
Trentini e Burlò liberi, ma anche stavolta si fa indegna propaganda
I diritti umani iniziano dove finiscono terrorismo e dittature. C’è una notizia che dura poco. Dura il tempo di uno scroll.
Trentini e Burlò sono liberi. Tornano a casa. Vivi.
È una buona notizia. Dovrebbe bastare. Dovrebbe unire.
E invece no. Perché anche davanti a una liberazione, anche davanti a due persone che tornano a respirare aria di casa, il dibattito non parte dalla gioia. Parte dalla colpa. E la sentenza, per una parte del dibattito pubblico italiano, è sempre la stessa: colpevole l’Occidente.
Sempre.
Proviamo allora a rimettere in fila i fatti, senza slogan e senza riflessi ideologici.
I palestinesi sono repressi da Hamas. Chi vive a Gaza lo sa: dissenso punito, opposizione cancellata, libertà azzerate.
Gli ebrei sono stati uccisi e perseguitati da Hamas. Massacrati, rapiti, esibiti come trofei. E intorno, troppo spesso, applausi, giustificazioni, silenzi imbarazzati.
I venezuelani sono repressi dal regime di Maduro: arresti arbitrari, elezioni svuotate, paura come metodo di governo.
Gli iraniani sono repressi dagli ayatollah: donne picchiate per un velo, ragazzi impiccati per una protesta, internet spento quando la realtà diventa pericolosa.
Quattro storie diverse, un unico filo: terrorismo e dittature che opprimono milioni di persone.
Eppure, nel racconto dominante, tutto questo resta sullo sfondo. Perché il protagonista deve restare uno solo. L’Occidente.
In teoria i diritti umani sono universali. In pratica, nel dibattito italiano, funzionano a intermittenza. Si accendono quando servono a colpire il nemico ideologico giusto. Si spengono quando complicano la narrazione. Se viola i diritti una dittatura “sbagliata”, si fanno i distinguo. Se lo fa un gruppo terroristico “resistente”, si cercano le cause profonde. Se lo fa l’Occidente, allora sì: indignazione totale.
È qui che i diritti umani smettono di essere un principio e diventano uno strumento. Un conforto morale. Un modo elegante per sentirsi dalla parte giusta senza guardare la realtà in faccia.
In Italia i media seguono spesso un copione prevedibile: prima i pettegolezzi, poi l’amichettismo, poi i salotti che parlano dei pettegolezzi. Le periferie solo quando non disturbano. Le tragedie del mondo in fondo pagina. Le dittature lontane non fanno audience. Il terrorismo raccontato davvero non alberga nei talk show.
C’è una verità scomoda che nessuno ama ripetere: le tirannie non cadono perché violano i diritti umani. Non sono mai cadute per questo. Cadono quando il potere si spacca. O quando qualcuno, da dentro o da fuori, glielo spacca. Il resto è retorica. È conforto morale per coscienze occidentali che possono permettersi il lusso dell’astrazione.





