Home Politica estera COME GLI USA HANNO COLPITO L’ISIS IN SIRIA

COME GLI USA HANNO COLPITO L’ISIS IN SIRIA

0

Hawkeye Strike: come gli Stati Uniti hanno colpito l’Isis in Siria con fuoco di precisione, droni e artiglieria

L’operazione Hawkeye Strike segna una delle più robuste offensive anti-Isis condotte dagli Stati Uniti negli ultimi mesi in Siria centrale. A guidarla è stato il United States Central Command (Centcom), che ha coordinato un’azione combinata aria-terra contro oltre 70 obiettivi jihadisti, impiegando più di 100 munizioni di precisione in una finestra temporale ristretta, pensata per paralizzare le capacità di comando e movimento dello Stato Islamico.

Il teatro operativo è quello del deserto siriano, un ambiente che favorisce la guerriglia mobile, i depositi occultati e l’uso crescente di droni artigianali. Proprio una cellula specializzata in UAV, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sarebbe stata neutralizzata durante i raid, insieme ad almeno altri quattro miliziani, incluso un leader operativo.

Sul piano tecnico, Hawkeye Strike ha visto l’impiego di caccia F-15E Strike Eagle e F-16, utilizzati per attacchi di precisione su infrastrutture fisse e semi-mobili, supportati da elicotteri d’attacco AH-64 Apache per la ricognizione armata e l’ingaggio ravvicinato. A terra, l’artiglieria statunitense ha schierato obici M777 da 155 mm, fondamentali per saturare aree logistiche e bloccare eventuali tentativi di dispersione dopo i primi strike aerei.

Il munizionamento utilizzato riflette la dottrina americana di superiorità tecnologica: JDAM guidate GPS per colpire depositi e centri di comando con elevata accuratezza, missili AGM-114 Hellfire contro veicoli e postazioni fortificate, e fuoco d’artiglieria per la negazione dell’area. Non conta solo la quantità, ma la sequenza: colpi rapidi, concatenati, che riducono al minimo la capacità di reazione del nemico.

L’operazione arriva come risposta diretta all’attacco del 13 dicembre nei pressi di Palmira, costato la vita a tre militari americani. Per il segretario alla Difesa Pete Hegseth, l’obiettivo è “eliminare combattenti, infrastrutture e depositi di armi”. Più netto il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, che ha parlato di un’azione indispensabile per impedire all’Isis di ispirare nuovi attentati contro gli Stati Uniti e i partner regionali.

In questo quadro si inserisce anche il supporto della Giordania, che con i suoi aerei da combattimento rafforza la dimensione regionale dell’offensiva. Il messaggio strategico è chiaro: l’Isis non controlla più territori, ma resta un bersaglio militare prioritario. E nel deserto siriano, oggi, la differenza la fanno sensori, coordinate GPS e una potenza di fuoco calibrata al secondo.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui