Tutta la stampa ed i canali di informazione “istituzionali” esprimono, grosso modo unanimemente, il seguente giudizio sul voto regionale: status quo confermato.
Non c’è stata la spallata della sinistra, non c’è stato in avanzamento del centro-destra. Il Paese di fatto è “bloccato”.
Mi riferisco ovviamente all’informazione non esplicitamente schierata e decisa a mantenere un pizzico di autonomia. Delle favole credo sia giusto non tenere conto.
Dunque la assoluta staticità. Mi permetto di dissentire.
All’interno degli schieramenti si sono verificate conferme e novità che non possono essere sottovalutate. Il rapporto tra PD e M5S, il rapporto tra FdI e Lega vede tensioni e motivi di riflessione che sarebbe ingiusto non esaminare.
Sul piano più generale, concordo con chi dice che non può guardarsi solo alle tre Regioni interessate alle elezioni: che comunque confermano politicamente la posizione nel bipolarismo che avevano prima delle elezioni e, di conseguenza, guardando al “3 a 3” delle ultime elezioni, verificato che se vince chi doveva vincere, se perde chi doveva perdere, se delude chi doveva deludere, se in definitiva prevale l’esistente, vi sono due interrogativi da sciogliere.
Per il centro destra: se è terminata la “spinta” che l’ha portata ad avere il successo elettorale alle politiche, ma soprattutto la forza del la novità assoluta nella storia politica di forze di governo che mantengono – ed anzi incrementano – il loro gradimento da parte degli elettori.
.Per la sinistra: se limitarsi a difendere lo status quo è davvero il modo migliore per provare a vincere le prossime elezioni. E c’è, prepotente, il problema della leader-ship nel “campo largo”.
Status quo confermato? Non so perché, nessuna analisi razionale lo dimostra, ma io sento che qualcosa si è messo in moto.




