
di Paolo Raffone
Sono passati più di tre anni, per l’esattezza 42 mesi o 1277 giorni, nei quali i paesi europei vivono una crisi costante tra pandemie virali, migratorie, belliche ed energetiche. Un lungo periodo che coincide con quello dell’attuale leadership dell’Unione europea guidata dalla baronessa Ursula von der Leyen, che ha anche avuto l’ardire di auto ricandidarsi dimenticandosi le modalità non ortodosse con le quali è stata designata (da Macron, il presidente francese più disastroso dal tempo di Luigi XVIII). Un lungo periodo nel quale gli europei si sono affidati alla benevolenza della leadership americana dopo quattro anni di tempesta trumpiana.
Un lungo periodo nel quale c’è una costante: la leadership della NATO affidata nel 2014 al norvegese Jens Stoltenberg (figlio di cotanto padre già ben attovagliato a Washington) e prorogata di volta in volta fino al settembre 2024. Un uomo solo al “comando” per un ventennio! Meriti di buon servizio? Oppure, semplicemente far coincidere la sua sostituzione con la fine del ciclo di cui la Commissione Ursula è il vero pegno politico, strategico ed economico? Un lunghissimo periodo che iniziò con la “rivolta ucraina per la dignità”, trasformata da agenti occidentali in “Euro Maidan”, e che forse si chiuderà con un qualche accordo per fermare (“congelare” per esigenze elettorali americane) la guerra civile slava in Ucraina – una guerra civile interna all’Ucraina iniziata tra il 2008 e il 2014 che divenuta internazionale con l’intervento della Russia il 24 febbraio 2022 – che ha stravolto tutte le agende degli europei. In questo lunghissimo periodo gli europei hanno progressivamente perso rilevanza e controllo della situazione politica e militare come dimostra la tremenda intervista di Angela Merkel sugli accordi di Minsk rilasciata il 21 dicembre 2022: “Minsk era una beffa che serviva a guadagnare tempo perché gli ucraini si potessero riarmare”! Nel più recente periodo lungo 42 mesi gli europei si sono distinti per aver rinunciato a qualsiasi forma di autonomia politica e strategica, scegliendo l’appiattimento e la sudditanza verso gli Stati Uniti, la NATO e il G7 di cui più che membri sono semplici comparse. Il risultato sociale e politico è ben visibile per tutti: esplosioni di violenza etnico-sociale (come in Francia) e massiccio spostamento dell’umore dell’elettorato, ben manipolato dai media, verso leader della provvidenza tutti strutturalmente di destra, identitari o tecno-destri ma anche strutturalmente dotati di razzismo antisociale di vecchia ispirazione liberale. A breve sapremo delle elezioni spagnole dopo le dimissioni del premier socialista. Il governo olandese si è dimesso e si voterà nel prossimo autunno, intanto, in Germania la destra radicale di AfD è accreditata del 30% a livello nazionale. In Italia, la destra al governo è già una realtà. Tutto ciò avviene mentre le voci dei movimenti sociali e socialisti sono evaporate in echi inneggianti al wokismo, al gender, al trans qualcosa, per poi tentare un recupero sociale con l’ignobile pantomima del reddito minimo. Ma ci facciano il piacere, avrebbe chiosato Totò! Le sinistre tutte sono comunque supine alla narrazione dell’egemone americano. Oggi, l’attrattiva dei movimenti e organizzazioni sociali e dei partiti ispirati al socialismo è in rovinoso declino ovunque in Europa. Domande molto serie andrebbero poste a quei leader baby-boomer socialisti della terza via e del capitalismo dal volto umano e della globalizzazione! Come negli anni ’20 il progetto americano e britannico del continente europeo a tutta destra si ripete. Ma i nostri leader politici, ignari di storia e anche di politica, non se ne accorgono! Sveglia! E’ la terza volta in un secolo che noi europei facciamo questa fine con la volontà e l’istigazione di potenze extra-europee.
Il 2024 sarà un anno cruciale nel quale oltre ad importanti elezioni europee, statunitensi, forse ucraine e russe, si dovrà decidere che mondo vogliamo. Davanti a noi c’è un mondo diviso e sofferente, con guerre dimenticate ed altre esaltate, con condizioni climatiche preoccupanti e con regole del gioco sempre meno credibili e per lo più ignorate finanche da chi le propone. Ad esempio, la grande democrazia americana ha annunciato la fornitura di armi orribili all’Ucraina: la convenzione internazionale del 2008 che mette al bando le bombe a grappolo non è stata ratificata da Stati Uniti, Russia e Ucraina. L’Unione europea e i suoi 27 Stati hanno ratificato ma sono rimasti silenti, anzi abbiamo i valvassini italiani, da Crosetto (“i russi già le usano”) a Caracciolo (“significa che non gli forniscono gli F16”), che giustificano in diverso modo la decisione americana. Che vergogna! Ragionamenti che fanno rabbrividire. Sulla Corte Penale Internazionale dell’Aia dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza 3 non hanno aderito (Stati Uniti, Russia e Cina) così chiarendo a tutti che le regole internazionali si applicano a tutti tranne che alle grandi potenze. Non è serio! Le accuse di crimini di guerra a Putin diventano marziane! Quanto al magnifico piano di Davos – il Green Deal tanto caro ai social progressisti – si stanno vedendo i primi segnali che si tratti, come i critici sostenevano, di una scommessa tutta finanziaria che con “salvare il pianeta” ha poco o nulla a che fare. Al salvataggio dalla carbonizzazione del pianeta o della dipendenza delle forniture energetiche o di altri minerali essenziali il Green Deal sta come una fionda rispetto ad un razzo. Qualcuno si è chiesto quali sono le conseguenze degli incendi canadesi o delle attività belliche in Ucraina? Qualcuno si è accorto di cosa significa l’Anti Inflation Act americano? Il Green Deal è una sonora bufala che ha come obiettivo l’aggiustamento strutturale (structural adjustment) in Europa, molto caro ai capitalisti liberali sin dalla fine del XIX secolo. Per i neofiti, aggiustamento strutturale, tradotto gentilmente con il termine “riforme” (come quelle del MES o del PNRR), significa la trasformazione coatta della società e dei suoi surplus finanziari e soprattutto umani. Per essere ancor più chiari, il Green Deal significa che il capitale ha bisogno della compressione dei costi di produzione in “nome dell’ambiente” per mantenere costanti i profitti. Nella pratica spicciola significa che le forniture di materie prime si riducono (facendone crescere il prezzo, si veda ad esempio l’OPEC) e che quindi è il lavoro che deve costare di meno, in termini assoluti o complessivi. Ciò significa riduzione necessaria delle persone impiegate o salari più bassi per tutti i dipendenti. L’inflazione e i tassi manipolati dalla Banche Centrali rischiano addirittura di avviare una pesante recessione (lo vediamo già con l’esplosione dei costi alimentari e dei trasporti). Il surplus umano, dichiarato dal Capitale inservibile per difetti di capacità, non è affare del Capitale ma degli Stati. Macron lo ha capito benissimo distribuendo una sonora repressione sociale che pare si estenderà anche nel mondo digitale.
Due raggruppamenti di Stati si contrappongono sullo scacchiere mondiale: da un lato, il raggruppamento controllato dagli americani del G7, della NATO e del FMI che rappresenta circa 1 miliardo di persone; dall’altro, il resto del mondo, circa 7 miliardi di persone, che si aggrega volontariamente in chiara opposizione all’Occidente attorno al nucleo storico dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) ma anche nella struttura economica e di sicurezza SCO e nelle varie istituzioni economiche, commerciali e monetarie promosse dalla Cina, tra cui la più nota è la BRI (Belt and Road Initiative) il cui terminale terrestre è l’Europa. Rimane spiazzata la principale organizzazione di pace e sicurezza mondiale nata nel dopoguerra: la paralizzata e inefficiente ONU. Invece, in Europa c’è un’associazione di Stati (UE 27) che è stata risucchiata da Stati Uniti e NATO in una guerra armata, ma anche tecnologica e commerciale, contro la Russia e la Cina. Povera vecchia Europa orfana delle sue profittevoli colonie che le davano il manto imperiale, oggi resta con le conseguenze post-coloniali (immigrazione illegale e violente proteste nei ghetti dove ha “ospitato” i figli delle colonie). La vecchia Europa non capisce che, come nel 1919 e nel 1945, essa è il “premio” più importante della contesa mondiale. Oggi, il “premio” è conteso tra Stati Uniti, Russia e Cina. In tutto ciò, l’irrilevanza dell’Italia è conclamata. Mentre le potenze anglosassoni e l’UE al servile seguito cercano di corrompere con qualche spicciolo la leadership del Sud Africa, l’Italia è inesistente. La terza economia dell’UE è muta. Invece, il presidente italiano va in Sud America, sedici anni dopo l’ultima vista presidenziale, a fare “l’ambasciatore dell’UE” pro-Ursula per convincere i paesi del Mercosur sulla bontà europea (per ora, Uruguay, Argentina, Cile e Paraguay) forse dimenticando le posizioni assunte da Brasile, Colombia, Venezuela e finanche dall’Honduras su Cina e Russia. Una missione piena di retorica tra il serio e il faceto!
La classe dirigente in Europa e nell’UE ha fallito. Le promesse di pace e benessere sono state ampiamente tradite e vituperate. C’è urgente bisogno di un risveglio (non nella chiave woke degli pseudo sinistri) per riprendere in mano il nostro presente e soprattutto il nostro futuro. In quanto persona europea non ho alcuna voglia di diventare un “trofeo” o l’oggetto del “premio” delle grandi potenze, Stati Uniti, Russia e Cina. I sovranismi d’accatto per ora non sembrano avere alcuna strategia, essendosi azzerbinati al volere dell’egemone americano.
Credo che il primo passo sia di imporre la sovranità sulla moneta, cioè che la moneta europea, l’Euro, sia totalmente garantita dalla banca centrale (BCE). Oggi, abbiamo una garanzia minimale (100.000 euro) ma siamo completamente dipendenti dalle intenzioni politiche dietro il dollaro americano, cioè di Washington. Il denaro che abbiamo nel sistema bancario occidentale è nostro solo se il processo politico a cui quelle banche alla fine riferiscono o in cui esistono ci consente di accedere a questo denaro. Quando questa fiducia viene infranta, inizi a costruire i tuoi sistemi di pagamento e compensazione alternativi. Questo è quello che la Cina e gli altri BRICS stanno facendo. Inoltre, secondo la fonte del World Gold Council le riserve americane in oro – cioè un bene materiale a garanzia del dollaro – erano 95 tonnellate nel 1910, 21.828 nel 1945, ed oggi solo 8134 a fronte di un debito pubblico moltiplicato per molti fattori.
La Cina e gli altri BRICS hanno deciso (e nel summit di agosto in Sud Africa sarà ancor più chiaro) che i loro scambi commerciali avverranno in Renmimbi. L’euro-zona avrebbe la possibilità e la credibilità di presentarsi al mondo (come era al tempo dell’accordo JPCOA con l’Iran) per dare un’alternativa commerciale e monetaria sovrana. Così non è stato! Questo non significa l’eliminazione del dollaro, ma il “de-risking” dal dollaro.
Insomma, noi europei dobbiamo urgentemente riprendere controllo di noi stessi. Non esiste alcun motivo fondato perché l’Europa non possa essere sia atlantica sia globale con relazioni con il “resto del mondo” che non sono decise e controllate dagli Stati Uniti d’America per difendere solo i loro interessi.





