
Francesca Albanese ha chiesto ufficialmente alle Nazioni Unite di isolare gli Stati Uniti d’America. Una relatrice speciale, moltospeciale indubbiamente, che invita a cacciare chi versa 18 miliardi l’anno e copre il 22% del bilancio. Il cameriere che vuole buttare fuori l’unico cliente pagante.
E ora la ciliegina: Mohammad Hannoun, l’uomo che la introduceva dal palco come “nostra amatissima Francesca Albanese”, è stato arrestato per terrorismo. Accusato di aver dirottato 7,3 milioni di euro verso Hamas. Lei si difende: “Non chiedo il pedigree a chi mi chiede una foto”. Non era una foto, era un comizio.
Interrogata sulle polemiche, ha risposto: ‘Io faccio paura. Rappresento il cambiamento e il risveglio delle coscienze’. Savonarola non avrebbe saputo dirlo meglio.
Nel 2022 era una illustre sconosciuta. A promuoverla relatrice speciale ci ha pensato un Gruppo Consultivo dell’ONU guidato dal Sudafrica, lo stesso Paese che poi ha trascinato Israele alla Corte Internazionale di Giustizia. Il seggio riservato all’Europa dell’Est era convenientemente vacante.
C’è poi una valanga di circostanze pubbliche, mai smentite. Nel curriculum spiccano anni all’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. Il marito lavorava per il Ministero dell’Economia dell’Autorità Palestinese. Non risulta iscritta ad alcun Albo degli Avvocati, eppure il ruolo sembrava richiederlo. Conflitto di interessi? Nel modulo di candidatura ha barrato: nessuno.
Tre anni dopo si permette di “perdonare” sindaci dal palco, dare della “poco lucida” a Liliana Segre, definire l’assalto a una redazione giornalistica “un monito” per la stampa. Da sorella di Carneade a Savonarola in gonnella.
La parabola è impressionante. A Reggio Emilia umilia pubblicamente il sindaco Pd colpevole di aver menzionato gli ostaggi israeliani: “La perdono, ma mi prometta che non lo dice più”. Occhiolino alla folla, applausi scroscianti.
A La7 si alza e abbandona lo studio quando un ospite cita Liliana Segre. Poi spiega che la senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, avrebbe “un condizionamento emotivo che non la rende lucida”.
Dopo l’irruzione dei collettivi pro-Pal nella sede della Stampa, condanna la violenza ma aggiunge: “Sia un monito ai giornalisti per tornare a fare il loro lavoro”.
L’Occidente ha reagito. La Francia ha definito “scandalose” le sue dichiarazioni sul 7 ottobre. La Germania le ha giudicate “spaventose”. Gli Stati Uniti, per bocca dell’ambasciatrice all’ONU e dell’inviata contro l’antisemitismo, l’hanno dichiarata “inadatta al ruolo” e “profondamente antisemita”. Rubio l’ha sanzionata. L’Università Georgetown l’ha cancellata dall’elenco degli studiosi affiliati. Israele l’ha dichiarata persona non grata.
E l’Italia? Silenzio.
Nessun reclamo formale. Nessuna presa di distanza del governo. E la sinistra? Peggio ancora: cittadinanze onorarie a pioggia. Bologna, Reggio Emilia, Milano. Red carpet per chi insulta una sopravvissuta della Shoah e benedice la violenza contro i giornalisti.
Schlein tace. Conte tace. Solo qualche riformista isolato – Sensi, Picierno – si smarca con imbarazzo. Carlo Calenda ha sintetizzato: “Un’altra figura di cui la sinistra si dovrà vergognare. Come Salis, come Soumahoro”.
Qualcuno ricordi ai progressisti italiani: stanno conferendo cittadinanze onorarie a una persona che quattro governi alleati hanno pubblicamente sconfessato. Si presenta come indipendente, ma da cosa? Dalla realtà, evidentemente.
Savonarola predicava dal pulpito di San Marco, protetto dai potenti finché serviva. Sfidò il Papa e finì sul rogo, acceso dagli stessi fiorentini che lo avevano osannato. La Albanese predica dal pulpito dell’ONU, protetta dal blocco terzomondista e da una sinistra italiana che non ha il coraggio di sconfessarla. Ora sfida Washington.
Il rogo è già acceso: Georgetown, le sanzioni, le condanne europee. Basta solo aspettare che i suoi protettori italiani inizino a portarle la legna.





