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UCRAINA, L’IDEA DELLA MELONI SI FA STRADA VERSO LA PACE

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L’idea di Giorgia Meloni si fa strada nel processo di pace riguardante il conflitto tra Kiev e Mosca.

L’Ucraina, secondo quanto riporta il Financial Times, è pronta a rinunciare alle richieste di adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza degli Stati Uniti e dell’Europa.

Ad annunciarlo è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a poche ore dall’incontro a Berlino con gli inviati di Donald Trump, durante una conversazione su WhatsApp con il Financial Times insieme ad altre testate.

Zelensky ha ammesso che è improbabile che l’Ucraina entri a far parte della Nato, ma ha anche ricordato che Kiev ha ancora bisogno di garanzie simili alla clausola dell’articolo 5 della Nato sulla protezione reciproca per qualsiasi membro sotto attacco. “Stiamo parlando di garanzie di sicurezza bilaterali tra l’Ucraina e gli Stati Uniti, ovvero garanzie simili all’articolo 5”, ha spiegato, “nonché garanzie di sicurezza dai nostri partner europei e di altri paesi come il Canada, il Giappone e altri”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Berlino dove è in programma la riunione con la la squadra negoziale americana.

“Abbiamo in programma – ha detto Zelensky – un incontro con la squadra negoziale americana e ci stiamo concentrando su come garantire in modo affidabile la sicurezza per l’Ucraina, in modo che l’esperienza del Memorandum di Budapest e dell’invasione russa non si ripeta mai più. Contiamo su negoziati costruttivi”.

Questo, ha tenuto a sottolineare, “è già un compromesso per quanto ci riguarda”. Zelensky ha poi spiegato che l’Ucraina non ha ancora ricevuto una risposta da Washington alle proposte riviste inviate all’inizio di questa settimana, dopo le consultazioni con i leader europei.

La strada per la pace in Ucraina, pertanto, resta impervia, ma qualcosa sembra muoversi sul fronte delle garanzie di sicurezza per Kiev, che gli Stati Uniti ora sarebbero disposti a fornire in modo vincolante.

Donald Trump ha inviato Steve Witkoff a Berlino per nuovi colloqui con Volodymyr Zelensky e gli europei, che avranno il momento clou in una riunione dei leader in programma oggi sempre nella capitale tedesca.

Di “progressi significativi” sul fronte delle garanzie di sicurezza ha parlato un alto funzionario statunitense citato dal solitamente ben informato Axios. In base a questa ricostruzione l’amministrazione Trump è disposta a fornire all’Ucraina una garanzia basata sull’articolo 5 della Nato, che sarebbe approvata dal Congresso e quindi giuridicamente vincolante. “Non un assegno in bianco a Kiev, ma comunque un impegno sufficientemente solido”, ha affermato la fonte americana. Le cancellerie europee concordano sul fatto che garanzie di sicurezza vere per l’Ucraina necessitino di un impegno messo nero su bianco anche dagli Stati Uniti.

Witkoff è volato a Berlino assieme a Jared Koushner, che finora ha preso parte a tutti i colloqui più importanti, incluso quello al Cremlino con Vladimir Putin.

Entrambi “credono che ci possa essere una possibilità di pace e il presidente si fida di loro”, ha affermato un secondo funzionario della Casa Bianca.

I colloqui tra alleati del fine settimana fungono da apripista al vertice di oggi a Berlino, presieduto da Friedrich Merz, a cui parteciperanno numerosi capi di Stato e di governo europei, inclusa Giorgia Meloni, ed vertici dell’Ue e della Nato, oltre a Zelensky e ai rappresentanti americani.

Un’intesa tra americani ed europei, con il conseguente benestare degli ucraini, sul nodo delle garanzie, consentirebbe di passare alla seconda e più difficile fase del negoziato, quella dei territori, su cui le posizioni tra le due parti in conflitto appaiono ancora inconciliabili.

Mosca reclama ancora la totalità del Donbass, spalleggiata da Washington, che chiede agli ucraini di ritirarsi dalle zone ancora sotto il loro controllo per creare una zona economica libera smilitarizzata.

In cambio, l’esercito russo si ritirerebbe dalle aree (molto limitate) conquistate nelle regioni di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk, mantenendo i territori nel Kherson e a Zaporizhzhia.

Al momento la posizione ufficiale ucraina è il rifiuto delle condizioni russe sui territori, ma Zelensky ha di fatto ammorbidito la sua posizione, dicendosi disposto a sottoporre la questione ai propri connazionali con un referendum. Un’opzione che, sempre secondo fonti dell’amministrazione Trump, sarebbe sostenuta dagli americani ed anche dagli europei. Anche se, si sottolinea, organizzare un voto del genere nelle attuali circostanze sarebbe estremamente impegnativo.

C’è poi da capire quale potrà essere il futuro europeo di Kiev. Secondo un alto funzionario francese l’adesione all’Ue già nel 2027 era stata presa in considerazione nel piano di pace americano, ma questa tempistica relativamente breve potrebbe essere contestata da alcuni Stati membri.

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