
Alla fiera “Più libri più liberi 2025” a Roma si sono verificate proteste significative contro la presenza della casa editrice “Passaggio al Bosco”, accusata di diffondere contenuti neofascisti. Stand coperti con teli, cori e canti antifascisti, l’appello di 80 autori.
Una manifestazione di dissenso di grande spessore democratico nelle forme di protesta. Si contesta che “Passaggio al Bosco” pubblichi testi che esaltano figure e ideologie del nazifascismo e dell’antisemitismo. Per quanto fermo, emerge il carattere di un dissenso in regime di libertà. Da rispettare profondamente.
Queste proteste mostrano come la fiera romana, tradizionalmente dedicata all’editoria indipendente, sia diventata un luogo di confronto politico e culturale. Ben venga ogni occasione di dibattito politico vero: ce ne è bisogno. Ma la tensione riflette il dibattito più ampio in Italia sul ruolo della memoria storica.
Per questo nutro dubbi sulla opportunità di questa protesta, se resta fine a se stessa o, meglio, ho dubbi sulla limitata rivendicazione che ne è stata la motivazione: editori e autori hanno scelto di difendere la fiera come spazio di libertà e democrazia poiché “la fiera deve essere uno spazio antifascista, dove non si legittimano ideologie fondate sull’odio e sulla discriminazione”. Ripeto: ho molti dubbi che questa sia la strada giusta.
Io penso che si possa essere antifascista anche informandosi sui loro estimatori. Il catalogo di “Passaggio al Bosco” include autori e riferimenti a D’Annunzio, Nietzsche, Tolkien e soprattutto Ernst Jünger, oltre a saggi che celebrano esperienze e personaggi del cosiddetto “pantheon nazifascista”.
Credo che la valenza di alcuni di questi nomi sia fuori discussione. Se dunque, oltre a cantare “Bella ciao”, si riuscisse a rispondere alle esperienze e giudizi da essi esposti con un dibattito all’altezza della necessità – per l’Italia, come ha già fatto la Germania – di fare i conti con il proprio passato, l’antifascismo ne uscirebbe vittorioso.
E se alcuni giudizi, per esempio quello su Junker, dovessero essere rivisti sarebbe un contributo importante alle verità di una storia che ha segnato la generazione che ha preceduto la nostra ma che ancora segna quelle di oggi. Ed è ancora attuale. E va capita sempre meglio.
Perché, nell’avanzare delle destre in Europa, va nettamente separata il richiamo al conservatorismo ed al liberalismo dal rischio di neonazismo o neofascismo. E’ l’elemento di base per sconfiggere il pericolo di un estremismo che l’espandersi del mito del dittatore rende concreto.





