
Le luci ed ombre dell’economia americana dicono quanto la narrazione dei fatti mossa da ideologie finisca per non far capire la realtà .
Luci ed ombre: non è vero che la politica economica di Trump abbia portato o stia portando l’America al disastro. Il 2025 si chiude benissimo con la borsa ai massimi, il PIL al + 4,3% nel solo terzo trimestre. La crescita è dovuta in gran parte ai consumi: dunque la distribuzione di ricchezza vi è stata. Il settore manifatturiero è cresciuto. Il debito commerciale è ridotto.
Chi profetizzava sciagure è stato smentito. Una maggioranza degli esperti aveva previsto effetti catastrofici dalle scelte economiche dell’attuale presidente, a partire da quella sui dazi. Nulla di tutto ciò si è avverato. Ma le ombre vi sono: l’aumento dei consumi riguarda il ceto medio-alto: gli altri piangono. Il debito delle “famiglie” è in aumento, il tasso di risparmio in diminuzione: e questo ormai ha una connotazione strutturale. Gli investimenti in AI vanno valutati con più attenzione. L’inflazione è sotto controllo ma alta. Per dicembre l’indice di fiducia nell’economia resta in territorio negativo, a quota -14, anche se a novembre era a -30.
Le elezioni di midterm ci diranno qualcosa in più. Mai come in questo caso le elezioni USA dipendono dai dati economici. Sarà immorale, ma è così. E Trump è un farabutto ma non è scemo
Queste luci ed ombre, se opportunamente apprezzate, servono anche a capire altre questioni: il rapporto con l’Europa, ad esempio. Il centro degli attuali dilemmi di politica internazionale di oggi si chiama Russia. E la matrice è quella economica e commerciale. Gli USA dispongono di asset infrastrutturali che consentono di lottare efficacemente sul mercato, anche nei confronti della Cina. Il ragionamento diventa più complesso se rapportato all’intero BRICS++, ma può ancora reggere.
Ma se tra i competitori si mette anche l’Europa la questione diventa tutt’altra. L’Europa è un mercato di 750 milioni di persone, più del doppio dell’intero mercato interno USA. Avrebbe potenzialità tecnologiche ampie, ha la possibilità di creare un aggancio con i mercati africani che da soli valgono quasi un miliardo di consumatori. Se all’Europa si toglie la popolazione (ed i mercati) del suo oriente legati alla Russia il confronto diventa più agevole. Se invece l’Europa diventa la terza potenza tra USA e BRICS, cioè diventa Europa politicamente, economicamente, strutturalmente soggetto unico, il contraccolpo sugli USA – Trump o non Trump – diventa pesante. Dunque meglio una Europa divisa e far crescere la Russia. E questo conviene anche alla Cina.
Facciamo una riflessione su tutto questo e riesaminiamo sia la vicenda Ucraina e sia le continue debolezze di un ceto dirigente dell’Europa che fa di tutto per restare divisi. Esempi ve ne sono a iosa: ultimo, il “tradimento” della Francia nei confronti della Germania sul debito verso l’Ucraina seguito a ruota dalla disponibilità di Macron a parlare direttamente con Putin, ricordando “improvvisamente” che è con lui che vanno fatti i conti. E con la soddisfazione di quest’ultimo per avere la possibilità di inserirsi nelle crepe, sempre più evidenti, della tenuta europea.
Smettiamola di domandarci se l’America ci è amica o meno: se per amica si intende il comodo rapporto sinora avuto (ottimamente sintetizzato da Meloni), meglio pensare ad altro. USA amico lo sarà solo se l’anti trumpismo assumerà connotazioni meno ideologizzate, meno “sentimentali” e più di concretezza. In caso contrario, se prevalesse il giudizio – certamente giusto – della difesa di valori, prepariamoci ad uno scontro senza precedenti. Che va dal riarmo accelerato, a maggiore esposizioni a crisi finanziarie, alla competizione economica dura e vera. Ma non solo con gli USA: anche con la Cina. Che ci ha già invaso, senza colpo ferire.
Qualcuno conosce le dimensioni della presenza azionaria cinese nelle società del comparto automobilistico? Entro il 2028, secondo il centro studi Quintegia, 9 marchi su 10 nel mercato automotive europeo potrebbero essere asiatici, con predominanza cinese. Con l’indotto già oggi sfuggitoci di mano. Auguri a chi pensa che vinceremo perché siamo i migliori avendo dalla nostra parte la storia, i diritti, la democrazia, la cultura…… Alle quali si può non rinunciare, ma solo se se ne valorizzano gli effetti. Le corone sul capo sono fuori moda da molto tempo.





