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L’ASTENSIONISMO NON È SOLO SFIDUCIA E MASSIFICAZIONE

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Le elezioni regionali di domenica e lunedì hanno messo a nudo un fenomeno, quello dell’astensionismo, che ormai ha raggiunto livelli di guardia e che non è da ascrivere solamente alla percezione, peraltro corretta, che molte decisioni sono prese sulla testa del cittadino da chi non è eletto e risponde a interessi che ben poco hanno a che fare con quelli del popolo.

La crisi dell’Unione Europea ha messo in chiaro che un conglomerato di burocrati, guidato da una Commissione fatta di funzionari, al cui vertice c’è una funzionaria, tenta ogni giorno di farsi percepire, con la connivenza della stampa debitamente foraggiata, come un Governo di uno Stato che non c’è e che comunque condiziona la vita di Stati, di cittadini, con provvedimenti determinati da linee politiche dettate dalla finanza globalista e dalle multinazionali.

Se vado a votare e poi chi mi dice quel che devo fare e come devo vivere è qualcuno che prende ordini da chi non è stato votato, ossia, se il popolo non è sovrano, che vado a votare a fare?

C’è sicuramente sfiducia che, nelle parole del popolo, si traduce nella frase: “Tanto fanno quello che vogliono”.

Quando (e non solo in Italia) la magistratura deborda dalle sue competenze e si erge a legislatore e a custode di uno Stato etico ideologico, al cittadino, che si sente sempre più impotente, vien da dire: “Ma cosa voto a fare? Tanto comanda qualcun altro”.

C’è sicuramente tutto questo e c’è anche la montagna di menzogne regolarmente messe in campo da un mondo mediatico in gran parte comperato che spara non notizie, ma propaganda e, soprattutto, propaganda del terrore, della paura.

E qui arriviamo a lambire quella che, probabilmente, è la vera causa dell’astensionismo, la malattia sociale che deriva dalla massificazione del cittadino, perpetuata da anni al fine di ridurre gli individui e le classi sociali in una massa informe e amorfa.

Quelli del World Economic Forum ce l’hanno anche detto senza mezzi termini: “Dovete essere nullatenenti e felici”. Tutto ciò che dava sicurezza viene falciato: posto di lavoro, casa, automobile, welfare.

Ora arriva l’invito a riarmarsi e ad apprestarsi a morire, non per la Patria, per un ideale, ma per le fandonie di una propaganda dei neocon che vogliono comandare il mondo.

Da tutto questo, e altro, deriva una stanchezza, una sorta di rassegnazione. Dicano quel che vogliono, tanto sono solo menzogne. Facciano quel che vogliono, tanto lo fanno anche se votiamo chi li vorrebbe mandare a casa.

Prendo da Roberto Assagioli la seguente citazione: “Durante la seconda guerra mondiale, Franklin Roosvelt proclamò al mondo le Quattro Grandi Libertà: libertà di espressione; libertà religiosa; liberazione dal bisogno; liberazione dalla paura. L’ultima, la liberazione dalla paura, è fondamentale, poiché soltanto chi si è liberato dalla paura è veramente libero”.

In questi anni la strategia mediatica della paura è arrivata ai massimi livelli di sopportabilità: chi non si vaccina muore e fa morire, la bomba atomica, la Russia che ci invade, il cambio climatico che porterà disastri immani, la Terra distrutta dalla Co2. Propaganda demotivante, angosciante, massificante, inducente rassegnazione.

C’è una medicina: la libertà, che è la base fondamentale di qualsiasi azione umana, individuale, sociale, politica. Il paradosso è che per liberarsi dalla paura è necessario esercitare la libertà, ma la libertà fa paura.

Roberto Assagioli, nel suo saggio sullo sviluppo trans personale, afferma che la libertà “implica impegno, auto-dominio, coraggio” e che “il prezzo della libertà è una continua vigilanza”, in quanto la libertà “va riconquistata o salvaguardata ogni giorno”. [i]

La libertà implica partecipazione, coraggio di andare contro corrente, di mandare al diavolo chi ti vuole intruppare. La libertà implica la fatica dell’uso dello spirito critico. La libertà implica non farsi avviluppare dalla propaganda massificante che lavora sulle emozioni e svilupparsi, ossia togliersi dal viluppo, usando la ragione.

Chiunque intenda riportare i cittadini al voto deve, anzitutto combattere la psycological operation, in atto da anni, che avviluppa le persone con continue sollecitazioni emotive e elimina ogni esame di realtà.

Per portare le persone alle urne elettorali è necessario toglierle dalle urne mediatiche che hanno come destinazione le fosse.

 

[i] Roberto Assagioli, Lo sviluppo trans personale, Astrolabio

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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