dei debiti sovrani, guardiamo alle bolle speculative sull’AI che possono scoppiare, guardiamo ai debiti pubblici e quali mani li posseggono, guardiamo al valore del dollaro come moneta di riferimento, una certezza che traballa e il cui crollo porterebbe con se conseguenze incredibilmente importanti. Gli USA hanno debolezze intrinseche che non possono far stare loro – e nessuno – tranquilli se si inizia un gioco pesante: preoccuparsi solo della Cina e non di noi è sbagliato.
Il difetto di ogni ragionamento, il mio compreso, sta però in quel noi. Un noi che non c’è. Quando si gioca con un fuoco drammaticamente potente come può essere uno scontro su debiti pubblici e loro finanziamento, su valore della moneta e su moneta di riferimento o si è davvero un coacervo coeso – uno Stati Uniti di Europa vero – oppure si è destinati ad essere triturati. Perché il grande capitale speculativo non ha patria, non ha confini e non ha valori. E soprattutto non ha pietà. Aggredisce il più debole: e se capisce che stai perdendo, va dal e con il vincitore,
Prima di immaginare sfaceli, perché è quello che temo si stia facendo, cerchiamo almeno una volta di fare i conti con la realtà e con i rischi. Ed anche, perché no, con le opportunità. Che ci sono: ma se si ha intenzione di coglierle e non solo di agitarle. Le rodomontate bisogna accantonarle. Per chi governa e anche per chi fa opposizione nei diversi Paesi Europei.
I bluff sono destinati a durare lo spazio di qualche ora. Davos da qualche segnale. A questo gioco nessuno si ritira senza vedere. E si gioca “all in”.




