
Macron manda truppe in Groenlandia e tira la volata. Starmer lo segue ma con circospezione e Merz pure. Alcuni altri Paesi con 3 o 4 soldati: i Paesi Bassi un solo ufficiale della Marina reale, la Finlandia due militari di collegamento. Ma va bene così: è per “dare un segnale”. Ovviamente tutto accompagnato da grandi, ispirati, bellicosi discorsi. Perché il segnale sia chiaro.
Trump legge il segnale e se ne frega. Sui discorsi roboanti poi, è lui il maestro. Brutalmente predispone dazi per i Paesi che seguono l’esempio di Macron. Ma accade che: “Dialogo e diplomazia sono la strada giusta”, dice il premier groenlandese Nielsen, (la stessa dell’Italia) in pratica bocciando l’iniziativa. Le truppe tedesche tornano in patria, i “rinforzi” francesi non partono. Tutti, verdi di bile, promettono sfaceli contro gli USA… pardon contro Trump, come se fossero entità distinte.
Dunque basta! E’ giunta l’ora di utilizzare il bazooka economico contro Trump. E via nuovi ispirati bellicosi discorsi. Durano qualche ora. Poi: “i Paesi Ue hanno deciso, per ora, di non usare lo strumento anti-coercizione (Aci) in risposta alle minacce di Trump sui dazi in Groenlandia”. Su altre ritorsioni si vedrà. Accade che borse vadano a picco e la UE “intende riflettere”: anche Merz sostiene che è bene riparlare con Trump. E solo ora i governi europei capiscono che “c’è un salto di qualità nell’uso delle tariffe: non più solo uno strumento di pressione commerciale, ma una leva geopolitica con implicazioni territoriali.” Adesso? E lo scemo sarei io?
Per ora, la commedia del “non sense” si ferma qui. E, come vuole il non sense, non faccio critiche. Ho raccontato solo i fatti, con tanto amaro in bocca. Mi viene da pensare quale considerazione possa avere un farabutto come Trump su un qualcosa non ancora nato e che già merita un epitaffio. Secondo me penserà: “questi sbruffoni non contano assolutamente niente.”.
Capitolo a parte, l’ Italia. “Meloni venga a riferire in aula”. I capigruppo dell’opposizione fanno sapere di richiedere l’esame dell’atto di indirizzo con il quale il governo intende procedere in ambito Ue. Concordo: è giusto. Ma sento delle anticipazioni: vergogna non aver mandato anche noi “una decina di alpini”; ovvero “Meloni manifesta la propria inadeguatezza, confermando la totale subalternità al suo amico Trump” fino a “per Meloni l’Italia è il 51esimo Stato degli Usa”. E così non si discuterà di tutte le implicazioni della scelta contro i dazi di Trump, ma di tutt’altro.
Andiamo un po’ più dentro la notizia. “L’eventuale presenza in Groenlandia va discussa nella Nato”, (poi condivisa anche dal diretto interessato, premier groenlandese Nelson); affermazione accompagnata da “l’ipotesi di dazi è un errore. Non la condivido” con annessa telefonata a Trump. Questa è la posizione di Meloni. Meno male che anche “il Giornale” la critica. Non cambia nulla alla mia libertà di pensiero, ma mi da più serenità quando affermo che approvo invece questa una posizione politica. Perché chiede risposte chiare sull’operazione USA di distacco da tutti gli organismi internazionali, NATO compresa. Perché si mantiene disponibile ad operazioni unitarie non solo di livello mondiale, ma anche di dimensione autenticamente europea. Perché rifiuta iniziative da primogenitura di chi è in coma politico e per questo aumenta la frammentazione di iniziative europee. Perché dice un “non ci sto” a Trump senza omelie di accompagnamento.
“Ci saremmo aspettati una presa di posizione netta: la Groenlandia non si tocca, non si vende e non si compra”. Se non si dicono queste parole, e non altre, ed esattamente nella sequenza indicata, non va bene. Si è “schiavi”. Forse piace di più mandare qualche soldatino da ritirare al primo rimbrotto di Trump. Piace di più minacciare qualcosa sul commercio che si sa bene che non si realizzerà mai. Piace di più un “non ti permettere di…” a chi se ne frega e può permettersi di fregarsene e dunque, se vuole, si permetterà. Piace qualche epiteto ad uno che però non possiamo trattare da nemico sino a chiudere ogni rapporto. E se si pensa di si, si dicano le alternative.
Ma sono ormai anni che è l’immagine che conta. La sostanza è fatta per le cose serie: e sostanza significa responsabilità pesantissime e dunque…. Don Abbondio ed il suo ragionamento sul coraggio sono non solo nella nostra letteratura, ma nel DNA di molti. E le cose serie latitano.





