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La (s)guardia svizzera

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Dopo il Fantacalcio è arrivato il Fantadiritto diritto penale.

A Crans Montana è accaduta una grande tragedia, chi può negarlo.

Passano meno di venti giorni e, purtroppo, in Spagna ne vediamo un’altra.

Ma quella accaduta la notte di Capodanno si differenzia molto da quella andalusa.

Eh sì, tutto il giro dei Moretti fa pensare a connessioni pericolose, anche e soprattutto con le autorità svizzere e non solo a livello cantonale, non fatevi ingannare.

Il controspionaggio elvetico sicuramente sapeva tutto degli intrecci finanziari, assai poco chiari, tra il pregiudicato corso e gli autoctoni e taceva.

Poi la tragedia si è aggravata a causa delle deficienze palesate dagli inquirenti e qui il caso (se di caso si è trattato) non c’entra più.

Niente autopsie, salvo poi tornare parzialmente indietro aggravando così il dolore delle famiglie. A una povera famiglia italiana hanno restituito una salma “identificata tramite il DNA.” Con cellulare e documenti in tasca.

Solo questo basterebbe per definire gli inquirenti elvetici dei dilettanti allo sbaraglio. O peggio. O qualcos’altro.

Cinque giorni di tempo lasciati ai Moretti (e ai loro amici sia corsi che svizzeri) con la possibilità di inquinare le prove e preparare minuziosamente una narrativa concordata.

Oltre dieci giorni per “ritrovare” la cameriera colpevole di aver appiccato l’incendio, come dissi la sera dopo al Direttore che mi è testimone:

“Ora devono trovare la colpevole giusta tra i morti” e così è stato.

Molte voci hanno però protestato in quanto dal riscontro tra immagini della cameriera sui social (senza casco) e nella sera fatale (con casco integrale) i capelli non corrisponderebbero.

Mi limito ad osservare che l’identificazione non è stata per nulla commentata dagli inquirenti e, quindi, non si comprende come si possa esserne così sicuri, visto che il suddetto casco copriva integralmente la testa del soggetto.

In tutto questo caos, le autorità brancolano nel buio ma sono certissime che la persona identificata nelle foto corrisponda ad una cameriera francese.

Evidentemente non riescono ancora ad affibbiare la maschera di Guy Fawkes a qualcuno dei poveri morti, ma ci riusciranno. Oppure non faranno nulla e fra tre mesi ce ne saremo dimenticati. Loro ci contano.

Praticamente non si è ancora dimesso nessuno, neppure i Moretti verrebbe da dire.

Un “anonimo” benefattore (forse corso?) vuole pagare la sua cauzione.

E le autorità (?) elvetiche sembrano voler accettare la richiesta di anonimato per rispettare la privacy di questi galantuomini.

Anche i Moretti protestano la loro innocenza, come fanno tutti soggetti coinvolti nella tragedia Crans Montana.

Vabbè in Comune hanno dovuto ammettere di non aver fatto i controlli, ma cosa ci vogliamo fare. Nessun funzionario pubblico è stato arrestato come sarebbe accaduto in altri paesi.

Vorrei però smentire la validità di alcune narrazioni che cercano di far apparire questa tragedia come un’inevitabile fatalità dovuta alle inadempienze congiunte del clan Moretti e delle autorità (?) svizzere.

Proprio il fatto che l’uso delle mortifere stelline andasse avanti da tanti anni e che lo staff fosse consapevole della pericolosità della schiuma fonoassorbente può essere letto in altra maniera.

Lo sapevano tutti, anche eventuali malintenzionati.

Il gesto della ragazza, da alcune immagini, non appare casuale ma deliberato.

Le braccia sono estese al massimo, i polsi vicini come per concentrare la fiamma e, in video, la cosa dura abbastanza da far intendere una volontà precisa nella gestualità che ha provocato il disastro.

I soliti media mainstream (con pochissime eccezioni) stanno spingendo a tutta velocità affinché il tutto venga liquidato come una tragica leggerezza e basta, con gli svizzeri a far da intermezzo farsesco in un dramma foschissimo.

Non crediamo a questa banalizzazione.

Senza aderire ad alcuna teoria e senza credere ad alcuna cospirazione, riteniamo però che si sia ben lontani dall’aver fatto luce sui fatti.

Come scrive sempre il direttore Silvano Danesi e forti dei nostri studi in materia di diritto, non rinunciamo a fare domande scomode:

  • Su quali basi è stata identificata la cameriera, ormai con quasi certezza autrice materiale della strage. Se l’unica fonte fosse Jessica Moretti, imputata, stiamo freschi.
  • Chi era il personaggio travisato che l’ha portata sulle spalle? L’ottima Jessica Moretti, che ha affermato di sapere chi fosse la ragazza perché le era vicinissima, non è in grado di identificare anche chi fosse il ragazzo mascherato? Forse le converrà ricordarlo in seguito, quando i servizi di sicurezza avranno finalmente individuato un candidato credibile tra i morti, i quali, come tutti sanno, non possono essere interrogati.
  • Poteva un membro del personale essere talmente idiota da letteralmente tuffare due stelline accese, tenute vicinissime, dentro la schiuma? Al contrario, come attestano in molti, in varie precedenti occasioni proprio i camerieri erano intervenuti per limitare comportamenti pericolosi; quindi, ci dobbiamo affidare ad un’altra circostanza eccezionale e impossibile da provare, cioè un “deliberato” momento di follia.
  • Perché si sono lasciati cinque giorni liberi ai Moretti, cosa che esula da ogni procedura giudiziaria per il pericolo di inquinamento delle prove e di aggiustamenti della versione dei fatti da fornire agli inquirenti?
  • Possiamo davvero credere che le autorità centrali svizzere, in particolare il controspionaggio, non siano intervenute immediatamente, anche se in modo non palese, per cui queste sciocchezze da parte degli inquirenti locali appaiono ancora meno giustificabili? Ovvero sin troppo spiegabili proprio in un quadro di un deliberato inquinamento probatorio?
  • Poiché l’incendio si è sviluppato in tempi tali da consentire perfettamente la fuga dei due responsabili, se dolosamente consci dell’inferno che stavano scatenando, si stanno analizzando le immagini sotto questo profilo? Compito assai difficile, perché i travisamenti potrebbero nascondere due volti non significativi e, forse, già completamente alterati.

Non sono domande che sorgono nell’alveo delle teorie della cospirazione, ma normali quesiti in un procedimento giudiziario di questo spessore.

Anche per le possibili motivazioni non bisogna pensare a teorie astruse.

Si sta indagando su personaggi fondamentali della mafia corsa ritenuti collusi con i Moretti; quindi, l’ipotesi di una vendetta all’interno della criminalità organizzata non è da escludere.

Salvo che la caratura anche di organizzazioni potentissime delle mafie mondiali non è all’altezza di un atto del genere.

Ferire a morte l’immagine della Svizzera ha un costo e, probabilmente, anche un grande boss, la sua famiglia, tutti i suoi amici e i loro animali domestici, dopo un gesto del genere rischierebbero di finire come i nemici di Keyser Söze ne “I soliti sospetti.”

Ergo, se di colpevoli si tratta, si deve forse guardare ad organizzazioni sovranazionali molto potenti e in conflitto con gli elvetici.

Un atto, quindi, di guerra asimmetrica contro gli svizzeri voltagabbana che si starebbero riposizionando rispetto alle politiche precedentemente concordate.

Una questione di Famiglia, insomma.

Autore

  • Redazione

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