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UNIONE EUROPEA, IN MORTE DELLA LIBERTA’

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di Paola Bergamo

“L’ultima guerra contro l’Europa, come e perché fra Russia, Ucraina e NATO le vittime designate siamo noi”, edito da Il Cerchio per la collana I saggi di Domus Europa, è il titolo del libro uscito di recente a firma di Gaiani, giornalista bolognese, che si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra, direttore di Analisi Difesa, membro del SISM, già Consigliere per le Politiche di Sicurezza del Ministero dell’Interno.

Dopo aver letto Gaiani e nel seguire quotidianamente il susseguirsi degli avvenimenti, mi sono convinta che la decadenza dell’Europa, non è solo economica ma di civiltà.
Stiamo infatti assistendo in diretta a come la libertà e la democrazia stiano morendo proprio come aveva preconizzato Mario Bergamo, sulle cui tracce ho scritto il mio “Ritrovare i Sentieri dell’Europa” per Futura Libri.

Gaiani mette insieme tutta una serie di dati, storicamente incontrovertibili e, con grande capacità d’analisi e onestà intellettuale, elenca tutte le tessere del mosaico di questa “strana” guerra combattuta in suolo ucraino che sta modificando radicalmente gli assetti e gli equilibri del Vecchio Continente e del Mondo.
Se l’Ucraina è devastata dal conflitto, la Russia comunque vada sul campo,  a sua volta ne esce indebolita, ma certo è che l’Europa di nome UE, ha perduto il suo primato economico. Non essendosi mai impegnata nel costruire una propria soggettività politica, è rimasta mercatale e priva di autonomia strategica, lasciandosi rimorchiare dalla narrazione dei Dem Neocolonialisti Americani. In questo modo, autolesionisticamente, incurante della sofferenza indotta nella gente comune e nei ceti già sofferenti sin dalla pandemia di 5 anni fa, ha decretato la propria fine realizzando l’infausto auspicio, di fatto un pronostico, quel “Fuck the EU” – letteralmente “l’Europa si fotta!”, sfuggito dalle labbra di Victoria Nuland che nel 2014 era il massimo esponente americano per le relazioni con la UE.

I temi del libro di Gaiani indicano che l’Europa sta vivendo un momento cruciale e drammatico poiché a repentaglio non è solo l’economia ma la propria sicurezza.  A seguito delle sanzioni economiche alla Russia che si sono trasformate in un boomerang letale contro l’Europa, così come la ingente fornitura di armi all’Ucraina che ha svuotato i nostri arsenali contro ogni ragionevole prudenza, e la dipendenza energetica di cui soffre il Vecchio Continente, in un momento in cui si fantasticava un green deal con dismissioni di centrali nucleari e a carbone, si è innescata una crisi energetica e industriale di tal gravi proporzioni da catapultarci in una scellerata e drammatica fase di de-industrializzazione, pure sguarniti dal punto di vista difensivo.
Al di là se Putin sia davvero o meno in procinto di un attacco all’Europa, e vi sarebbe da chiedersi quale utile poi ne trarrebbe, come la propaganda quotidianamente propugna, vero è che la Russia, non è vero che sta perdendo sul campo come sostenuto da chi dice che combatta con  gli asinelli, risibile vulgata, o stia “pignorando” tutti i microchip dalle lavatrici delle proprie massaie per costruire armamenti: la verità è, come riportano tutti gli analisti degni di questo nome, Gaiani compreso,  che la Russia in tre mesi produce militarmente quello che tutto l’Occidente riesce a mala pena a produrre in un anno.

E se vi è una convergenza interessante tra Trump, Putin e Xi Jinping, di cui si dovrebbe profittare nel nome di un possibile riordino delle cose del mondo, appare inquietante quello che riguarda il Vecchio Continente, talmente mal incanutito da decretare, senza nemmeno che i più se ne rendano conto che non è sotto assedio solo la democrazia ma anche la libertà e questo non per l’attacco di un dittatore straniero ma da parte delle stesse Istituzioni Europee.

Si sta sempre più alzando un’asticella inquietante che ha preso avvio proprio in tempo di Covid con una sperimentazione sociale della limitazione della libertà delle persone nel nome dell’emergenza sanitaria. L’esperimento è poi proseguito in Canada con il Primo Ministro Trudeau allorquando decise di bloccare le carte di credito ai camionisti che scioperavano e che si ritrovarono privi persino della possibilità di un pasto e forse hanno rimpianto di non possedere nelle loro tasche del contante, simbolo di libertà.
Qualche mese fa in famosi giornaloni anche italiani sono apparse delle liste di “proscrizione” con la denuncia di nomi e cognomi di persone che non seguono il “pensiero unico” cioè persone che ancora credono nel pensiero critico e nella libertà di opinione che è sancita all’articolo 21 della nostra Costituzione ma anche all’Art. 10 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

La UE, per bocca dei suoi funzionari, conferma di difendere lo stato di diritto, la tutela della democrazia, della libertà e quindi di opporsi a chi erige la forza, un abuso, a strumento di dominio.
Allora lascia perplessi la piega propagandistica tout court che hanno preso i dibattiti sui fatti Russo- Ucraini, sulle cause del conflitto, sulle possibilità di una via diplomatica alla pace; lascia sgomenti che passo dopo passo, se non ci si piega alla propaganda, si è passibili di ritorsioni; lascia intimoriti quanto accaduto al Colonnello svizzero Jacques Baud, come riportato dal Direttore Silvano Danesi con il suo articolo, volutamente provocatorio, dal titolo  “L’Unione Europea è una dittatura stalinista”. Che Baud sia stato privato della libertà su decisione di un Organo non giudiziario ma esecutivo come il Consiglio dell’Unione Europea che ne ha decretato la morte civile è incredibile. Che sia stato privato delle proprie risorse economiche, della possibilità di viaggiare, di usare i propri fondi, per le opinioni espresse, pare rispondere alla stessa “ratio” con cui, qualche giorno fa, ci si voleva appropriare degli asset russi depositati in Belgio.
Tutto ciò incute paura e non può accadere nel silenzio di tutti noi e non dovrebbe lasciar silenti nemmeno le più alte cariche dello Stato che sono a garanzia proprio di dette libertà, avvallando di fatto, che una persona possa venir privata dei propri diritti senza un giusto processo.
Viene da chiedersi perciò, se noi si sia già in guerra senza che questa sia stata formalmente dichiarata e comunicataci e quindi si sia già precipitati,  per fatti concludenti, in quello stato d’eccezione che le guerre recano con sé, proprio come la sospensione delle prerogative di buona parte delle libertà sancite per Costituzione.
Domanda lecita, legittima e acuta che si è posta anche l’Ambasciatrice Elena Basile.

Così accade che persone tra loro molto diverse e che in questo articolo ho citato pensando alla mia assonanza di vedute con loro, finiscano tutte per fare la medesima riflessione, porsi la stessa domanda e cioè se la libertà non solo di espressione e opinione ma di ragionare stia venendo sanzionata e soppressa.
Perché allora le scelte paiono due: o bruchiamo in silenzio l’erba del recinto senza porci domande o, se ci si azzarda a chiedersi se l’erba non sia per caso velenosa, si rischia l’evaporazione, concetto che Orwell nel suo splendido “1984”, aveva pronosticato quanto a manipolazione della storia e della realtà.

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  • Redazione

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